Monthly Archive for maggio, 2007

a passo di gambero…

cicioni01g.jpgHo letto e riletto l’articolo di Francesco Grignetti apparso su “La Stampa” di oggi. Il caso trattato è quello, tristissimo e notissimo, di Marsciano (Perugia): una giovane donna, già madre di due bambini e incinta di otto mesi, Barbara Cicioni, è stata ammazzata di botte. Per questo omicidio efferato e vigliacco è stato arrestato il marito di Barbara, Roberto Spaccino. Secondo l’accusa, l’uomo -è la notizia di oggi- ha agito per gelosia: «Questo figlio -urlò a Barbara in uno dei suoi frequenti scatti d’ira- non è mio, fattelo riconoscere da tuo padre, devi abortire. Sei una mignotta come tua madre».
Sembrerebbe inutile, a mio avviso, spendere altre parole sull’accaduto. Adesso Roberto è in isolamento; ci sarà, a breve, un regolare processo e si accerteranno i fatti e i colpevoli (pare che ci siano altri indagati oltre a Roberto). Invece no. Leggendo, attentamente, l’articolo di Grignetti c’è una frase che, letteralmente, mi ha fatto rabbrividire. C’è scritto testualmente: «I quali (magistrati, ndr), nel dubbio, hanno ordinato un test del Dna anche sulla nascitura.» Ovvero: siccome il movente sarebbe “la gelosia” e poichè Roberto Spaccino avrebbe accusato la moglie di aspettare un figlio non suo, i magistrati che indagano sul delitto hanno disposto l’esame del Dna sul feto. Fermi un attimo. Ragioniamo, con calma, e ammettiamo, per ipotesi, che Spaccino sia veramente cornuto. Che cosa cambierebbe? qual’è lo scopo dell’accertamento? è un’attenuante, ai fini processuali, essere assassini perché cornuti?
Il brivido si trasforma in rabbia: possibile mai – mi chiedo- che in Italia vige ancora “il delitto d’onore”? non era stato abolito -come leggo da wikipedia- nel 1981?
Tutto questo inutile indagare ha il sapore di un ultimo (ed ulteriore) insulto alla memoria della povera Barbara e mostra, ancora una volta, come questo paese tenda, come i gamberi, a camminare al contrario

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Arresti e pestaggi al Gay Pride di Mosca: il video.


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Accolgo, con immenso piacere, l’invito di Diego Galli – responsabile del sito internet di Radio Radicale – a diffondere il documento «realizzato da RadioRadicale.it contenente un video esclusivo girato dal militante del Partito radicale Ottavio Marzocchi durante il suo arresto, la radiocronaca in diretta per Radio Radicale di David Carretta, la documentazione sui pestaggi contro i partecipanti al Gay Pride, l’arresto di Marco Cappato da parte delle forze speciali russe, il duo Tatu, la complicità della polizia russa con i naziskin e gli ortodossi anti-gay».
Questo è il link diretto al filmato presente su YouTube.

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Gli incontri ravvicinati e la società di Matrix…

