
Succede a Bruxelles proprio nel giorno del decimo anniversario della «marcia bianca», quando oltre 300mila belgi scesero per strada per rendere omaggio ai bambini violentati o scomparsi: uccise il suo aguzzino che l’aveva violentato in tenera età e la pubblica accusa chiede l’assoluzione. La notizia ha quasi dell’incredibile: il pm dopo aver puntato il dito contro la magistratura colpevole, a suo dire, di non esser stata capace di assicurare, anzitempo, alla giustizia il pedofilo , ha chiesto l’assoluzione della vittima, spiegando che «quest’omicidio - è questa la tesi del pm Luc De Vidts - non ci sarebbe stato, se Bouchat non avesse subito, quando era un bambino, le violenze sessuali inflittegli da Malot. Il violentatore è l’accusato che non si trova davanti a voi che, invece, dovete giudicare la sua vittima».
Una licenza per uccidere, in sostanza, la legittimazione (almeno per questo caso limite) di una forma di autogiustizia; una assoluzione che suona come una sorta di ammissione di colpa per i troppi casi di violenza e abusi sui minori che si sono avuti nel passato e che sono restati, purtroppo, senza un colpevole assicurato alla giustizia.
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