
Macchine sprofondate nei sacchi dell’immondizia. Puzza di marciume, di corrotto, di putrido … da Mergellina a Bagnoli non si sente più l’odore del mare, si respira diossina. Cassonetti incendiati, garage sbarrati da montagne di rifiuti: una pattumiera a cielo aperto. Così si presenta Napoli. Un giorno c’é la raccolta e poi per una settimana i rifiuti restano ad appestare l’aria, ad inquinare i polmoni e a deturpare questa bella citta. La gente deve avvelenarsi per poter uscire di casa: i cumuli di spazzatura, lasciati per strada ad intasare intere vie, vengono sistematicamente bruciati perché solo in questo modo arriva la polizia municipale che procede poi, con ruspe e camion, a far pulire la zona. Fumi dannosi che devastano la vita di gente che, regolarmente, paga per non aver un servizio … Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, tornerà a Napoli venerdì prossimo: vuole scoprire quando e se finirà l’”emergenza”. Un’emergenza infinita, che dura da tantissimi anni e che avvelena noi napoletani, soprattutto, durante le caldi estate. L’immutabilità degli eventi! Mancano le discariche. Ma i Comuni non le vogliono nei loro territori. Si ribellano: e tutta Napoli diventa una unica e grossa discarica.
In tutta la Campania ci sono solo 7 centri di raccolta rifiuti che non riescono a smaltire tutto quello che arriva loro. Si preparano ecoballe, mentre non ci sono inceneritori, e non si effettua una reale raccolta differenziata. Un circolo perverso e artificioso in cui prospera la camorra che ha uno degli indotti economici migliori nella gestione dei rifiuti. Mentre l’odore rancido dell’immondizia che si decompone sotto il sole cocente afferra alla gola gli abitanti, e sale ai primi piani dei palazzi, anche i centri di raccolta vanno a fuoco: chi ottiene dei fondi per smaltire i rifiuti, non deve spenderli se non c’è immondizia da smaltire. E mentre si discute, si dibatte, si cercano improbabili soluzioni, i cassonetti bruciano dovunque e avvelenano tutti.

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