tagliente…

Katana

Novembre è il mese delle mosche: entrano in casa attratte dal calore e si posano, per ore e ore, sui vetri delle finestre per lasciare piccolissime tracce nere, innocue e fastidiose a un tempo. Avevo un amico (che sciocco dire: avevo un amico. L’inutile senso del possesso, il piacere di pronunciare un verbo che offre l’apparenza di un legame. Avrei potuto dire: un amico d’infanzia, ma, certe volte, non mi piace ripescare in sentimenti antichi, creano catene nostalgiche che s’avvinghiano alle caviglie e ti impediscono di andare). Dicevo, dunque, che questo ragazzo uccideva le mosche a colpi di katana. Imitava -bene- Ghemon (l’eterno -lui si- amico di Rupan Sansei). Le colpiva senza preavviso, fendendo l’aria solo per un solo, brevissimo istante. Io sentivo vibrare il fendente e osservavo, incredulo, la mosca troncata a metà.
Quanto mi piacerebbe saper usare bene il katana e andar giù a spezzar lacciuoli, speranze e illusioni senza pietà alcuna… nemmeno per me.

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