I Dico - ebbe a dichiarare Prodi nel discorso alla fiducia - seguiranno il normale iter parlamentare (”Non abbiamo accantonato il progetto Dico, ma ora tocca al parlamento” ) e non più la corsia preferenziale che era stata inizialmente (e incautamente) prevista. Perché incautamente? Semplicemente, perché una maggioranza come quella che si ritrova il Governo in carica non può, assolutamente, permettersi “il lusso” di sfidare il potere delle gerarchie vaticane. Insieme agli Stati Uniti queste forze sono, oggettivamente, dei limiti per qualunque governo: e questo governo, con fare da kamikaze, li ha voluti sfidare entrambi… ed ha perso. Per di più l’attuale gestione della Conferenza Episcopale è estremamente rigida, di tipo autoritaria, fortemente impegnata politicamente e, soprattutto, rinvigorita nei suoi indirizzi dalla vittoria nel referendum sulla procreazione assistita.
Questa, volente o nolente, è la realtà con cui bisogna scontrarsi. Eppure, a ben pensarci, dal punto di vista dottrinale, la faccenda delle coppie (eterosessuali) di fatto sarebbe facilmente sistemabile. Secondo il catechismo, infatti, mentre il ministro della cresima dev’essere il vescovo, mentre quello dell’estrema unzione dev’essere un sacerdote, i ministri del matrimonio sono gli sposi stessi. Nel momento in cui, con sincera intenzione, entrambi gli interessati si dichiarano uniti per sempre, fino a che divorzio non li separi, essi sono sposati. Il parroco, il sindaco o il capitano di una nave non sono che notai della faccenda. Lo aveva detto chiaramente anche Manzoni per bocca di Agnese: “Ascoltate e sentirete. Bisogna aver due testimoni ben lesti e ben d’accordo. Si va dal curato: il punto sta di chiapparlo all’improvviso, che non abbia tempo di scappare. L’uomo dice: signor curato, questa è mia moglie; la donna dice: signor curato, questo è mio marito. Bisogna che il curato senta, che i testimoni sentano; e il matrimonio è bell’e fatto, sacrosanto come se l’avesse fatto il papa. Quando le parole son dette, il curato può strillare, strepitare, fare il diavolo; è inutile; siete marito e moglie“. La faccenda, invece, s’è tutta ingarbugliata per via del fatto che quando si parla di Dico si pensa anche (soprattutto, direi) alle unioni omosessuali: su tali unioni la Chiesa ha un atteggiamento intransigente e non negoziabile; non c’è altro da dire. Le dichiarazioni, ad esempio, del senatore Andreotti («Noi abbiamo sudato lacrime e sangue per fare la riforma agraria e dare la terra ai contadini. Invece, oggi, vogliono dare il contadino al contadino» ) e quelle del parlamentare Luca Volontè («i fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica» ) sono quanto mai inopportune e ridicole ma… tant’è. Seccamente occorre accettare che in questo paese, con questi numeri e con questa gente che gravita nei palazzi del potere non è possibile scardinare alcuni stupidi pregiudizi ne, tanto meno, essere cittadini europei. Si deve sapere in quale paese si vive prima di affrontare alcune battaglie. Altrimenti si rischiano brutte bastonate. Il resto dell’Europa certo è altra cosa. Ma noi, ahinoi, siamo in Italia e questo abbiamo.
Vaticano, Papa, Europa, Dico, Unioni Omosessuali, Unioni di fatto










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24 commenti
Io non la metterei proprio così. Io sono contro una legge che disciplini la convivenza e non sono un cattolico e non sono un perbenista. E come me tantissimi ragazzi giovani, studenti e non.
Inoltre non ho nessun giudizio negativo su chi invece è contro per motivi religiosi, quand’anche fosse un parlamentare. Al parlamentare non è richiesto di mutilarsi della sua visione della vita e della società (e a volte non è nemmeno possibile effettuare questa separazione, a meno di non voler gettare via insieme alla fede anche qualsiasi etica); al parlamentare è richiesto di operare nelle camere così come ha promesso a chi gli ha concesso il suo voto. La cultura cattolica ha la stessa dignità delle altre e gridare allo scandalo se un paese di cultura cattolica non fa passare (in parlamento!) un provvedimento che devia dalla morale religiosa lo trovo singolare.