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Un anno fa circa mi trovavo a passeggiare per le strade di un paesello della Calabria (Rossano per i più curiosi) e mi capitò di intravedere, da lontano, un tizio che conoscevo benissimo, e che stava venendo verso di me. Il guaio era che non mi ricordavo dov’è che l’avevo conosciuto e (cosa questa che mi capita spessissimo) non mi ricordavo neanche come si chiamasse. È una di quelle sensazioni -stranissime- che si provano quando ci si trova in terra straniera e s’incontra qualcuno che si è conosciuto in patria (in verità in questo caso basta anche il solo accento o una parolina in italiano per farcelo sentire nostro amico): una faccia fuori posto crea, in un certo senso, disorientamento. Quella faccia, però, dovevo conoscerla bene, visto che più s’avvicinava e più mi dava l’impressione di essere un volto familiare. Anzi, quasi sicuramente, avrei dovuto, vista la familiarità che mi ispirava il suo volto, fermarmi a chiacchierare con lui, chiedergli se tutto andava bene e altre cose di questo genere. Se poi l’avesse fatto lui, avrei, chiaramente, vissuto attimi di imbarazzo estremo: come dovevo comportarmi? Fingere di non vederlo? Troppo tardi; lui che, distrattamente, stava guardando dal lato opposto al mio quando si trovò vicinissimo a me, voltò il suo sguardo nella mia direzione. Preso dal panico, volli prendere l’iniziativa -magari, pensai, parlandogli mi ricordo chi è- e iniziai ad aprirmi ad un vasto e radioso sorriso; stavo per tendergli la mano quando di colpo lo riconobbi: era Pupo! Naturalmente non lo avevo mai incontrato in vita mia, né lui aveva mai incontrato me. In una frazione infinitesima cercai di ricompormi, feci in tempo a frenare la mia mano, e gli passai accanto con lo sguardo inebetito e perso nel vuoto.
Iniziavano le vacanze esitive e, chiaramente, per un bel po’ dimenticai l’accaduto.
Poi ho riflettuto sull’incidente e ho pensato che, in fondo, si tratta di una cosa normalissima. Questi volti popolano la nostra memoria (l’anno scorso, se non erro, Pupo aveva appena terminato la stagione con i pacchi al posto di Bonolis), anche se non siamo suoi fans sfegatati, c’è toccato a tutti di sentire qualche ritornello (per lo più tormentoni) delle sue canzoni, l’abbiamo visto (ahinoi) in tv tante di quelle volte che il suo volto c’è divenuto familiare come quello dei nostri parenti, e anche più. Possiamo cercare tante ragioni, più o meno razionali, per spiegare l’accaduto, discettare sugli effetti della realtà, sulla confusione tra reale e immaginario ma, purtroppo, non siamo immuni dalla sindrome del personaggio famoso, dei volti noti.
M’è capitato altre volte di assistere a scene in cui persone famose vengono “riconosciute“: c’è la coppia di amici che, in un ristorante, passa e ripassa davanti al tavolo del Vip e, ad alta voce, dicono: “Vedi, è proprio Tizio”. “Ma ne sei sicuro?” incalza l’altro. “E come no, è proprio lui”. Discutono, entrambi, ad alta voce, passando davanti al tavolo del malcapitato, incuranti del fatto che il Tizio famoso di turno li senta: come se non esistesse. È come se si facesse fatica ad ammettere che un protagonista dell’immaginario televisivo (ma non solo) possa entrare nella vita reale: davanti al divo ci si comporta come se questi fosse un ologramma, come se appartenesse ancora all’immaginario, all’irreale. La tv ci ha prima convinto che l’immaginario fosse reale, e ora ci vuole convincere che il reale sia immaginario e tanta più realtà ci viene offerta (ma, sarebbe meglio dire, propinata) ogni giorno, tanto più irreale diventa il mondo di tutti i giorni. Arriverà il tempo in cui penseremo di essere soli al mondo, e che tutto il resto sia il film che Dio o chi per esso ci proietta davanti agli occhi. Una specie di Matrix insomma…

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Tinky Winky è gay. Parola di Sowinska.

theme-index.jpgQuesta è veramente una notizia assurda. I bambini polacchi non potranno vedere più i Teletubbies perchè accusati di fare propaganda omosessuale. Pare, infatti, che la responsabile nazionale dei diritti dei bambini, la signora Ewa Sowinska ritenga poco educativo (o comunque ambiguo) il fatto che Tinky Winky (il pupazzetto viola) pur essendo “un ragazzo” abbia una borsetta:

I noticed he was carrying a woman’s handbag – Ewa Sowinska told – At first, I didn’t realise he was a boy.

