Da quando, con una certa regolarità, provo a riempire le pagine di questo diario virtuale, non smetto mai di stupirmi delle potenzialità di questo mezzo che è, appunto, il blog.
Ogni giorno, con incredulità, mi rendo conto che ci sono, in media, un centinaio di persone che vengono a leggermi più o meno con assiduità. Cento persone, a ben pensarci, non mi entrano neanche nel salotto di casa; se penso poi che tutta ’sta gente viene da me per leggere quello che scrivo bhé, ad esser sincero, questa cosa m’imbarazza e mi lusinga molto.
Tutta questa incredulità, poi, raddoppia (se non triplica) quando, per caso, scopri che un tuo articolo (questo qui) viene citato da un altro blogger (che -ne approfitto- ringrazio pubblicamente). Allora, quasi non te ne fossi ancora reso conto, pensi -anzi, hai la prova- che quello che scrivi viene letto veramente.
Finita l’euforia, però, ti rimane un senso di vertigine per la potenzialità dello strumento che hai tra le mani: un blog riesce a metterti, potenzialmente, in contatto con tutto il mondo in maniera rapida, istantanea, e, soprattutto, riesce ad annullare le distanze. Imponendoti i suoi ritmi, però, ti costringe a reagire quasi d’impulso: isolato dal mondo, solo davanti al tuo computer, una qualsiasi notizia che eccita il tuo animo può mandare in cortocircuito il tuo inconscio senza lasciarti il tempo d’interrogare -come spesso capita- il tuo Superego. Ti fiondi a scrivere il tuo post e dici cose che, con la calma, avresti detto in modo diverso o che forse non avresti affatto pronunciato. Il blog ci costringe a dimenticare che, nel corso dei secoli, le relazioni sociali hanno imposto tempi diversi di azione e reazione. E così -almeno è questo quello che capita a me- non ti rendi conto che una volta partite, le tue parole non ti appartengono più, e possono essere estrapolate, manipolate, archiviate, mandate ad altri. Niente è più eterno di un post su un blog: le nostre sciocchezze di oggi potranno essere lette da chiunque, un giorno, potrà venire a contatto con noi per motivi diversi. Tutto questo lo notava -giustamente direi- l’altro giorno Gerry McGovern in un suo articolo.
We are constantly pressurized to respond instantly. But never has there been a time when responding instantly carried so much danger. An email written in haste, a blog post fired off, can be repented at leisure after you lose your job or fail in an interview.
Dovremmo provare a non farci condizionare troppo dai tempi di questo mezzo anche per limitare, il più possibile, problemi di blog-lag per i quali, almeno per ora, non c’è melatonina che possa servire.










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10 commenti
Anch’io ho le stesse tue emozioni, quando ricevo tante visite al giorno. Quando poi le statistiche si impennano sento quella stessa tua vertigine che hai ben descritto in questo post.
Concordo anche con la tua conclusione, anche se non ho capito cosa intendi per blog-lag …
Ciao Gianluca, benvenuto.
Sono stato troppo sintetico e, ahimè, poco espressivo. Per blog-lag ho voluto giocare col concetto di jet-lag i.e. sul mal di fuso dovuto, evidentemente, agli aerei a reazione (jet). Un blog, a suo modo, riducendo distanze e tempi provoca qualche cosa che potrebbe essere paragonato ad uno stordimento da “jet-lag” solo, ho pensato, essendo provocato da un blog lo chiamo… blog-lag.
Grazie Biagio, per la pronta risposta.
Come vedi i blog servono anche per imparare (ed è ovvio che sto imparando io da te).
Complimenti per il blog, ti aggiungo nel mio blogroll.
La vera rivoluzione è che se uno ha cose interessanti da scrivere e le espone in maniera decorosa con un blog può farlo.
Io sono abbonato al tuo feed proprio perché ritengo validi i contenuti e anche la forma di quello che scrivi.
La rivoluzione che meraviglia anche me è quindi la caduta delle barriere: chi ha qualcosa da dire può farlo e ha un pubblico potenziale elevatissimo. Cento lettori in realtà sono pochi (dieci volte i miei ma pur sempre pochi) rispetto al potenziale… continua così che tra un po’ scriverai per i tuoi 1000 lettori
grazie Alberto, grazie mille
Anch’io sento un pò le stesse cose. Trovo incredibile che qualcuno “perda del tempo” a leggere quello che scrivo e che addirittura commenti! Da una certa euforia vero? Dopo un anno (che compio dopodomani) ancora mi trovo a fare dei sorrisoni da orecchio a orecchio quando vedo che ci sono commenti!
quello che trovo interessante è anche l’evoluzione dell’aspetto propriamente estetico dei blog per quel che riguarda la personalizzazione dei template, della struttura delle pagine…
Certo sono che sono bellissime sensazioni, così come sono belle sensazioni quando ti citano, quando ti commentano, quando sono d’accordo con te su un’idea…della serie “beh, non sono l’unico “pazzo” che la pensa in questo modo”!
Quoto in particolare l’aspetto ‘eterno’ dei post. Prima di scrivere un post (e anche di commentare aggiungerei) bisogna pensarci non una ma almeno 10 volte prima di digitare. Certo non è facile. Riguardo ai lettori…io penso che se uno scrive cose interessanti, è normale che prima o poi debba acquisire un piccolo pubblico di affezionati lettori
Ciao Maurizio: benvenuto.
Un trackback
[...] in potenza) di uscire dall’anonimato e dall’isolamento ( ne parlavo qualche giorno fa qui ) e da la voce e un posto alle persone per poter discutere, liberamente, di qualsiasi cosa [...]