La rivolta dei tassisti.

Taxi in rivolta contro la liberalizzazione delle licenze prevista del decreto competitività del ministro Pierluigi Bersani. La protesta ha assunto forme inaccettabili per la convivenza civile: ripetute interruzioni di un servizio pubblico (uno sciopero selvaggio senza preavviso) hanno generato un insopportabile traffico dentro e fuori le maggiori città italiane.
La preoccupazione derivante dalle nuove liberalizzazioni riguarda le nuove licenze: i tassisti vedono, da un giorno all’altro, diminuire il valore di mercato delle loro licenze (oltre che una diminuzione dei ricavi per l’aumentata concorrenza). Inoltre, se i comuni assegneranno le nuove licenze a titolo oneroso, magari a 100′000 euro l’una, sarà difficile pensare di aprire il mercato ai giovani; si rischia, anzi, di dare in mano a società di capitali tutto il mercato del trasporto privato.

Occorre, secondo me, per evitare un vero e proprio esproprio patrimoniale ai tassisti, prevedere un piano di ammortamento pluriennale che consenta, a chi ha pagato per avere una licenza, il rientro della quota versata. Il governo, in effetti, ha fornito ai comuni, con il decreto, un’arma per poter tentare di offrire, a chi oggi ha una licenza, la possibilità di espandersi ulteriormente e, nel contempo, favorire l’entrata nel mercato dei giovani con la formazione di un fondo per i finanziamenti. Lo strumento non sarà il migliore ma è uno strumento che vale la pena di provare. Se gli enti locali non sapranno nemmeno gestire l’aumento delle licenze sarà difficilissimo tentare l’introduzione di forme di liberalizzazione più complesse ed articolate.
Interessante, poi, è la proposta che fu formulata dall’economista Franco Romani: offrire una licenza, gratuitamente, a chi ne possiede già una. Si riuscirebbe così ad aumentare l’offerta, a fare un passo avanti verso la liberalizzazione e a non far sentire i tassisti espropriati di un bene acquisito con enormi sacrifici.

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