Non entro nel merito del perché sono contro. Ho seguito spesso il dibattito sulla questione, sia politico che mediatico che tra tra i miei amici e conoscenti, alcuni dei quali frequentano la facoltà di legge, e mi sembra che tra le posizioni non ci sia modo di mediare.
Da una parte se ne fa una questione di principio, dall’altra se ne fa una questione di “a te che fastidio ti dà?!”.
Quando un uomo di Chiesa critica una legge dello Stato o interferisce con un processo politico in corso, allora, sia che voglia che non voglia, l’uomo di Chiesa diventa anche un soggetto politico e, come tale, è criticabile. Un conto è gridare allo scandalo, un conto, invece, è gridare i non possumus e parlare -con toni minacciosi- del “futuro della politica italiana“. i.e. della vita interna dello Stato e delle “inevitabili conseguenze” su di essa. Ai teocon non chiedo di “mutilarsi della propria visione della vita e della società”, dico solamente che le argomentazioni sessuofobe che ho letto sulla stampa sono ridicole e assurde. Le statistiche dicono che l’istituto familiare è in declino: divorzi, separazioni, matrimoni civili, convivenze. Lo Stato (laico) deve tener conto di questa realtà, legiferando. La Chiesa dovrebbe, a mio parere, interrogarsi sul perchè del fallimento dell’istituto matrimoniale e non lanciare anatemi contro (leciti) progetti politici additandoli come responsabili di una decadenza del matrimonio stesso. Se i Dico, una proposta di legge (fin troppo) moderata, equilibrata e rispettosa di tutte le parti, ha scatenato un’offensiva della portata di una bomba nucleare contro il governo, allora significa che, per la peculiarità della situazione, una gerra di potere lanciata dai principi della chiesa, qui - e solo qui - è purtroppo sempre attuale.
Ma perché metti nell’elenco anche i matrimoni civili, non è quello l’istituto familiare? E che cosa c’è di male nella convivenza? Guarda che (mi ripeto) non è che quelli che non sono d’accordo sui DiCo sono dei cattolici bacchettoni, oppure odiano gli omosessuali e le persone che vivono assieme senza essere sposate.
Non capisco poi questo modo di fare “i conti in tasca” alla Chiesa. Io personalmente me ne disinteresso, e poi la Chiesa non è la Microsoft… non è che è lì a fare grafici sul muro su quante gente si sposa o quanta fa la comunione. Cosa vuoi che possano pesare questi argomenti sulle questioni di principio, e religiose addirittura. Sembra che tu stia dicendo “a te butta male, quindi non hai titolo a parlare di queste cose”.
Chiesa a parte, che non è lì per cogliere consensi (e infatti di questi tempi ne coglie sempre meno), tu dici che lo Stato deve prendere atto che l’istituto del matrimonio non rispecchia le situazioni reali della nostra società e “ha fallito”: bene, cambiamolo. Questo è il confronto-scontro che chi propone i DiCo non ha l’onestà di riconoscere, avanzando motivazioni fumose sul perché non si sposa. Si tenta la via più facile, di far approvare una nuova forma di unione da affiancare al matrimonio. Se questo poi comporta mettersi sotto i piedi qualsiasi ragionevolezza sul significato degli istituti e sul ruolo dello Stato questo è secondario, al primo posto vengono sempre questi “diritti” fabbricati su misura.
Mi spiace essere polemico ma purtroppo la mia posizione è questa. Va bè, se fossero tutti d’accordo con te ti annoieresti nel blog, no?
le unioni civili sono, per definizione, tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente (anche perchè, ad esempio, impossibilitate a farlo) all’istituto giuridico del matrimonio. Quando aprlavo di matrimoni civili e di convivenza volevo indicare, semplicemente, che erano matrimoni non riconosciuti dalla Chiesa.
certamente: non scrivo qui per convincere nessuno, ne tantomeno per sentirmi dire che ho ragione.
infatti non ho detto questo: ho solo affermato che certe dichiarazioni di alcuni esponenti politici dell’area teocon sono ridicole oltre che stupidamente offensive.
