
Marco Pannella, il leader dei radicali, s’è detto disponibile a staccare la spina per far morire Welby. La dichiarazione è una di quelle forti (qualcuno preferisce usare il termine provocazione), che scuote le coscienze e ri-pone all’attenzione, dell’assopita coscienza degli italiani, il problema sollevato da Piero Welby con la sua richiesta d’eutanasia. Il messaggio di Welby, che immobile su di un letto combatte la sua battaglia contro la sordità e l’indifferenza della gente, ha ricevuto l’attenzione (e solo quella) del presidente della Repubblica, un secco no dalle autorità eclesiastiche e poi basta … I nostri politici si sono esercitati in strani giochetti di retorica, in dichiarazioni volutamente fumose (il tema dell’eutanasia -diceva il ministro Bindi l’altra sera da Fazio- dev’essere inquadrato in una prospettiva orientata alla vita) e nient’affatto propositive. Il grido di disperazione di un uomo che soffre s’è trasformato nella solita contrapposizione di bandierucole, di fazioni, dei si e dei no, insomma, nella indecisione eterna. Welby avrebbe potuto far cessare la sua sofferenza come fanno in tanti, nel privato delle loro mura, quando oramai “non c’è più nulla da fare“. Welby, invece, ha deciso di combattere, ha deciso di provare a squarciare quel velo d’ipocrisia che avvolge la “morte”. Viviamo, purtroppo, in una società che vuole far finta che la morte non sia inevitabile. Manteniamo la vita artificialmente, anche quando non ha più un valore, anche quando è negazione di se stessa. Da un lato è un grande trionfo per la scienza però diventa quasi una cosa stupida: un’inutile tortura da sopportare che non tutti, a ragione, vogliono dover affrontare.
Eutanasia, Pannella, Welby, morte, politica, dibattito, provocazione, Radicali, retorica, ipocrisia











![Validate my RSS feed [Valid RSS]](valid-rss.png)
2 commenti
Morire non è piacevole e non è bello, ma di fronte a certe situazioni, chi siamo noi per volerlo impedire a tutti i costi?
ma soprattutto perchè non dare la possibilità di scegliere? Un malato che sia nella piena possibilità di agire può scegliere di togliersi la vita; ad un malato costretto all’infermità viene negata anche la possibilità di farlo. E poi senti parlare di “prospettiva orientata alla vita” quasi ci fosse una prospettiva a vivere quando si è in quelle situazioni …