Per decifrare il mostruoso che ci circonda cerchiamo appiglio nella retorica. Così facendo cerchiamo salvezza nel luogo comune che diventa l’àncora alla quale aggrapparsi per dare un senso all’incomprensibile.Nella mattanza dei vicini di casa è stata Rosa ad uccidere il piccolo Youssef di appena due anni. Una donna che ammazza un bambino; una donna che usa il coltello e infierisce, senza pietà, contro un’anima indifesa. E questo è bastato a rendere la strage ancora più insopportabile. Il dibattito è antico: può, una donna, trasformarsi nel killer di un bambino? può una donna armare la propria mano e infierire contro un piccolo indifeso? La cronaca lo conferma con scurissima cadenza. Eppure non ci sottraiamo, ogni volta che una simile tragedia accade, allo stupore, al moto di sdegno, al disgusto. C’è stata una carneficina, una scena di sangue apocalittica: quattro persone selvaggiamente massacrate e una quinta ridotta in fin di vita. Ma l’unico particolare che siamo in grado di evidenziare, chiaramente, è Rosa che ha massacrato il piccolo Youssef. E’, quest’ultimo, un particolare insostenibile: un ossimoro imprevisto. Il concetto in base al quale una donna che - per definizione, direi - crea, salva e protegge (l’idea del femminino salvifico) e che non può scagliare tutta la sua ira contro un’inerme creatura è un concetto retorico oltre che pericoloso. Un modo di pensare che vorrebbe declinare la violenza solo al maschile, quasi come se l’essere donna è condizione per negare, definitivamente, l’appartenenza al malvagio che c’è nel mondo. Donna come elemento a sé, ridotto a leggenda, staccato dal reale: mito in quanto fecondo e fecondabile. Ma la verità è tutt’altra cosa, la verità è banale: l’orrore non ha sesso.










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Un commento
La penso proprio come te… E per questo mi becco pure di maschilista!!!