Nozione e nozionismo.

Mi è capitato di pensare questa mattina, appena sveglio, proprio alla differenza tra i concetti di nozione e nozionismo. Ripensavo, in realtà, ad una domanda che m’era stata posta, nel primo pomeriggio di ieri, prima della lezione di aerodinamica e (non ricordo, adesso, tutti i dettagli) nel rispondere sono capitato proprio su una considerazione tra nozione e nozionismo. Anche per fissare alcune idee butto giù queste poche righe nella certezza che dovrò modificarle non appena leggerò qualche vostra riflessione nei commenti.
Di qualsiasi cosa una persona si occupi ha bisogno di possedere alcune nozioni ed è bene, guardando una fiction, ad esempio, sull’attentato di Nassiria, avere una minima idea di dove si trovi questo paese. La questione su cui occorre riflettere, però, è quanto della storia di Nassiria una persona che si considera colta deve sapere? A mio modo di vedere, essere colti non vuol dire, affatto, ricordare tutte le nozioni, ma saper dove andarle a cercare. In un agevole libretto di qualche anno fa (Come imparare più cose e vivere meglio), il prof. Roberto Vacca spiegava proprio alcune tecniche per “estrarre da un libro tutte le informazioni rilevanti a un certo scopo - senza leggerlo tutto”. E’ proprio la mancanza di questo quadro mentale che distingue l’autodidatta dalla persona colta: l’autodidatta può sapere tutto su Nassiria ma niente su Bagdad, e ignorare che si trovano entrambe in Iraq. La persona colta può, a sua volta, sapere poco di entrambi, ma sa che consultando la cartina di un atlante dovrà volgere lo sguardo verso oriente e non guardare a sinistra.
Avere nozioni significa essere ricchi di riferimenti utili da poter utilizzare all’occorrenza per cercare le risposte ai quesiti che ci vengono posti. Queste nozioni si acquisiscono quasi senza sforzo: basta un poco di curiosità e tanta buona memoria.
Ho notato, parlando anche con alcuni colleghi, che c’è un certo gusto nozionistico, che mi piace definire ginnico, che non è un male, a mio avviso, coltivare. L’importante, però, è esser consci del fatto che vale quello che vale. E’ divertente trovarsi in una discussione, a cena tra amici, e sfidarli, che ne so, su Dylan Dog. Come si chiama il proprietario del negozio transdimensionale Safarà? in che albo Botolo ha salvato, per la prima volta, Dylan Dog? in quale albo il gatto Cagliostro viene condannato a vivere nel limbo? Ma va benissimo anche se vi sfidiate sui terzini del Milan o sui film di Franco e Ciccio. Il nozionismo è, in effetti, proprio come una competizione sportiva e ha una sua valenza circense: il campione di quiz alla TV (almeno quelli che andavano a Lascia o Raddoppia, non i quiz di adesso) esibisce il suo nozionismo come il mangiatore di fuoco esibisce al circo la sua destrezza nel manipolare il fuoco.
E’ evidente - per come la vedo io - che il nozionismo non implica, necessariamente, cultura. Mentre sarebbe auspicabile che si verificasse l’implicazione opposta: la persona colta deve avere una certa propensione al gusto nozionistico, per ragioni di buona salute mentale.
Infine si dovrebbe essere capaci di distinguere tra nozione e conoscenza, ma non è una cosa facile.
Per un medico sapere quando Frege pubblicò il primo volume della sua Grundegesetze der arithmetik (l’opera maggiore di Frege in cui venivano presentati una serie di assiomi per l’aritmetica) è solo una nozione, e gli basta (e avanza, direi) sapere in che scorcio di secolo Frege ha vissuto. Ma per uno storico della matematica il problema è fondamentale, perchè quell’opera (anzi la critica mossa da Russell al cosiddetto principio di comprensione che è alla base dell’opera di Frege) ha avuto una vasta eco proprio nella storia della logica matematica.