Lo ripeto: è il metodo che è criticabile, è il modo con cui si affermano alcune ragioni che è, a mio avviso, sbagliato. La Chiesa ha il diritto di esprimere le sue opinioni in campo teologico e morale, anche se per caso sono in contrasto con le leggi dello Stato. Se la chiesa, invece, decide di far politica allora deve accettare il rischio delle contestazioni.
Si tratta, semplicemente, di andare a regolare situazioni che (senza far del male a nessuno, senza togliere nulla a nessuno) di fatto esistono (pagano le tasse) e vanno, per tale motivo, tutelate: lo Stato Italiano, così come accade nel resto d’Europa, ha l’obbligo morale di gestire anche queste situazioni.
Fabio, ti voglio ricordare che la Costituzione della Repubblica dice che l’Italia è uno Stato LAICO: io interpreto questa affermazione in questo modo :
non ci può essere (e non ci deve essere ) alcun principio religioso, alcuna morale(in questo caso cattolica) che prevalga su un’altra.Tutti cittadini italiani hanno pari diritti (quindi il laico ha pari diritto del credente), per cui se i cittadini cattolici hanno a disposizione una forma di unione quale è il matrimonio religioso, perchè gli altri cittadini che non sono cattolici e che non si riconoscono nell’istituzione del matrimonio(anche quello civile), ovvero i conviventi(etero sessuali e non) non devono essere tutelati e rappresentati da una forma di unione che meglio si adatti alla loro situazione. Non riesco proprio a capire tutto questo polverone alzato dal Vaticano; chi è cattolico continuerà ad essere libero di sposarsi.La chiesa Cattolica che paure ha? Forse su tutto la paura di perdere o di vedere indebolito la sua capacità, il suo potere manipolatore delle coscienze.
Quando la chiesa ha fatto dichiarazioni di chiaro stampo politico, non ho saputo far cosa migliore che ridere.
Quando e’ caduto il governo, non ho saputo far cosa migliore che ridere.
Quando hanno fatto dietro front sui DiCo, non ho saputo far cosa migliore che ridere.
Non sono stupido e non sono menefreghista, ma in quei momenti ho preferito credere che fossero tutte parole ironiche, perche’ in una realta’ che funziona quelle non sarebbero state nient’altro.
Io non so se gli Italiani si rendono conto delle persone da cui sono governate. Non mi interessa la destra o la sinistra, non mi interessa nemmeno la chiesa. I DiCo non fanno male a nessuno e regolamentano diritti e doveri di chi sceglie o non puo’ sposarsi.
Devo ripetere per l’ennesima volta quanto sto bene lontano o si era capito?
di fatto si continuerà a far finta che certi problemi e certe esigenze non esistano…
Mi scuso per la lungaggine, ma purtroppo sono in minoranza e quindi mi ritrovo a dover replicare a più messaggi.
Qui non c’è una morale che “prevale” sull’altra… c’è la semplice espressione democratica del popolo italiano. Pretendere che in questa non ci siano influenze di alcun tipo è come lamentarsi che una mela cade verso il basso e non verso sinistra. Si possono criticare poi tutte le prese di posizione di questo mondo, quello è naturale… certo, più sensato quando si oppongono argomenti che stanno nello stesso dominio di chi ha preso la certa posizione. Se no non c’è alcun dialogo.
Alfredo, mi dici quale è questa “situazione” dei conviventi che dovrebbe render loro inadatto il matrimonio? Cosa hanno di diverso? Se due conviventi mi invitano a casa loro a pranzo come faccio a capire che invece non sono marito e moglie?
Diciamoci la verità, non è la situazione che non è tutelata. E’ che le due persone in questione hanno una concezione dell’unione tra uomo e donna diversa da quella tutelata (per un bel po’ di ragioni) dallo Stato. E non è una cosa così da poco! Si possono aprire dibattiti, ma non si dovrebbe offendere lo Stato dicendo tutto quello che sento in giro.
