Natascha Kampusch: (ir)reality show …

Kampusch

La storia della ragazzina rapita e poi fuggita, Natascha Kampusch, dopo 10 anni è, oramai, l’argomento della settimana. Leggiamo e ascoltiamo, da giorni, dotte disquisizioni sulla sindrome di Stoccolma ed è, oramai, tutto ridotto al solito chiacchiericcio stomachevole su episodi che colpiscono l’immaginario collettivo.
Ieri mi è capitato di assistere ad uno scorcio dell’intervista rilasciata dalla Kampusch alla TV austriaca e, sinceramente, non mi aspettavo affatto di vedere quello che ho visto. Possibile che quella che veniva intervistata era una ragazza di 18 anni che era stata sequestrata e segregata per 10 anni? possibile che quella ragazza sapeva esprimersi con un linguaggio così accurato e preciso? Ma sopratutto, possibile che una ragazza che da 10 anni non ha avuto contatti con nessuno (tranne che col suo carceriere) riesca ad usare con maestria la gestualità (da consumata attrice) che ha mostrato di possedere?
Se la ragazza dice il vero (e noi non possiamo che crederle) allora buona parte della pedagogia e dell’etologia umana va riscritta. E’ mai possibile che, pur non frequentando alcuna scuola, una ragazzina possa arrivare a costruirsi una personalità così definita? In video c’era una persona con la completa padronanza della scena che ha catturato e ha saputo commuovere l’Austria (e il mondo intero).
I dubbi restano e sono tanti: non tanto sul modo con cui l’intervista è stata condotta (”Alcune risposte sembravano preformulate” sospetta il Kurier) né per le contraddizioni sui racconti che sono emerse, quanto sull’atteggiamento assunto dalla ragazza. La storia, si sa, la scrivono i vincitori e tra il suo carceriere e Natascha il vincitore è certamente Natascha.
Gli esperti (o presunti tali) vogliono ricondurre la storia a schemi più o meno precostituiti: mitologici, cinematografici (richiami a Il collezionista di William Wyler del 1965) o psicanilitici che siano, con il solito archetipo della vittima e del carnefice che si scambiano i ruoli.
Già, i ruoli. Ma chì è la vittima e chi il carnefice? E’ davvero tutto così scontato?

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2 commenti

  1. Pubblicato 10 Settembre 2006 alle 10:07 | Permalink

    Altre riflessioni in merito all’argomento, sul mio blog. Un confronto, anche solo in lettura, è sempre utile. Ciao e grazie per il tuo post.

  2. Pubblicato 10 Settembre 2006 alle 11:22 | Permalink

    Sembra che ci siamo letti nel pensiero…
    http://www.bloggers.it/lameduck/index.cfm?blogaction=permalink&id=91DCE81F-CB3E-DA1F-FDFBD226C52A5DB1
    ciao!

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