Cose da non crederci. Fortunatamente il presidente dell’assemblea parlamentare polacca, vicino allo stesso esecutivo, ha invitato Sowinka a fare attenzione a non trasformare il suo dipartimento in «una roba da ridere».
Ammettiamolo: neanche Angelo Bagnasco sarebbe arrivato a tanto…

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Lo Stato meritocratico: 101 euro per tutti…

sciopero250-2.jpgApprofittando dell’attenzione mediatica tutta spostata sui risultati elettorali, il Governo s’è affrettato a trovare un accordo sul contratto degli statali. Un accordo prima annunciato da Nicolais, poi smentitito da Prodi e, nei fatti, poi riproposto e accettato: il Governo sborserà 101 euro al mese -compresi gli arretrati per il 2007- per gli Statali, così come i Sindacati chiedevano a gran voce.
Sull’altro piatto della bilancia pesa l’introduzione, in via sperimentale, della durata triennale dei contratti a partire dal periodo 2008-2010: «Allo scopo di allineare i tempi della negoziazione – recita il testo dell’intesa – con i periodi di riferimento e consentire la verifica degli obiettivi di miglioramento della funzionalità dei servizi e di incremento della produttività, in attesa della definizione di un nuovo generale accordo di politica dei redditi, le parti si impegnano a concludere entro il 31 dicembre 2007 un accordo inteso a prevedere in via sperimentale la durata triennale dei prossimi rinnovi contrattuali del pubblico impiego sia per quanto riguarda la parte economica che quella normativa, limitatamente al triennio 2008-2010».
Il Governo, in estrema sintesi, da un lato s’è beccato gli schiaffi dal Nord e dall’altro ha aperto il cordone della borsa per cercare di avere una carezza dagli Statali pronti a protestare (la carica per i 101).
“E io pago” avrebbe chiosato Totò. Anzi a pagare siamo tutti. Come sempre.

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lo schiaffo del Nord all’Unione…

amministrative.jpgLe schede sono, oramai, state tutte scrutinate e l’esito di queste elezioni amministrative è sotto gli occhi di tutti: la CdL ha strappato il Nord all’Unione. Nel comune di Genova, dove il centrosinistra tiene, Marta Vincenzi vince, di stretta misura, su Enrico Musso della CdL. Il centrodestra, invece, ha ricevuto, là dove vince, percentuali schiaccianti. Si è trattato, come giustamente faceva notare Pierluigi Battista stamani sul Corriere, di “una bruciante sconfitta“.
Mentre qui a Sud il risultato non è così facilmente interpretabile (l’operato del governo è rimasto sullo sfondo ed il voto è stato, essenzialmente, caratterizzato dai profili dei candidati, come ci si aspetta dalle elezioni amministrative) a Nord è innegabile, invece, il valore politico del voto. Il segretario diessino Piero Fassino parla di «un voto che sarebbe errato sottovalutare e che sollecita governo e centrosinistra a uno scatto, capace di rispondere alle attese di modernizzazione e riforme», mentre per il leader del Prc, Franco Giordano: «o il governo cambia marcia o si rompe definitivamente il rapporto con il popolo dell’Unione». Lo schiaffo del Nord pare -stando a quello che dicono i giornali- abbia colto nel segno. La parte più dinamica, innovativa e moderna del nostro paese boccia il governo Prodi e la sua politica economica fatta di repressione fiscale, di manovre punitive ma anche di aumento della spesa pubblica, ovvero di sprechi e di privilegi per la “casta” politica e per le sue clientele. Ma anche l’aumento della sensazione di una crescita dei fatti criminali e delittuosi (associati, per lo più, all’aumento dell’immigrazione) ha il suo peso non trascurabile in tutta la vicenda: il problema della sicurezza esiste ed i cittadini si vogliono sentire più sicuri, maggiormente protetti dalle forze dell’ordine.
Il paese è sempre più diviso in due diverse realtà socio-economiche: il “solito” Nord con i suoi produttori-imprenditori (i non privileggiati) che mal sopportano il peso e l’invasione dello Stato e il “solito” Centro-Sud con le grandi burocrazie parassitarie, gli assistiti e le clientele della politica. Ad intercettare i malumori degli elettori del Nord sono Forza Italia e Lega Nord che, in quanto a risposte liberali, lasciano molto a desiderare; pur di non appoggiare il Governo delle tasse e dell’indulto parecchi hanno preferito accontentarsi della solita minestra riscaldata: sulla piazza, purtroppo, non c’è di meglio…

