… e la Caf lanciò il suo macigno

Con un paio di ore di ritardo rispetto all’ora preannunciata, il presidente della Caf Cesare Ruperto ha, ieri sera, letto la sentenza che ha rivoluzionato il campionato di calcio passato, presente e futuro. Chiaramente si tratta di una sentenza di primo grado (e quindi modificabile) ma, a leggere la sentenza, credo che difficilmente si riuscirà, se non con “giochi” da azzeccagarbugli, a modificarla più di tanto. Quello che mi ha colpito, infatti, leggendo la sentenza, è stato l’abbondanza dei particolari; si noti, infatti, come siano circostanziate le motivazioni, e, soprattutto, con che premura sono state eslcuse dalla valutazione fatti o atti che non possano essere considerati prove.
Non c’era nessuna “cupola” e neanche un “sistema” a presiedere la serie di giochi loschi del mondo del pallone della serie A; l’atmosfera sul campionato era inquinata da individui e società, dai “vari protagonisti” (come li diefinisce la sentenza) che agivano non come un “unico reticolo [...] bensì [come] tanti reticoli quante erano le squadre del campionato attualmente deferite, le quali si attivavano, ciascuna nel proprio interesse, al fine appunto di «alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale»” (vedi pag. 74). Cioé: Moggi e Meani, per esempio, non potevano essere i referenti delle alterazioni, perché l’obiettivo del reticolo era che se ne giovassero le squadre, quindi le società, i loro bilanci e le loro azioni quotate in borsa.
Ma i protagonisti della vicenda gridano allo scandalo, e con loro i tifosi. Come al solito, invece di guardare la luna si guarda il dito che la indica. Gia da ieri sera, a caldo, sono iniziate le prime dotte disquisizioni sui punti di penalizzazione alla Juventus, sul trattamento punitivo riservato a Fiorentina e Lazio, sul particolare riguardo rivolto al Milan e via discorrendo.
Sarebbe opportuno, invece, che ciascuno dei “vari protagonisti” leggesse, con calma, la sentenza e ribattesse, punto per punto, quanto gli viene contestato. Mentre i “tifosi”, secondo me, dovrebbero sentirsi indignati non per come sono state trattate le loro squadre ma da come le società continuano a trattarli (”Non sono state colpite le persone fisiche ma milioni di tifosi” ha dichiarato, ad esempio, Cabolli Gigli): arnesi di comodo che presidenti e società utilizzano ogni volta che serve strumentalizzarne la fede (buona o cattiva che sia). Che differenza fa, per un tifoso della Juventus, sapere che il Milan giocherà in A invece che in serie B? perchè i tifosi non scendono in piazza contro i presidenti delle società per cui tengono? perchè non minacciano le società di non rinnovare abbonamenti, di non andare più allo stadio, se tutto questo marciume non finisce? l’ipotesi alternativa è quella di accettare il verdetto con serietà e compostezza, con un comportamento serio e dignitoso, senza farsi accecare dalla fedeltà alla bandiera.
I “campioni del mondo”, gli “eroi” (ma anche quelli che non sono stati in nazionale e che, con onestà, hanno lavorato seriamente per la loro società) è giusto che siano lasciati liberi sul mercato, è giusto che non siano costretti a mischiarsi con dei “disonesti”. Andarsene, dopo quello che è emerso, sarebbe un comportamento lineare e sacrosanto contro chi ha giocato sporco con la loro immagine e onorabilità.

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3 commenti

  1. Pubblicato 15 Luglio 2006 alle 08:20 | Permalink

    Amedeo Goria era abbastanza inguardabile. Credo fosse la luna

  2. Alfredo
    Pubblicato 15 Luglio 2006 alle 11:08 | Permalink

    La juve in serie C doveva andare!!!!!!!!!!!!
    se fiorentina lazio sono in serie B perke il milan no?
    e la prova che della valle nn conta un c e berlusconi e potente (purtroppo)

  3. Pubblicato 15 Luglio 2006 alle 13:10 | Permalink

    Una serie B con -30 punti è, in effetti, una C+ (o una B-, vedi tu) …

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