
L’aviazione israeliana continua a bombardare il Libano. Oramai è guerra: l’aeroporto di Beirut è stato attaccato così come sono stati bombardati i quartieri di Gisr al Matar, Moawwad e Ghobeiry. Le avvisaglie c’erano tutte. Israele ha deciso di mostrare i muscoli e di difendere (giustamente) il proprio territorio. Prima Hamas con i missili e poi i soldati rapiti: un susseguirsi di atti di prevaricazione che ha condotto alla situazione attuale. Qualcuno può pensare che quella degli israeliani sia una reazione spropositata, ma, secondo me, non è così. Nel momento in cui l’Hezbollah, appoggiato dall’Iran, intraprende un’azione terroristica contro uno stato sovrano c’è, da parte degli israeliani, il diritto di difendersi. Che altro avrebbe dovuto fare lo stato di Israele, già esasperato da Hamas e dalle deliranti dichiarazioni del presidente iraniano? Stare a guardare e fare inviti alla pace? Ora non è possibile tornare indieto: in meno di una settimana si sono cancellati tutti i passi in avanti fatti verso la pace. La situazione è molto delicata e Israele dovrebbe, comunque, andarci cauta anche se non deve, assolutamente, rinunciare all’autodifesa. E intanto ci tocca sorbirci le parole di circostanze dell’Onu, della Chiesa (che condanna l’attacco al Libano) e di Prodi che dichiara “pur riconoscendo la legittima preoccupazione di Israele e condannando il rapimento dei soldati, deploriamo l’escalation nell’uso della forza e i gravi danni alle infrastrutture del Libano e le vittime civili dei raid”.
Non ci resta che osservare con attenzione gli sviluppi.

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