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25 commenti

  1. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 16:31 | Permalink

    Biagio, mi fai sentire quasi in imbarazzo leggendoti.

    Quando affermi:

    A mio modo di vedere, essere colti non vuol dire, affatto, ricordare tutte le nozioni, ma saper dove andarle a cercare.

    dici una cosa giusta, ma questa al di fuori della nozione e del noziosismo è mera curiosita e voglia di sapere, che poi si tramuta in coltivazione delle proprie nozioni.
    La curiosità e l’apertura mentale è alla base di tutto, un non curioso difficilmente amplierà lo spettro delle proprie nozioni.

    Curioso post, ma di sicuro fonte di spunti interessantissimi.
    Bravo Biagio!

  2. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 17:04 | Permalink

    [...]mi fai sentire quasi in imbarazzo leggendoti.

    …e perchè mai? veramente scrivo cose così sconce?

    Grazie, comunque, per l’incoraggiamento e per il “Bravo”.

  3. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 17:38 | Permalink

    Sì, ma manca il senso del sacro, il sens-Zo del SA-cro!

    scusate, non resistevo

  4. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 17:51 | Permalink

    Fabio??? Scusa … cosa intendi??? Leggo e rileggo ma … non capisco! Scusa ma se mi rispondi sarai di grande aiuto altrimenti rischio di non dormirci sopra!!! …e credo sia lo stesso anche per Biagio!!!

  5. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 17:54 | Permalink

    [...]e credo sia lo stesso anche per Biagio!!!

    Credi bene!

  6. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 18:02 | Permalink

    Noooo… non conoscete l’imitazione di Gabriele La Porta fatta da Corrado Guzzanti?

    C’hai la conoscenza, senza sagg-gezza… e senza il senso del sacro!

    …che figura…

  7. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 18:24 | Permalink

    non conoscete l’imitazione di Gabriele La Porta fatta da Corrado Guzzanti?

    … lo dicevo io che sto invecchiando

  8. Pubblicato 13 Marzo 2007 alle 20:29 | Permalink

    Biagio, io non posso vantarmi di possedere una cospicua dose di nozionismo, perché la mia memoria non è pessima, è quasi assente! Perciò io sono costretto ad agire secondo il tuo ’schema’. Io non farei una contrapposizione tra nozionismo e cultura, ma tra nozionismo ed intelligenza. L’intelligenza distingue il nostro cervello da un hard disk proprio dal fatto che tu non devi necessariamente memorizzare tutto: devi solo sapere dove e come cercare. Io sono un programmatore e, come la maggior parte dei programmatori, conosco vari linguaggi. Però non conosco tutti i comandi a memoria. Infatti proprio per questo hanno inventato i ‘reference’. So che esiste un comando che fa una data cosa, bene, quando mi dovrà servire consulterò il reference. Certo, poi ci sono i fenomeni della natura come…ecco…non ricordo…aspetta…vado su Google…no ora ricordo…una Golf…si, Gianni Golfera, che conosce a memoria, lettera per lettera 261 libri (anche al contrario). Ma questa è un’altra storia…Ah, io sono un convinto assertore dell’autodidattismo e…beh, la penso all’opposto: chi prende lezioni segue lo schema, chi è autodidatta si *inventa* lo schema (e magari filtra le informazioni che non servono). La scuola italiana ti offre la cultura con la ‘c’ minuscola, perché elargisce molto nozionismo ma insegna poco a riflettere. IMHO.

