
La tensione, in guerra, diviene una sorta di schermo protettivo che frapponi tra te e le persone. Non puoi distarti. Ogni faccia, ogni singola faccia, deve dirti qualche cosa. Devi fissarla, con prudenza, e prevenire ogni sua azione. Devi capire dove puoi andare, devi far attenzione ai negozi che frequenti, ai vicoli che cammini, alle parole che pronunci. Non puoi distrarti, è vietato farlo: ne va della tua vita.In guerra i sensi abbassano, di molto, la propria soglia di attenzione: è come se percepissi -inconsciamente- più cose, più odori, più sensazioni … più paura. Camminare per strada affianco ad uno sconoscito, dividere lo stesso marciapiede o scambiarsi una parola di cortesia significa condividerne la sorte. Anche se, difronte ad un massacro, non c’è accortenza che tenga, perchè ogni luogo è una trincea: nessuno conosce i confini e chi spara non rispetta alcun trattato e, se può, spara anche sulla croce rossa. E così, nella centralissima Porta San Gennaro, a due passi da via del Duomo, mentre bevi un caffè al bar rischi di finire vittima di una pallottola vagante che non era stata indirizzata, direttamente, a te ma che doveva servire per compiere l’ennesimo agguato e uccidere l’ennesimo malavitoso. E’ accaduto ieri sera: si è trattato di un’esecuzione, in pieno centro. I passanti scappavano terrorizzati, qualcuno urlava cercando riparo dietro le auto posteggiate: “E’ stato terribile” - ha detto un uomo che, per sua disgrazia, si trovava in quella zona - “sentivamo gli spari, avevamo paura. Con me c’era mia figlia, ci siamo buttati per terra”. Quattro delitti di sangue, titolano i giornali, in quattro giorni (anche se, a ben pensarci, s’è trattato, per alcuni di questi fatti, di azioni isolate e non legate ad ambienti propriamente malavitosi) e a sentire queste cose, gridate alla televisione e scritte sui giornali, avverti la sensazione che, tra le bande, stia iniziando a cambiare qualche cosa, che ognuno è in cerca di nuovi equilibri, nuovi traffici illeciti da realizzare, nuove zone da martoriare e soggiogare. Come un vulcano che avverte la gente, con qualche scossa tellurica, che di li a breve ci sarà un’eruzione. E così inizi a prepararti a condividere, di nuovo, con le altre persone, i disagi di una città assediata, soffocata, piena zeppa di camionette di carabinieri, di posti di blocco di polizia, di elicotteri che ti passano sulla testa ogni ora: c’è chi pensa di portare anche l’esercito per riconquistare le zone che lo stato ha perso perchè le ha “lasciate incustodite” per troppo tempo … ma tutto questo non rasserena gli animi delle persone. Tutto questo non fa che aumentare l’ansia, la paura, la disperazione: ci si sente solo intrappolati, spalla a spalla, in luoghi mortali sempre più stretti e angusti …
Napoli, camorra, Esercito, criminalità organizzata, esecuzioni, paura, claustrofobia napoletana, Mastella, Polizia, Carabinieri, agguati, guerra di camorra











![Validate my RSS feed [Valid RSS]](valid-rss.png)