Non ci sono discriminazioni e non ci sono persecuzioni, qui abbiamo tutti gli stessi diritti. Lo Stato non ha affatto il dovere di regolare tutte le situazioni esistenti: il matrimonio è regolato perché ha una rilevanza pubblica, e conferisce ai coniugi i diritti che hanno soprattutto in conseguenza dei doveri a cui sono chiamati. Rigettare l’istituto già esistente preposto dallo Stato per non si sa quali motivi (ho sentito i più assurdi) per averne uno nuovo è una pretesa confusionaria, una lotta ideologica e di costume erroneamente messa sul piano giuridico (non per niente le varie proposte sono pasticci anti-costituzionali).
Inoltre non è vero che non si toglie nulla a nessuno (anche se questo è un criterio che non voglio usare minimamente): ieri sera da Vespa c’era un’esponente autorevole dell’Ulivo come Anna Finocchiaro, di fronte a Castelli che di certo non è un oratore greco. Eppure, chiamata a fare un esempio, in due secondi è andata a finire subito alla reversibilità della pensione.
E quando Castelli ha detto che per gli eterosessuali non vede motivi per non sposarsi, la Finocchiaro, che pure avrebbe potuto, non ha replicato niente… probabilmente perché da magistrato ha troppo rispetto per lo Stato per offendere un istituto e da persona seria non voleva avanzare motivazione bizzarre.
Io accetterei:
a) proposte di modifica all’istituto del matrimonio (se è antiquato…
b) proposte per le unioni omosessuali, che loro sì non possono sposarsi
Mi scuso ancora per la lunghezza. Purtroppo mi accorgo che la vediamo in modo diametralmente opposto e non mi sembra che ci sia molto dialogo
. Ho comunque cercato di spiegarmi meglio che ho potuto.
No Fabio, non è vero che non c’è dialogo e non è vero che (parlo per me) la vediamo in maniera così diversa.
Qualche nota:
In realtà qualsiasi scrittura privata tra i conviventi (inerente, ad esempio, alla successione dei beni) può essere impugnata, allo stato attuale, da qualunque parente: credo che sia legittimo preoccuparsi (oltre alla reversibilità della pensione) del futuro della propria compagna/o.
Qui non sono daccordo: vanno tenuti sempre ben presente il fondamentale divieto di discriminare sulla base, anche, di “condizioni personali”, di cui all’articolo 3, primo comma, della Costituzione, e il dovere della Repubblica di riconoscere e garantire “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”
Detto questo, anch’io, come te, accetterei:
e, al limite, chiamerei questo corpus di modifiche Pacs.
Aggiungere diritti ad alcuni, a mio modo di vedere, non comporta toglierne ad altri.
Per Carlo: sai che invidio sempre il tuo paese d’adozione: da lassù, ammettilo, i nostri problemi ti sembrano piccini, piccini …
PS: questa notizia m’era sfuggita…
Scusa, però il primo quote che hai fatto non rispecchia quello che volevo dire io. Ho detto che non è la situazione dei conviventi a non essere tutelata… perché ci si può sposare. Era tutto un altro discorso.
Comunque, visto che stai dicendo questa cosa sulla successione, potrei essere d’accordo sul fatto che ognuno ha il diritto di destinare i beni a chi gli pare (ma capisci bene che si potrebbe obiettare, e non sarebbe un discorso sui pacs ma un discorso sulle successioni), come pure di farsi venire a trovare in ospedale o in carcere (queste credo che non le neghi nessuno) da chi gli pare. Non ti pare che così sia più semplice e anche più razionale?
Queste non sono in realtà discussioni inerenti strettamente le coppie di fatto. La questione viene sollevata perché in questi ambiti è riservato un trattamento speciale ai coniugi… e creando un nuovo istituto si vorrebbe anche incorporare tutte un colpo tutte queste cose.
Sull’articolo della costituzione ci sarebbe da discutere su quali siano i diritti inviolabili (non penso che ci sia la reversibilità della pensione, stiamo parlando dell’articolo 2). Diritti, non privilegi o favori.
E quando dico di modifica, intendo di modifica all’unico Istituto dello Stato che serve a regolare il matrimonio. Non “modifica e creazione di una cosa nuova”. Aggiungere diritti non solo ne può togliere ad altri (pensione, eredità) ma non è una cosa che io accetto come intrinsecamente giusta. Sono cose che meritano di essere dibattute.