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un senso di credibilità…

Sofri, quello grande, su Il Foglio di Ferrara -quello enorme- ha dichiarato a proposito dei “suoi” anni Settanta: «Quello Stato era fazioso e pronto a umiliare e violentare. sofri.jpgLo so. Una volta uno dei suoi più alti esponenti venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati». La dichiarazione, capite bene, che è di quelle al vetriolo e pone, com’è giusto che sia, una serie di domande. La prima curiosità riguarda i tempi: perchè solo adesso l’ex leader di Lotta Continua, condannato per l’omicidio del commissario Calabresi, sente la necessità di fare queste dichiarazioni così clamorose? Perchè solo oggi? Un “appalto” del genere proposto da un funzionario di Stato non lo si tiene nascosto per un trentennio. O sbaglio? Forse ché l’alto esponente dello Stato confidava e credeva nel silenzio di Sofri? e perchè? che rapporto c’era tra i due per spingere un dirigente di Stato ad esporsi così tanto?
Sarebbe il caso, adesso, che Adriano Sofri dica tutto (ma proprio tutto) ai magistrati: non solo per dipanare alcuni dubbi ma per dare, soprattutto, un senso di credibilità alle sue dichiarazioni… sempre che la parola credibilità abbia ancora un senso.

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Vietato manifestare…

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Questa mattina alle ore 10.15 ora italiana – spiegano i radicali – a Mosca, davanti alla sede ufficiale del sindaco di Mosca, sulla Via Tverskaja, sono stati aggrediti e malmenati da gruppi di naziskin, e poi dalla polizia che li ha arrestati, gli esponenti radicali Marco Cappato, deputato europeo; Nikolai Alexeiev, radicale russo e Coordinatore del Gay Pride di Mosca; Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca; Ottavio Marzocchi, radicale e funzionario al Parlamento Europeo.

Una delegazione radicale, insieme a parlamentari europei di altri gruppi sono stati aggrediti con calci, pugni e lanci di oggetti stamani, a Mosca, mentre cercavano di entrare in piazza e consegnare al sindaco – che ieri aveva vietato la marcia definendola un «atto satanico» – una lettera per chiedere maggiori garanzie democratiche. «Siamo molto preoccupati – dicono ora i radicali – soprattutto per le condizioni di Marzocchi che è stato violentemente picchiato».
Ormai in Russia non si manifesta più. È vietato contestare Putin e chiunque cerca di farlo viene arrestato (vedi il caso del campione di schacchi Kasparov) o selvaggiamente pestato a sangue. Lo stato di diritto è revocato. E l’Europa fa finta di nulla: cieca, muta e sorda di fronte alla legge della forza imposta da Putin…

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l’insostenibile pesantezza della partitocrazia

