Una mostra di merda!

… qualunque cosa abbia voluto dire (qui Wikipedia riporta sia il testo integrale che la traduzione letterale), quello Strunz! che irrompe tra la cacofonia (absit inuiria verbis) delle parole del Trap è un esempio concreto di come una sola parola possa racchiudere in se tutto il pensiero che viene soltanto diluito in inutili giri di parole: Strunz! Non c’è appello, non c’è equivoco: quel nome evoca archetipi ancestrali offensivi, rappresenta la staticità assoluta, il prodotto ultimo del processo digestivo che va scartato ed allontanato (evaquato, appunto) da noi stessi perchè indegno. Eppure c’è chi (e non è uno qualunque visto che si chiamava De Andrè) è riuscito ad infilarcelo in una canzone (Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori) e chi invece (e anche questi non è uno qualunque) ne vuole fare l’oggetto di una mostra. “La cultura non ha limiti - ha tuonato Sgarbi ieri per rispondere a chi, nei giorni scorsi, aveva chiesto la sua testa - e io non tollero limitazioni alla mia attività”: la mostra sulla merda dell’arte ci sarà e sarà allestita al museo di Storia Naturale di corso Venezia in Milano il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera.
Merda Quanto di più lontano, quindi, dal concetto di bello e di sublime, verrà riprodotto e rappresentato in una mostra-scandalo che avrà, anche, un taglio scientifico con tanto di laboratorio: al Biolab, infatti, sarà allestito un laboratorio permanente con tanto di “macchina della cacca: basterà buttare alimenti diversi e aspettare il risultato“. Staremo a vedere (sperando che l’eccentricità degli organizzatori non voglia anche farci sentire qualcosa) e, nell’attesa, ci permettiamo di chiedere al prof. Sgarbi la cortesia di leggerci, con la sua voce impostata e calda, questa poesia di un anonimo napoletano:

Strunz, c’arravogliato n’goppa a un marciapiede fumanno staie…
Passa ‘na mosca, e’ te canta a ninna-nanna, e’ fa zzzzzzzz…
Tu dorme…
Tu dorme…strunz.
Strunz, ca n’terra staie…
O vient passa, e’ t’cummoglia…
‘Na mosca te gira attuorn, e’ tu stai la…
Povero strunz

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