  9. Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 05:58 | Permalink

    Maurizio: sul nozionismo ed intelligenza apri un dibattito abbastanza delicato. Per come la vedo io l’intelligenza è un dono, qualche cosa che no può essere né coltivata né acquisita con lo studio e la costanza: è (mi verrebbe da dire, soltanto) la facoltà della mente umana di pensare, di elaborare giudizi a partire proprio dalle nozioni: non la contrapporrerei affatto al nozionismo.
    Anch’io ho sempre affermato di avere una pessima memoria: durante gli anni della scuola mi dannavo di non riuscire a ricordare nulla. In realtà a volte chiediamo veramente troppo alla nostra memoria senza fare nulla per allenarla: ci sono tecniche mnemoniche estremamente efficaci che (se usate con intelligenza) possono venire in soccorso: mandare a memoria qualche verso di una poesiola, ad esempio, ogni giorno, con costanza e impegno, può aiutare molto.
    Sull’autodidattismo invece direi che il discorso è un pochino da prender con le molle. E’ vero che costruirsi uno schema di studio aiuta tantissimo però è anche vero che senza una visione organica dell’insieme si rischia - spessissimo - di dare poco importanza a concetti fondamentali e approfondire, invece, aspetti secondari (a volte anche troppi) della materia. E’ una questione di pesi: avere la possibilità di tarere il giusto peso degli argomenti è fondamentale per avere, in linea di principio, un aspetto generale ed organico (a volo d’uccello direi) dell’intera materia. Curiosità e voglia di conoscere faranno, poi, il resto e permetteranno (all’utodidatta) di approfondire (nozionisticamente, anche) alcuni aspetti a discapito di altri.

  10. Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 09:39 | Permalink

    credo sia profondamente vero quello che dici … dopotutto ricordare esattamente a memoria qualcosa è sempre possibile, ma solo per una breve durata… nel lungo periodo occorre sapersi “autogestire”.

  11. Alfredo
    Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 10:13 | Permalink

    Per come la vedo io l’intelligenza è un dono,la facoltà della mente umana di pensare, di elaborare giudizi a partire proprio dalle nozioni

    Quella che tu definisci intelligenza è solo una carattteristica che sarebbe meglio definire inteletto; a mio parere l’intelligenza è soprattutto capacità di osservazione, cioè capacità di osservare le cose senza l’interferenza della mente.L’intelletto è invece qualcosa di meccanico: in base a nozioni elementari acquisite si riescono a comprendere concetti più elaborati e a costruire teorie; la cultura,lo studio sia di materie “rigorosamente” scientifiche sia della filosofia o di qualsiasi altra cosa richiede intelletto , non intelligenza.

    P.S. Cosa intendi per dono?

  12. Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 11:00 | Permalink

    Cosa intendi per dono?

    Un regalo del caso (qualche cosa innato). L’intelligenza è un insieme innato di funzioni conoscitive generate dall’attività cerebrale.

    capacità di osservare le cose senza l’interferenza della mente.

    Abbastanza taoista (wu wei, direi) come definizione.

    Non condivido affatto

    L’intelletto è invece qualcosa di meccanico

    Ridurre la capacità di intelligere ad un puro atto meccanico sa di empirismo alla Hobbes: secondo me l’intelletto non è solo quello.

  13. Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 11:10 | Permalink

    Biagio, smettila con la trippa al sugo prima di andare a dormire che poi ti svegli con questi dilemmi!

  14. Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 11:14 | Permalink

    Francesc@: saranno stati i peperoni. La trippa non mi piace: giuro.

  15. Alfredo
    Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 11:59 | Permalink

    Penso che l’intelligenza è un qualcosa che appartiene a tutti come potenzialità, l’intelletto ti è invece dato dalla società, dal mondo, dall’esterno, quindi è una cosa che puoi avere o non avere, o meglio: puoi avere di meno o di più, si può quantificare in base alle nozioni , alla capacità di mettere in relazione vari concetti, ecc. l’intelligenza è una qualità qualitativa(lasciami passare l’espressione), non una qualità quantitativa come lo può essere l’intelletto.L’intelligenza è un dono , è un potenziale che tutti hanno, ognuno in modo diverso, ma in maniera unica.L’intelletto è qualcosa che può accomunare più persone(cioè ad esempio più persone possono imparare , acquisire stesse capacità di ragionamento).L’intelletto porta a quella che non è corretto definire conoscenza, ma ad un insieme di nozioni appunto(cose che servono per campare , per lavorare, per soddisfare le proprie curiosità, ma questo è un altro discorso)

    Abbastanza taoista (wu wei, direi) come definizione.

