E’ in atto, tra Stato Italiano e Chiesa, una battaglia combattuta a colpi di articoli, dichiarazioni e note ufficiali. I Vescovi Italiani, capitanati dal general Ruini, sono sul piede di guerra e, dalle pagine del loro organo di stampa ufficiale, Avvenire, hanno gridato il loro non possumus contro la (bozza di) legge che regola i diritti delle coppie di fatto (i DICO). Le posizioni sono chiare (e note): “nessuna legge fatta dagli uomini -ha tuonato poco fa Ratzinger – può sovvertire quella norma fatta dal Creatore senza che la società venga drammaticamente ferita in quello che è il suo fondamento basilare. Indebolendo la famiglia si penalizza la società”. Nell’editoriale dell’Avvenire si è, persino, parlato del “futuro della politica italiana“. i.e. della vita interna dello Stato e delle “inevitabili conseguenze” su di essa. A legger con calma le varie dichiarazioni (e, c’è da crederlo, che sarà così anche per le prossime che sono state già annunciate) si ha la netta sensazione che non si tratta di un semplice dissenso circa una legge dello Stato -cosa, chiaramente, lecita- ma è in gioco qualche cosa di molto diverso: il riconoscimento di reciproca “indipendenza e sovranità” – come recita il concordato – dello Stato e della Chiesa. Nelle parole che arrivano dalle varie autorità ecclesiastiche c’è un avvertimento (che suona come un ricatto) che vorrebbe minare gli equilibri (fragilissimi) del Parlamento Italiano. Ci sono situazioni – e questa, io credo, è una di quelle – in cui sarebbe il caso che la politica – unita - facesse quadrato per legittimare i principi irrinunciabili di laicità e democraticità delle istituzioni: una voce cortese, pacata e ferma che ribadisse, nel pieno rispetto degli accordi, i non possumus dello Stato. Chissà se la classe politica Italiana (fatta perlopiù, come ricordava stamani Filippo Ceccarelli su Repubblica, di “cattolicanti” ) riuscirà a contenere queste bordate di prevaricazione e di astute strategie politiche, tese ad alimentare la discordia politica fra i cittadini e i suoi rappresentanti. Nell’attesa continuo a chiedermi: “che Chiesa è questa?”
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