Questa dei video amatoriali sta diventando una vera e propria moda: oramai non c’è mese che strani individui riescono ad ottenere la loro celebrità grazie a “corti” girati con il cellulare e messi a disposizione di tutti, in rete, tramite il portale YouTube. L’emulazione suggerisce, poi, sempre nuove varianti e così ti capita di leggere ( e anche di vedere se sei scaltro e fai in tempo ad acchiappare il video prima che qualcuno lo tolga dal circuito “legale” perchè sono state violate le “condizioni d’uso” ) di soldatesse che – per gioco – mostrano il perizoma mentre sono in caserma, oppure di venire a sapere dell’insegnante di Cervia che arriva in classe con top e tacchi a spillo e, ancora, di ascoltare la storia di una professoressa di matematica di Lecce (di Monteroni, per esser precisi) che si lascia palpeggiare, da più mani, in classe, durante una sua ora di lezione.
Naturalmente queste cose finiscono sui giornali proprio perchè sono particolarmente offensive e desolanti ma (e credo che ciascuno di voi possa facilmente verificarlo) ci sono sconcezze e zozzerie che circolano sui cellulari e in rete (e che vengono riprodotte e diffuse all’infinito) che sfuggono al dibattito nazionale ma certamente non alla curiosità (non sempre critica) dei ragazzini. Quello della professoressa di Lecce che -come titola il corriere- “si fa toccare dagli studenti” è certamente un caso – l’ultimo in ordine cronologico – limite: la distrazione della giovane insegnante è tale da non farle percepire il minimo sentore che alle sue spalle, un manipolo di gaglioffi, muniti di cellulare, le scrutano il didietro perizomato e le palpeggiano le chiappe. Al di la della (ridicola) vaghezza con cui la professoressa cerca di giustificare l’accaduto, quello che fa riflettere è come il concetto di “regola“, anche a scuola ( il tempio delle regole ), oramai non esiste più. Un’insegnante che si mostra totalmente imbelle difronte a gesti di sopraffazione fa veramente impressione. Ennesima dimostrazione – se ce ne fosse ancora bisogno – che famiglia, società e scuola sono unite, purtroppo, dalla stessa unica impotenza.
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