    Abbastanza naturale, direi, piu che taoista.

    Per quanto riguarda la conoscenza, a proposito del taoismo(se taoismo si può considerare):
    “La conoscenza che hai ricevuto dagli altri è solo un ammasso di pietre: è oro solo la conoscenza che sgorga dal tuo Sè”.
    Ora devo tornare alle mere nozioni di Aerodinamica

  16. Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 12:27 | Permalink

    Abbastanza naturale, direi[...]

    Sono concetti espressi da Rajneesh Osho (anche la citazione delle pietre è sua, mi sembra di ricordare)in Ricominciare da sé (vecchio libro della Mondadori, mi sembra). In effetti nell’opera di Osho c’è un po’ di tutto (anche il taoismo): un mix di correnti spirituali orientali…

    Ora devo tornare alle mere nozioni di Aerodinamica

    è meglio: fa che le “mere nozioni” diano risultati accettabili altrimenti altro che pietre all’esame.

  17. Carmen
    Pubblicato 14 Marzo 2007 alle 20:38 | Permalink

    Il tuo postapre un portone sfondato che sto affrontando con i miei collboratori da mesi.Oggetto del disquisire ” come far si’ che 4 giovani laureati usciti da una scuola di comunicazione” si depurino da una massa di informazioni ricevute in 5 anni di studio e sviluppino un approccio al lavoro tale da sapere il dove ? il come ? prima di sviluppare il perchè ? e approfondire il come?.
    Se hai riferimentisu come sviluppare questo tipo di approccio, ti farei una statua d’oro in piazza san babila.

  18. Pubblicato 15 Marzo 2007 alle 04:31 | Permalink

    [...] ti farei una statua d’oro in piazza san babila.

    Per la felicità dei piccioni che avrebbero un posto nuovo per… posarsi.

    Avete provato con qualche corso di problem solving? Prova a sguazzare tra queste pagine e vedi se trovi qualche info utile. Utile è anche questo testo (fondamentale) di James M. Higgins, ma anche questo, questo, questo e questo
    (al limite puoi devolvere il budget per la statua d’oro e comprare qualche copia per i 4 giovanastri).

  19. Pubblicato 15 Marzo 2007 alle 16:44 | Permalink

    Credo che intelletto ed intelligenza siano sinonimi. Forse se si vuole differenziare, credo che il primo riguardi la mente in generale, mentre la seconda riguardi una caratteristica ben precisa della mente. A parte il fatto che ci sono delle teorie secondo le quali l’intelligenza innata può essere educata come una qualsiasi altra facoltà (e quindi non un mero ‘dono’, a parte il fatto che ci sono ricercatori che sostengono ci siano vari tipi di intelligenza (intelligenza visiva, intelligenza motoria, intelligenza matematica etc.) ma…non mi sono spiegato su ciò che intendevo io con autodidattismo e contrapposizione tra nozionismo ed intelligenza. Io dico che se tu vai a scuola (o frequenti un corso di qualsiasi tipo), in realtà apprendi delle nozioni e/o delle tecniche. Ad esempio, se studi musica, apprenderai delle scale. Se studi Jazz, apprenderai delle scale e delle tecniche per improvvisare. Ora, se tu usi le nozioni e/o tecniche meccanicamente (perché non ti hanno insegnato a pensare) rimarrai schiavo di quelle nozioni e/o tecniche (ad es. chi studia jazz e resta ‘ancorato’ all’interno degli standard). Se studi una poesia a memoria, ma non ti hanno insegnato a riflettere sul contenuto, sarà un esercizio di mnemotecnica sterile. E’ questo il rischio. Se tu invece impari da solo - come autodidatta - sei scevro da qualsiasi schema e/o condizionamento, quindi più portato ad esplorare, ad utilizzare l’innata curiosità umana (che proprio i condizionamenti delle società occidentali tendono a mortificare). I corsi di problem solving mirano proprio a questo. Ti insegnano il metodo non la nozione. Con l’intelligenza riuscirai ad acquisire anche le nozioni, mentre non è vero il contrario (in linea di massima). L’inglese (tanto per dirne una) l’ho imparato da solo. A scuola non si va lontano dal ‘I’m the teacher’ e ‘this is a book’. Idem dei corsi di lingue (che ho frequentato). Io ho sviluppato un metodo come dire, personalizzato, che su di me calza a pennello. Non sto dicendo che l’insegnamento non sia necessario eh? Solo che è un metodo standard, mentre secondo me ogni persona è diversa da qualsiasi altra (quindi l’insegnamento dovrebbe essere personalizzato e non standard). La scuola italiana va forte ad inculcarti la poesia del Petrarca a memoria o il calcolo della radice quadrata (ma a che serve?), ma non ti spiega ad esempio come leggere un quotidiano con spirito critico (questo si che serve). Gli stessi corsi che illustrano le mnemotecniche hanno una pecca: ti spiegano delle tecniche che sono fini a se stesse (basta leggersi un libro specifico allora) ma non ti insegnano ad applicarle nella vita quotidiana di tutti i giorni. Ha poco senso riuscire a ripetere una lista di 100 numeri anche al contrario: io voglio ricordarmi di pagare il garage domani sera ;-) Valutare il peso degli argomenti…aspetto generale ed organico…ma guarda che si può anche essere autodidatti con metodo!