ossimmori.jpgL’aria, oramai, è diventata irrespirabile: puzza di politica -come ha ben detto Gian Antonio Stella- tutto questo marciume abbandonato lungo le strade così come puzza di politica quello che si legge, ogni giorno, sui giornali.
É un continuo doversi turare il naso; è un continuo dover voltare la faccia dall’altra parte per non vedere, per non essere investiti dall’acre odore nauseabondo e puzzolente che, senza preavviso, viene a schiantarsi, puntuale e feroce, sulla nostra vita. E non penso tanto al fatto che Visco abbia fatto quello che più generali della GdF lo accusano di aver architettato – cioè di aver imposto, con la minaccia, la rimozione dei comandanti della GdF in Lombardia che avevano indagato sulla scalata a Bnl della Unipol, società legata al suo partito – ma al fatto che una volta che lo scandalo è venuto a galla lui resti ancora li, solido e ben ancorato alla sua poltrona, difeso a spada tratta da tutti i suoi amici del governo e della coalizione al completo. E non penso neanche ai fatti di degrado e di ferocia criminalità che, insistentemente, si propongono sulla ribalta tra le strade di Napoli. Quello che è insopportabile è il fatto che tutto questo degrado (morale e non) non abbia impedito ai diretti responsabili (parlo del governatore della Campania Antonio Bassolino e del sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino) di entrare a far parte del Comitato dei 45 per il Partito democratico riciclandosi senza vergogna e mostrando a tutti il più becero trasformismo che si possa immaginare. E, ancora, penso ai dati, allarmanti, diffusi dall’Istat che, inesorabilmente, mostrano un aumento della povertà Italiana. Insomma, c’è in giro una miscela altamente esplosiva che ha come reagenti tutti i segnali di un declino inarrestabile e rovinoso del nostro ceto politico.
C’è un continuo ricorrere all’ipocrisia da parte di questa “casta” che propone tagli quando si parla di sprechi e di privilegi ma che, nei fatti, nessuno pensa, veramente, di attuare: c’è il rischio, concreto, che si instauri un’effimera campagna di moralizzazione (giusto per sedare i malumori nascenti) e non una serie di soluzioni “strutturali” per abbattere i costi iniqui a cui i cittadini sono sottoposti.
Giuste, a mio avviso, sono le indicazioni di Monti; giuste sono le proposte del «nuovo contratto sociale tra le generazioni» di cui parla Giuliano Amato. Occorre sperare, solamente, che ci sia la volontà di metterle in pratica.
Oramai è il sistema che non regge, è la partitocrazia che oramai è divenuta insopportabile. Fino a quando dovremo vivere in apnea e con gli occhi chiusi per continuare a far finta di non sentire, e di non vedere?

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…un mezzo passo indietro

paparatzinger2007.jpgNel corso dell’udienza generale di mercoledì scorso, in Piazza San Pietro, Papa Benedetto XVI ha ammesso che nell’evangelizzazione dell’America Latina non si possono «[...] ignorare le ombre che accompagnarono l’opera di evangelizzazione del continente latinoamericano: non è possibile infatti dimenticare le sofferenze e le ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro diritti umani fondamentali». Anche se, ha continuato il pontefice, la doverosa menzione di tali crimini tuttavia, «non deve impedire di prender atto con gratitudine dell’opera meravigliosa compiuta dalla grazia divina tra quelle popolazioni nel corso di questi secoli».
Con questo discorso il Papa tedesco ha corretto, parzialmente, quanto ebbe a dire durante il suo recente viaggio in Brasile, ricevendo critiche più che giustificate per avere, di fatto, “abiurato” la richiesta di perdono fatta a nome della Chiesa dal suo predecessore Giovanni Paolo II.
Quelle di ieri, se possibile, sembrano, comunque, affermazioni che ritirano, in un certo senso, le “scuse” che Wojtyla offrì a quei popoli. Non entrare nel merito, non riconoscere fatti storici precisi -tra l’altro documentati, nella loro crudezza, da missionari come Bartolomeo de Las Casas- ma tenersi sul vago ( parlando, sommariamente, di «ombre» e di non meglio precisati «colonizzatori» ) sa di reticenza, quasi come a voler ribadire il concetto espresso durante l’ultimo viaggio in Brasile. La sua è stata, per così dire, una rettifica parziale che apre, a mio avviso, un paradosso non di poco conto. Stando alle parole del pontefice, infatti, gli indios d’America dovrebbero ringraziare la Divina Provvidenza per la sanguinosa grazia non richiesta!
Resta, comunque, lo sconcerto per la facilità con cui si ammette la fallacia dell’opera della grazia divina: si è disposti a scaricare la colpa allo Spirito Santo o a Dio pur di non ammettere la fallibilità (negata, assurdamente, per dogma) dell’azione dei Papi precedenti.

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