… ovvero cosa vedevo, leggevo, mi facevo comprare nei periodi della mia (lontana) fanciullezza. Una rubrichetta a-periodica che voglio colmare con filmati, immagini e con qualche racconto.
Apro il baule in soffitta e affiorano, fluidi, i ricordi di una vita … quanta nostalgia.
ricordi, manga, Jeeg il robot d´acciaio, fumetti, anni 70, giovinezza, pubblicità, cosa resta del passato











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5 commenti
La nostra infanzia Biagio (siamo quasi coetanei) è stata privilegiata, abbiamo avuto ottimi cartoni animati, i primi veri cartoni animati, dopo precedenti scarsi tentativi.
Un enormità di titoli, da chobin a sanpei, da gundam a super car gattiger e decine di altri titoli.
Fino ai più mielosi Candy, Lady oscar e belle e sebastien … oggi sarò cambiato io, ma non amo i cartoni animati proposti dal palinsesto … ma è puro cambio generazionale … purtroppo … si invecchia!
Io sono un pò più giovane - 23anni - di voi ma da quello che vedo siam cresciuti con gli stessi cartoni. Non credo che il problema sia di vecchiaia, ma proprio di cartoni scaduti, almeno quelli che trasmettono sui canali pubblici.
Ci sono quelle simpatiche baldracche che fanno le agenti segreti e che stanno sempre appiccicate a moda e trucchi: vuoi vedere che il marketing è entrato anche lì?
Per qualche secondo mi hai fatto tornare indietro di trent’anni (o giù di li…
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Come sta il piccolino? Passata la febbre?
Ank’io faccio parte di quelli che hanno visto i cartoni citati .non dimentichiamo i mitici Polimar, Holly e benji , L’uomo tigre, Ken il gueriero e tanti altri.I cartoni di oggi nn sono per niente istruttivi per i bambini.fanno proprio skifo!
Allevato e nutrito dalla balia TV fin dai primi anni della mia vita ricordo, da bambino, quante battaglie dovevo fare con i miei genitori per avere il permesso di guardare i “cartoni con i robottoni”. Erano gli anni, ricordo, in cui iniziavano a nascere le prime emittenti private (quelle locali) e queste, per riempire i loro palinsesti fatti di niente, mandavano, continuamente, in onda questi cartoni che gli adulti definivano pessimi. Io, mi ricordo, li metabolizzavo tutti: passavo ore intere davanti a quella scatola magica “a colori”, a quella balia ammaliatrice che mi regalava i primi sogni immaginifici e avventurosi. Allora quei cartoni venivano demonizzati, oggi, invece, sono osannati e rivalutati: esiste una genia di cultori di queste serie che, soprattutto in internet, ne raccontano le trame e ne leggono i sensi e i sovrasensi nascosti.
Quei cartoni erano stati derivati da incroci di civiltà che hanno creato dei cortocircuiti molto difficilmente prevedibili: venivano dal Giappone, presentavano delle contaminazioni con la cultura proveniante dai fumetti americani e arrivavano alle nostre latitudini dove venivano adattati, tagliuzzati e censurati. Quei cartoni che, col tempo, ho imparato a chiamre anime erano figli dei manga e venivano considerati “prodotti per bambini” mantre invece erano stati pensati per un pubblico adulto non essendoci, in Giappone, alcuna differenza tra la letteratura ufficiale e quella sequenziale.
Jeeg è, certamente, un tassello fondamentale della cultura mia e di tutta la mia generazione: non ho mai conosciuto nessun mio coetaneo che non abbia mai visto una puntata di Jeeg un cartone pieno di storie ben fatte, complesse e articolate: il figlio di un archeologo con una campana di bronzo innestata nel cuore che si trasformava nel capoccione di un Robot (un cyber-samurai che aveva il compito di difendere e riscattare l’intero giappone dalla sconfitta subita per mano dell’atomica) simbolo, palese, del bene che triofava sempre sul male. Quanti ricordi ragazzi, quanti bellissimi ricordi … è meglio che chiuda subito il baule e me ne scappi a letto altrimenti ci passo la nottata a scrivere ’sto post.
Francesc@, Antonio, per fortuna, non ha più la febbre: lo stiamo curando con l’antibiotico e sembra reagire bene alla cura … speriamo. Ora corro da lui prima che mia moglie diventi matta …
note ragazzi …