«Desidero assicurarle che l’Italia non lascerà solo monsignor Angelo Bagnasco di fronte alle inammissibili, vili minacce di oscura provenienza di cui é stato fatto oggetto». Così il Presidente Napolitano si rivolge al Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, in un messaggio inviato il 30 Aprile scorso dopo che una lettera con un proiettile era stata recapitata al presidente della Cei. L’invio di pallottole per posta (ma anche gli insulti e le minacce anonime così come le vili scritte sui muri) é, purtroppo, una consuetudine (esecrabile) abbastanza diffusa in questo paese. La maggioranza delle persone pubbliche, ahimè, è o è stata oggetto di questa pratica mafiosa subdola ed intimidatoria: missive vigliacche confezionate e spedite da fanatici, pieni di rancore, frustrati dall’impotenza di poter agire. Un proiettile in una busta è, per così dire, il disgustoso prezzo che bisogna pagare per essere un punto di riferimento nel dibattito pubblico. Dispiace (è ovvio) che in questa dialettica mafiosa – che finora aveva infestato soprattutto i mondi economico e politico – sia capitato anche monsignor Bagasco (a cui, per quanto possa valere, va la mia completa solidarietà personale) soprattutto perché il ruolo istituzionale di questo alto prelato suscita, evidentemente, preoccupazione e inevitabili reazioni. Ma bisognerebbe, a mio avviso, cercare di trovare il giusto equilibrio e non lasciarsi, appunto, influenzare troppo dal ruolo ricoperto dal monsignor e dare la spiacevole sensazione che i proiettili a lui indirizzati siano “più pericolosi” degli altri proiettili che vengono recapitati, con una certa frequenza, ai politici o ai magistrati. E, ancora, sarebbe il caso che certe dichiarazioni di alcuni esponenti politici («Queste forme di intolleranza verso la Chiesa sono -ha dichiarato, ad esempio, Gerardo Bianco- l’espressione di una degenerazione del pensiero laico che lascia il posto agli estremismi» ) fossero molto più moderate e sensate: è mai possibile che un confronto intellettuale e serio – per quanto aspro – possa essere ispiratore di un’azione mafiosa? è mai possibile equiparare una critica, una divergenza di opinioni ad un attentato ed il suo autore a un mandante? «C’è qualcuno – sostiene Buttiglione – che é andato oltre le righe, che nega la libertà di parola della Chiesa e finisce col tentare di scaricare contro di essa l’odio di alcuni sciagurati»: non vorrei che le lettere con le pallottole fossero usate per fermare il diritto di critica alle affermazioni ( a volte anche abbastanza provocatorie ) di Bagnasco. Anche perché, a rincorrere questa logica si rischia di essere tutti dei terroristi. «Bisogna che l’Italia – ha dichiarato il cardinale Bertone – sostenga monsignor Bagnasco e che non lo lasci solo», ma, aggiungo io, occorre anche che lo Stato non dimentichi i magistrati, i politici, i poliziotti, i legislatori, i preti, gli amministratori e quant’altri che, in prima linea, combattono la violenza ottusa ed estremista di questi vili imbrattatori di muri e mittenti di pallottole.











Penso anche che lo Sato e la Chiesa non dovevano lasciar soli Don Peppino Diana e Don Pino Puglisi
Aggiungo che moooolte persone vengono lasciate sole dallo stato, ma anche e soprattutto dalla chiesa, la quale punta spesso il dito dove le fa più comodo, ma pare ben imbrigliata e impossibilitata a vedere cosa accada tutt’intorno … sbaglierò, ma non credo di andare troppo fuori bersaglio.
Mauro, credo che nel momento in cui la Chiesa abbandona il suo Magistero morale per scendere nell’agone politico, non può poi rigettare le critiche che le vengono mosse alla sua azione, come quelle mosse a qualunque partito. Detto questo, è chiaro che i proiettili in una busta anonima sono tutt’altra cosa; un gesto così vigliacco non può che essere denunciato, contrastato e biasimato ma, come faceva notare anche Alfredo, in altri casi (e per altri preti), le richieste di aiuto e di solidarietà non ci sono state o comunque non si sono fatte sentire. Non vorrei -era questo lo spirito del post- che passasse l’idea (e lo dico brutalmente) che ci sono dei minacciati di serie A e dei minacciati di serie B… Lo ripeto: solidarietà a Bagnasco ma anche a don Ciotti in Calabria (a cui, pochi giorni fa è stata bruciata una cooperativa) alla signora Laganà (vedova di Francesco Fortugno) e a tutti quelli che sono esposti, quotidianamente, alle rappresaglie della malavita. Senza differenze.
mi trovo completamente d’accordo con raucci. Obiettivamente si tratta dei rischi del mestiere, per quanto scandalosi…