In definitiva, io sono contrario a che lo Stato possa riconoscere in due modi diversi la medesima situazione (uomo e donna che vivono assieme e che eventualmente hanno pure figli): lo trovo immotivato e anche subdolo. I coniugi hanno tutte quei diritti perché lo Stato protegge la loro scelta di legame programmaticamente definitivo perché lo considera un valore! Per questo gli alimenti, per questo la reversibilità e per questo la successione. Lo Stato soccorre chi si è affidato totalmente al coniuge per la costruzione della propria vita e se ne trova privato.
Ciao Bella Gente!
Parliamo di cose molto leggere prima…
sigh… ammetto che le cose che capitano in Italia non e’ che siano poi cosi’ importanti nel mio quotidiano… (leggi: non mi sfiorano)
Certo e’ che ogni tanto il mio giretto sull’ANSA lo faccio e a volte rimango a bocca aperta, non sapendo se ridere o piangere.
…however…
Il problema principale sono tanto i diritti quanto i doveri in un PACS (o DICO che dir si voglia). Io vedo il matrimonio con occhio particolarmente critico, forse perche’ vedo tutto l’indotto che ci gira attorno e che non mi piace. C’e’ chi mi dice che ci si puo’ sposare andando in comune e firmando due carte, ma alla fine e’ una questione di punti di vista. Nella mia esperienza vedo che il matrimonio non e’ la definizione di “Famiglia”: e’ l’unione tra due persone che genera una famiglia.
Io mi sento “Famiglia” con Fabiana, la mia compagna, anche se non siamo sposati, ma questo non significa che io non fossi preoccupato dal fatto che lei non potesse scegliere per me in caso di incidenti gravi, nonostante sia lei la persona che vorrei prendesse le decisioni per me nel momento io fossi incapacitato a farlo.
Questi punti possono essere sicuramente discussi e allargati anche al di fuori di un matrimonio, almeno a mio personalissimo giudizio.
Attenzione Fabio, io non sto partendo dall’idea di essere nel giusto nel momento in cui mi dici per coppie eterosessuali non c’e’ un vuoto giurisdizionale NON POSSO che darti ragione, ma temo che piu’ in basso questo “Antisemitismo Clericale” (lasciatemelo passare, dai
) sia dovuto proprio al fatto che un PACS (o DICO) colma un vuoto giurisdizionale legato alle coppie omosessuali. Lo dico perche’ il matrimonio civile e’ un’istituzione che non e’ un vero e proprio “matrimonio” tal visto dalla chiesa (Non c’e’ Dio a conferire il vincolo sacro, come secondo religione).
Ripeto: non c’e’ vuoto istituzionale, ma c’e’ forse la richiesta di avere a propria disposizione uno strumento giuridico piu’ flessibile che determini i vincoli (positivi e negativi, vincoli rimangono) che legano una “Famiglia di Fatto”.
Ci sono comunque delle note positive da questo: cercando di differenziare il sistema familiare italiano, rendendolo piu’ flessibile (ma con DOVERI al tempo stesso, non dimentichiamolo), io credo che l’idea di famiglia potrebbe (potrebbe, IMHO) migliorare le cose.
Io vedo nelle unioni omosessuali (dove c’e’ REALMENTE un vuoto giuridico) il VERO problema della questione.
Finisco il mio pensiero ripetendo COMUNQUE il fatto che la chiesa, a mio avviso, ha per l’ennesima volta valicato il suo ruolo spirituale. Questo e’ un errore! (Sempre a mio avviso, chiaramente)
Vi ricordate la frase “Nella cabina elettorale Dio vi vede, Stalin no”? …
Ciao
PS: Fabio, mesi fa avevo “vomitato” i miei pensieri sui PACS, se vuoi vedere una visione molto “estrema” leggiti il mio post, ma stai attento perche’ al tempo fui parecchio violento
Ringrazio Carlo (dopo cena vado a leggere anche da te) di avere moderato indirettamente il mio pensiero
Secondo me Fabio, dopo aver letto il mio post su FCHouse, cambiera’ idea sulla mia moderazione… al tempo avevo il dentino parecchio avvelenato!
