Conflitto tra poteri…

Credo che oramai anche i più distratti si siano resi conto che tra Stato e Chiesa è in atto un conflitto che si sta combattendo sul fronte dei diritti fondamentali della persona. A suon di note ufficiali e prese di posizioni, nette e radicali, da parte della Chiesa, vengono rilasciati, quasi quotidianamente, una serie di (martellanti) proclami che si riferiscono a valori “non negoziabili“. La dose, poi, viene rincarata da un atteggiamento di alcuni giornalisti (meglio sarebbe definirli giornalai), che, in certi casi, artificiosamente, estrapolano, decontestualizzandole, frasi ad effetto da discorsi ben più profondi con lo scopo -spero per loro sia questa la ragione- di far esclusivamente titoli sensazionalistici.
Al di la di questi atteggiamenti (che, ad ogni modo, ben rappresentano, nella loro bassezza, il clima infuocato che s’è venuto a creare) vorrei provare ad analizzare alcuni aspetti caratteristici di questo conflitto tra poteri, partendo dalla raccomandazione che, pochi giorni fa, la Pontificia Accademia per la Vita ha fatto a tutti i credenti cattolici invitandoli all’«esercizio doveroso, di una “coraggiosa obiezione di coscienza” - si legge nella nota - da parte di medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo». In sostanza la Pontificia Accademia invita ad avere come valori di riferimento non quelli della Costituzione, ma quelli di un diritto naturale di cui la Chiesa si fa unica interprete e che, di converso, lo Stato non sarebbe più in grado di tutelare. Inoltre la nota chiede anche l’esplicito rifiuto dell’ordine civile, rappresentato dalla legittima legislazione dello Stato qualora questa fosse ritenuta non conforme ai valori naturali, che perfino i giudici dovrebbero applicare. Siamo di fronte ad un modo d’essere della Chiesa (e il fatto che la linea d’attacco non sia cambiata in seguito all’avvicendamento che c’è stato ai vertici della Cei lo conferma) che si presenta, senza mezzi termini, pronta ad uno scontro, politico, frontale.
Tutto questo gran sfoggio di potere determina, a mio avviso, una vittima d’eccellenza: il dialogo. Sembra, infatti, d’assistere ad un dibattito tra sordi. Eppure, paradossalmente, a parole, parecchi, da entrambi i fronti, dichiarano e invocano proprio il dialogo. Se però, poi, nei fatti, una delle parti afferma di essere la depositaria di valori “non negoziabili” e prospetta una rivolta contro l’altra parte, bèh allora la cosa rischia di essere abbastanza complicata da tradursi in pratica. Chi perora la causa della non negoziabilità dei valori, afferma che questi sono tali in quanto fanno parte dei diritti naturali. Il problema, però, è cercare di capire cos’è che è naturale e cos’altro non lo è. La dottrina del giusnaturalismo è così ambigua e vaga che chi ritiene di avere il monopolio in questo campo non può che avere una natura autoritaria (e il Vaticano ce l’ha) che mal s’addice ad un sistema democratico che, in quanto tale, preferisce vincoli costituzionali a quelli arbitrari e vaghi del diritto naturale. Questione diversa, invece, sarebbe quella di discutere, costruttivamente e pacatamente, sulle questioni sollevate dalle varie esigenze contingenti che richiedono, invece, una comune ricerca. Ma fintanto che si costruiscono barricate e si oppongono i “non possumus” (da entrambi le parti) non si arriva da nessuna parte: rinserrarsi nelle proprie certezze e pretendere d’imporle agli altri è, essenzialmente, un esercizio di potere che, il più delle volte, non può che sfociare in situazioni violente e poco edificanti che non fanno affatto bene alla democrazia.

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2 commenti

  1. Pubblicato 4 Aprile 2007 alle 13:15 | Permalink

    Bellissimo approfondimento Biagio, purtroppo carico di tristi verità …

  2. Pubblicato 4 Aprile 2007 alle 13:25 | Permalink

    La situazione va sempre a degenerare.

Un trackback

  1. [...] per poterlo affermare ma non vorrei che la decisione di ieri del gip Laviola fosse il primo caso di obiezione di coscienza a cui la Pontificia Accademia per la Vita ha richiamato non solo operatori della sanità, ma [...]

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