  20. Alfredo
    Pubblicato 15 Marzo 2007 alle 17:35 | Permalink

    ma non ti spiega ad esempio come leggere un quotidiano con spirito critico (questo si che serve).

    La scuola se continuerà a d essere strutturata come lo è oggi, non potrà mai insegnarti a ragionare, ma potrà solo riempirti la testa di nozioni, potrà solamente riempire di dati gli allievi come se fossero dei computer.

  21. Pubblicato 15 Marzo 2007 alle 17:51 | Permalink

    Maurizio: chiarissimo… concordo su molte cose.

    [...]si può anche essere autodidatti con metodo!

    non sempre però si ha la capacità (e l’intelligenza) di sapersi orientare nel mare magnum di una disciplina.

  22. Carmen
    Pubblicato 15 Marzo 2007 alle 21:29 | Permalink

    Il problem solving non ha funzionato , grazie per i testi 2 su 4 erano nelle mie letture….il problema dei miei è che hanno una grande mole di info ma gli sfugge quella che io chiamo la logica del mettere il cappuccio/tappo alle BIC senno non scrivono più.

  23. Pubblicato 15 Marzo 2007 alle 21:38 | Permalink

    [...] sfugge quella che io chiamo la logica del mettere il cappuccio/tappo alle BIC

    Carmen: perchè continuate ad assumere laureati in “scuola di comunicazione”? vi serve, per caso, un ingegnere?

  24. Pubblicato 17 Marzo 2007 alle 08:08 | Permalink

    perchè continuate ad assumere laureati in “scuola di comunicazione”?

    ROTFL al quadrato. Purtroppo chi è addetto alla selezione del personale, non agisce usando la propria testa, agisce all’interno degli schemi classici (che per certe qualifiche richiedono necessariamente persone laureate, chissà perché). Questo accade specialmente nel mio settore. Carmen, ma se tu hai le idee ben chiare su ciò che richiedi ai tuoi collaboratori, perché non lo tieni tu un corso sul ‘metodo’? Cioè, analizza lo schema di pensiero che adotteresti tu, il tuo approccio, ed estrapola da quest’ultimo, un metodo. Butti su carta degli appunti e poi tieni un corso. Ma che intendi con

    logica del mettere il cappuccio/tappo alle BIC?

    Forse intendi fermarsi un attimo a riflettere? Non è chiaro…

  25. Carlo
    Pubblicato 17 Marzo 2007 alle 13:47 | Permalink

    ma 6 un docente di aerodinamica?

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