Vabbe’, adesso che son lontano riesco anche a mediare le cose… la forza della calma!
Fabio:
forse le mie posizioni possono apparire fortemente ideologiche in virtù del fatto che sono contrario all’istituzione(o per meglio dire al concetto di )matrimonio (sia civile che religioso
Legame programmaticamente defintivo? Se la vuoi sapere, penso su certi temi, non si possono usare aggettivi come programmaticamente definitivi; faccio questo ragionamento:Se due persone stanno insieme, possono decidere della loro relazione solo giorno per giorno, chi da a loro la certezza che domani starano ancora insieme, che saranno innamorati ancora, chi da a loro la certezza che c’è ancora un motivo per stare insieme( a meno che non vogliano trascinarsi matrimoni (appunto) solo di facciata, e senza significato come accade a tanti).Il motivo per cui rifiuto il concetto di matrimonio è questo: come si può avere la PRESUNZIONE di dire : “t amerò per sempre” , la presunzione di conoscere i nostri sentimenti futuri?Possiamo conoscere quelli presenti.(Questo è ovviamente un mio parere).Poi sono d’accordo con Carlo sul fatto Che per essere “FAMIGLIA” non bisogna essere necessariamente sposati.
Mi dispiace Alfredo, ma non ritengo che il tuo punto di vista sia molto corretto…
“Chi vuol esser lieto sia, nel doman non v’e’ certezza!”
Una famiglia non si decide “Day by Day”, non lo si puo’ fare perche’ ci sono cose molto importanti in gioco, in primis i figli.
Non puoi dire “andiamo finche’ va, poi ognuno per la sua strada”, perche’ il ragionamento non e’ funzionale alle necessita’ di una coppia. Prova a dire alla persona che ti chiedera’ di giurarle Amore Eterno qualcosa come “Beh, oggi si, domani vediamo” e ti ritroverai con un pugno di mosche in mano (la mia idea iniziale era piu’ volgare, quindi mi sono autocensurato).
Ricordiamoci che tra tutte le cose, il dito va puntato proprio sulla RESPONSABILITA’ della coppia, sul fatto che ci sono azioni (figli appunto) dalle quali non si torna indietro e che dureranno “Per tutta la vita”
L’Amore non e’ il fuoco che lega due persone al primo sguardo, l’Amore non e’ quella cosa che ti fa palpitare il cuore ogni secondo, quella e’ Passione.
Amore e’ voler invecchiare accanto ad una persona, Amore e’ adorare, prima del resto, tutti i lati negativi di chi ti sta accanto. Amore e’ sapere che, prima di qualsiasi altra cosa c’e’ Lei (o lui), ancor prima del nostro stupido egoismo.
Questa me la segno. Condivido, parola per parola (censura compresa), quello che hai scritto, Carlo.
Sono stato frainteso! Non volevo dire affatto che non bisogna prendersi delle responsabilità ne i confronti dei figli, volevo solo dire che quando una storia finisce , finisce, non si può portarla avanti solo perchè ci si è giurati amore eterno.Volevo dire che uno dovrebbe vivere di più il momento presente , non sovraccaricarsi(e ne conosco molte di persone che lo fanno)di progetti, super progetti, immergersi troppo negli “impegni” futuri ti fa vivere male oggi la relazione e cosi arriverai sempre più svilito domani per affrontare i progetti “messi in cantiere” sempre che interessino ancora .
I figli avranno sempre l’amore del padre o della madre indipendentemente dal fatto che si stia ancora insieme o meno
Se ti amo,ti lascerò nel momento in cui vedrò che il mio amore è diventato per te motivo di infelicità( e se non lo faccio non sto provando Amore , ma attaccamento, ed egoismo, questo si che è egopismo!).Se mi ami, mi lascerai nel momento in cui vedrai che il tuo Amore mi sta creando una prigione( e ribadisco il concetto, se non lo fai sta i provando attacamento, non Amore)
Alfredo, ci sono cose che bisogna tenere in considerazione PRIMA di immergersi in una relazione sentimentale seria.
