
I conducenti sono in festa ed esultano: “abbiamo vinto” … il ministro Bersani, intanto, crede di aver pareggiato e si sente soddisfatto (”Io sono sempre per i pareggi, ma č necessario che siano buoni e utili affinché le cose comincino a cambiare”). Alla fine il decreto verrŕ midificato. Il governo č stato messo all’angolo e il messaggio a tutte le altre categorie, bersaglio delle liberalizzazioni, č chiarissimo: “fate come i tassisti, e vi daremo quello che chiederete” (anzi, vedendo la foto del tassista in croce, mi verrebbe da dire: “fate questo in memoria di me”) . Certo che questo decreto č abbastanza strano:
- č, innanzitutto, un decreto e quindi va votato dal parlamento ( e questo governo non sembra molto intenzionato a far votare i 945 deputati e senatori) ;
- il suo impatto e’ minimo sui mercati;
- questo decreto č saltato fuori all’improvviso, senza una concertazione preventiva con le parti coinvolte;
- l’accordo coi tassisti č stato quasi immediato e tutti (governo e sindacati) sono felici dell’accordo.
Non vorrei che la ragion d’essere di questo decreto sia soltanto quella di far passare l’idea che “questo governo ha fatto le liberalizzazioni” che il governo Berlusconi, invece, non ha fatto oppure che sia servito per coprire le divisioni interne alla maggioranza sull’Afghanistan e sul rifinanziamento delle missioni all’estero.