Archivio per giorni: 15 Novembre 2006

…l’editto di don George

Don Georg Genswein, segretario personale di papa Ratzinger, non ama la satira, non sopporta esser preso in giro. Così, volendo provare l’abrezza di esercitare il suo potere che gli deriva dalla carica che ricopre, esce allo scoperto e chiede che vengano censurate le gag di Crozza e Fiorello. E le censureranno, oh, se le censureranno!
Il papa non può essere ritratto da Maurizio Crozza mentre fuma come un turco (legandosi all’imminente viaggio apostolico), né il suo segretario può essere sbeffeggiato da Fiorello. Le loro maestà sono intoccabili.

Ho preso atto della polemica - ha detto il segretario del papa - e spero che trasmissioni di questo tipo smettano: d’accordo la satira, ma queste ‘cose’ non hanno livello intellettuale e offendono uomini di Chiesa. Non sono accettabili. Spero davvero che smettano subito. Non le vedrò mai - rincara don George - : Trasmissioni così sono poco costruttive. Ho preso atto del fatto e voglio dimenticare.

Io, invece, voglio dimenticare le ingerenze della Chiesa nelle questioni legate alla fecondazione, ai pacs e all’aborto. E voglio dimenticare gli occhiali di Gucci del papa. E anche la gaffe di Ratzinger con i musulmani. E anche tante altre cose.
Ci mancava che parlasse anche George Genswein: non bastava il suo superiore…

[tags]Papa, George Genswein, Ratzinger, Crozza, Fiorello, censure, chiesa, ingerenze[/tags]

…santo subito!

Merola

L’avevano ridotto a fare le televendite con Concetta Mobili (buonanima): bastava comprare camera da letto (superaccessoriata) e salotto (in finta pelle) per aggiudicarselo in chiesa a cantare l’Ave Maria e adesso, che è passato a miglior vita, tutti si riscoprono - senza imbarazzo - figli del grande re della sceneggiata. Ai funerali di ieri (che si sono trasformati in un evento mediatico) tutti piangevano il “grande artista”, ma, mi pare, che fino a un paio di settimane fa, quando o’ zappatore godeva di discreta salute, nessuno si sognasse di fare dichiarazioni di encomio e di profondo attaccamento del tipo “Merola è il papa (ci mancava anche lo scisma) di Napoli“. Capisco l’emozione e la commozione ma mi domando e dico: possibile mai che Merola era questo grandissimo artista e nessuno lo sapeva? E’ pur vero che “nemo propheta in patria sua” ma, le immagini che ho visto ieri, nelle tivvù locali e nei tiggì nazionali, avevano tutta la forza e le caratteristiche di una sceneggiata; una commedia tragi(comi)ca che ha avuto come proscenio la Piazza Mercato, davanti alla chiesa del Carmine, e che ha mostrato un popolo disperato -forse anche sinceramente commosso- in cerca di un pizzico di napoletanità perduta ed ha, inoltre, concesso un’occasione positiva (molto rara ultimamente) a qualche volto noto (politico e non) per riacquistare smalto e visibilità. Insomma la morte di Merola è stata occasione per inscenare un rito liberatorio (con tanto di fuochi d’artificio) che questa città voleva, assolutamente, celebrare per esorcizzare i mali che l’affliggono. Proporrei a ’sto punto: Mario santo subito!

[tags]Mario Merola, Napoli, funerali, rito propiziatorio[/tags]