E’ chiaro che se manca un rapporto civile tra le parti, manca una relazione, una famiglia termina di essere il “focolare” che dovrebbe essere.
Questo pero’ non deve significare che debba essere semplice troncare un rapporto identificato dalla legge. I DICO non devono essere un modo per uscire prima da una situazione di stallo, non sono un modo per evitare i problemi giuridici legati al matrimonio.
Quando decidi di costruire una vita assieme ad un’altra persona deve mettere in conto che cio’ che tu consideri “Amore” si modifichera’ nel tempo, diventera’ qualcosa di diverso e non sempre sara’ semplice.
Se fosse per me, proporrei come cammino verso la separazione di una coppia (matrimonio o dico, indifferente) una serie di sessioni psicoterapeutiche per la coppia, per forzare la coppia stessa a capirsi.
“Perche’ ti vuoi lasciare? Stai parlando a sufficienza con la tua compagna/ tuo compagno? o stai solamente cercando la maniera piu’ semplice per venir meno ai tuoi doveri?”
Io ho citato molto chiaramente un passaggio di cio’ che hai scritto senza possibilita’ di fraintendimento. Magari ti sei espresso male, vero, ma a questo punto ti dico: pensa MOLTO bene a cio’ che scrivi prima di scriverlo, perche’ se vuoi sostenere un qualcosa di delicato quanto i DiCo, non puoi sparare in aria idee mal dette, perche’ ti si ritorceranno contro alla velocita’ della luce.
Vedi, se io fossi stato contrario ai DiCo (dico, DICo, DICO, non so come si scriva) al tuo commento avrei risposto:
Ecco: l’unica cosa che chi supporta i Dico vuole e’ poter sciogliere un legame in fretta e furia, senza avere sulle proprie spalle la responsabilita’ di un matrimonio.
Questo l’ho sentito centinaia di volte. Prendilo come un consiglio: prima di scrivere, PENSA BENE e quando hai scritto, controlla che le tue parole rispecchino le tue idee, altrimenti apri lo spazio non al dialogo, ma fai in modo che le persone con idee diverse dalle tue rinforzino i propri ideali basandosi non sulle tue reali idee, ma sulle debolezze delle tue idee.
Ciao e Buona Giornata
Caro Carlo, la possibilità di fraintendimento ci può sempre essere, posso dire che non ho forse espresso il mio pensiero in maniera chiara, ma solo io posso sapere ciò che ho pensato, quindi non sarei al posto tuo così netto nel dire : non c’e possibilità di frainteindimento, anke perchè questo è un dialogo un pò diverso dal dialogo faccia a faccia, anzi , al pari degli sms che io non amo usare per comunicare, questo del web è un a comunicazione che si presta a facili fraintendimenti.
Infatti co nei miei interventi non c’è alcun intenzione di indebolire le opinioni altrui,non c’è intenzione di persuadere ma solo di esporre il proprio pensiero; certo a volte può capitare di non esprimere al meglio le proprie idee.
Poi penso che non tutto quello che uno sente è esprimibile con le parole.
Perche’ di tanto in tanto non me ne sto zitto? Tanto il risultato e’ uguale (giusto per soffermarmi un momento in piu’ sul Teorema Dello Stracapimento)
E che sarebbe il Teorema dello Stracapimento? spiega spiega, sono curioso.E poi piano con le testate che ti fai male
Certo che passiamo di bene in meglio…
…io questo pomeriggio, dopo essere tornato a casa dal lavoro, ho avuto la malaugurata idea di dare un’occhiata a Repubblica.
L’articolo che vi ho trovato dentro mi ha riempito di indignazione e rabbia, perche’ di Cattolico quello che ha scritto l’Osservatore Romano non c’e’ veramente niente.
Che vergogna…
Carlo,
ben ti sta: la prossima volta eviti di sbirciare tra le pagine dei giornali italiani
Ieri su Repubblica c’era un bellissimo articolo di E. Scalfari. Ti riporto, di seguito, un passaggio che condivido e che mi sembra, tra l’altro, la giusta risposta all’organo ufficiale della Santa Sede:
Nel mio modesto blog,diario di un esattore è descritta la mia disavventura che dura da tredici anni.A proposito di poteri forti!Grazie