lo stallo dell’Airbus: 10mila posti di lavoro a rischio

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Ecco cosa accade quando una società cerca di crescere guardando più agli equilibri politici che ai criteri di mercato: 16 fabbriche aperte in quattro Paesi europei solo per accontentare le varie lobbies nazionali.

Il colosso aerospaziale europeo si appresta a tagliare, come aveva già anticipato nelle scorse settimane, 10mila posti di lavoro ed è pronta a cedere in modo totale o parziale anche sei siti di produzione.

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4 commenti

  1. Pubblicato 2 Marzo 2007 alle 08:05 | Permalink

    Vuoi dire che sono fartunato a lavorare inuna ditta dove compreso il titolare siamo in 3? Da noi c’è poco da tagliare!!!

  2. Pubblicato 2 Marzo 2007 alle 09:38 | Permalink

    cavolo 10mila posti son proprio tanti!! dovranno come minimo dirottare tutti gli aerei per protesta

  3. Pubblicato 2 Marzo 2007 alle 10:01 | Permalink

    E’ vero Pepenero: sono tantissimi. Se un colosso come Airbus decide di mandare a casa (anche se con un piano soft) 10mila persone per ridurre i costi allora vuol dire che ha dirigenti che non sanno far di conto. I primi ad essere tagliati (metaforicamente) dovrebbero essere proprio loro.
    Tutta colpa, a mio avviso, del modello produttivo di Airbus, pesantemente legato e condizionato (politicamente) dalla sua natura di azienda polinazionale. A quanto pare (e lo si spera per l’intero settore aeronautico) quest’organizzazione antieconomica dovrà lasciare il posto ad un’organizzazione più razionale della produzione che avrà minor conto degli equilibri “politici” nazionalistici.

    Mauro: direi di si…

  4. Pubblicato 4 Marzo 2007 alle 14:26 | Permalink

    Questo accade sempre quando si fa qualcosa che non è assolutamente necessario, appunto questo nuovi velivoli, soldi presi alla gente per far lavorare altra gente e soprattutto abbuffarne altra, alla fine chi si è abbuffato campa, che ha lavorato se lo prende nel solito posto!

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