…ma che sistema è quello per cui un uomo onesto deve morire per una partita di pallone? “Lo spettacolo -ha dichiarato il presidente Matarrese nella sua intervista imbarazzante- deve continuare”… ma chi, mi chiedo, ha voglia di vedere uno spettacolo così indegno e mortificante? uno spettacolo in cui, oramai, non c’è più un giusto rapporto tra etica ed economia (rapporto oramai sbilanciato pesantemente solo ed esclusivamente verso una crescita economica). E’ vero, le giornate di fermo non serviranno a risolvere il problema (oramai eterno) della violenza negli stadi (passano le giornate e poi ritornerà tutto come prima), ma è avvilente ridurre lo spirito sportivo solo ed esclusivamente ad “un’industria” del profitto (”La Fiat -ha dichiarato sempre Matarrese- non è che per rilanciarsi ha dovuto fermare le macchine. Ecco, noi vogliamo copiare il rilancio che ha avuto la Fiat” ) pensando solo agli utili senza interrogarsi - riflettendo seriamente - sui problemi reali che gravitano intorno al mondo del calcio. Ecco, se proprio vogliamo dare un senso alle parole del presidente della Lega direi che l’intervista dimostra (se ancora ce ne fosse bisogno) che qui in Italia manca una cultura dello sport, una cultura di valori etici e morali che, invece, sono pre-condizione per avere un gioco del calcio sano e corretto.
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8 commenti
Purtroppo Matarrese, con la sua crudezza, ha ragione: tu parli di cultura sportiva ma dimentichi che il calcio non è più uno sport ma è solamente un industria. E’ da tanti anni che non è più uno sport. Se hai occasione ascoltati le trasmissioni sportive di radio24: Garanzini e Donelli spiegano spesso questo semplice fatto.
Scusami la franchezza ma io la penso così e ne sono talmente convinto che all’età di 10 anni ho smesso di tifare e di credere che il calcio passivo (quello guardato è passivo) sia uno sport e mi sono limitato al calcio attivo (ero un portiere dilettante). Sono passati 23 anni da allora e nulla mi ha fatto cambiare idea, anzi, più passa il tempo e più me ne convinco.
La cosa è semplice , la si vuole rendere complicata.Basta applicare le leggi in vigore per contrastare tale fenomeno: se uno sfonda una vetrina, se uno aggredisce un poliziotto fuori lo stadio verrà condannato a tot mesi di carcere, se uno fa la stessa cosa in uno stadio al massimo gli si impedisce di vedere le partite per cinque anni; questa è la cosa assurda!Che si faccia gli stessi tot mesi di carcere !Incominciamo ad applicare questi “piccoli accorgimenti” e forse le cose cominceranno a migliorare e, e poi le società si accollino gli oneri della sicurezza , è anche loro interesse!
Si faccia come in Inghilterra, le persone che vanno allo stadio a vedere una partita consegnino il passaporto in commissariato o in caserma, in modo tale da conoscere preventivamente(e quindi di poter facilmente individuare persone che commettono certe azioni).per quanto riguarda Mataresse … è meglio non commentare.Per matarrese :
Alberto, non sono così sciocco da dimenticare che intorno all’affaire calcio ruotano fior fiori di quattrini: il 4% del PIL è una bella cifra. E capisco che “l’industria” del calcio offra opportunità di guadagno, lavoro e, anche prestigio, all’intera nazione: criticare questo sbilanciamento verso il profitto è fin troppo facile ma, come giustamente dici tu, occorre stare ai fatti e accettarli. Però da qui a dire che occorre metter in conto dei morti per una partita di pallone… bhé questo francamente proprio non riesco a comprenderlo. Non saranno, ne sono certo, le leggi dure, i provvedimenti speciali, le giornate di chiusura e quant’altro a metter freno alle barbarie: non esistono, haimè, le formulette magiche che, soprattutto, valgono, indistinamente, per tutte le realtà locali (perchè il problema, secondo me, è anche questo) però mi rifiuto di pensare che un bambino debba subire la violenza di andare al funerale del padre solo perchè questi era andato a prestar servizio d’ordine ad una partita di calcio. Se questo è “il sistema” a me, personalmente, fa schifo…
Il “sistema” così come è fa schifo pure a me come ho testimoniato sopra (fuggendo dal calcio passivo per evidente e manifesta violenza dello stesso).
La mia non è una soluzione: la fuga non è una gran soluzione. Alfredo dice cose di buon senso, talmente ovvie da risultare banali. Se lo stadio è una zona franca per ogni sorta di violenza significa che il sistema calcio gode di protezioni esagerate (il 4% del pil la dice lunga sul giro di affari) il che non fa certo ben sperare per una futura soluzione.
Un favore: lasciate stare il “povero” Matarrese. Oggi, a vivavoce su radio24 ha detto che la sua frase sui morti che fanno parte del sistema voleva significare che i morti non devono far parte del sistema. Capite che sparare su uomo così non ha senso? Se non si stesse parlando di morti, a sentire dichiarazioni di questo tipo ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere…
quello che dici è profondamente vero, matarrese dovrebbe buttarsi nel cesso.. e perdona la parola “buttarsi”…
Alberto,proprio perchè certe cose sono di buon senso,talmente ovvie da risultare banali, non ci dovrebbero essere difficoltà a metterle in pratica
Alberto: l’ho ascoltato a VivaVoce: dire che era “imbarazzante” stare ad ascoltarlo è poco… e, fortuna per lui (e peccato, secondo me) che Cruciani non ha voluto attaccarlo (come è solito fare): diciamo che l’ho trovato patetico e confuso. L’apice del ridicolo l’ha raggiunto quando ha detto che “c’aveva la febbre”… vabbè, smettiamo di sparare sulla crocerossa…