Che l’Osservatore Romano abbia esagerato definendo «terrorismo» alcune critiche legittime (anche se, forse, inopportune) di Andrea Rivera durante il “Concertone” del 5 maggio è, direi, quasi lapalissiano. La situazione, infatti, è stata quasi subito sdrammatizzata, su ispirazione del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal direttore della sala stampa Vaticana, ai microfoni dei Tg1.
Resta però la tensione (una «nuova stagione della tensione», per usare le parole del giornale del Vaticano) che oramai caratterizza qualsiasi critica che venga rivolta alla Santa Sede. Le parole - lo spiega bene, Roberto Saviano, in questo articolo - sono delle armi e quelle usate dall’Osservatore Romano sono, inequivocabilmente, esagerate e spropositate. Volendo seguire il ragionamento dell’articolista del giornale della Santa Sede non ci sarebbe differenza fra l’anticrericarismo, anche il più becero, e un’aggressione di stampo terroristico. Fra una battutaccia di spirito e un vile atto terroristico. Fra le parole di un giullare e una “nuova stagione della tensione”. Parole gravissime. Con il terrorismo è sempre opportuno essere chiari. Le parole di Rivera saranno state, lo ripeto, inopportune ed esagerate - soprattutto perchè pronunciate in un contesto di sintonia ed allegria popolare - ma l’eccesso polemico con cui sono state attaccate dalla Santa Sede è esso stesso inopportuno ed esagerato. Parlare di terrorismo quando sono in gioco solo parole significa distorcere -come farebbe uno specchio deformante- la realtà e, chiaramente, contrastare la libera e civile espressione del confronto democratico. È giusto chiedere che ci sia senso della misura nei toni della polemica, così come è opportuno che si smorzino le ostilità purchè, però, a volerlo (e a praticarlo) siano entrambe le parti contrapposte.
Papa, Concertone, Andrea Rivera, Osservatore Romano, Vaticano, Chiesa, Ateismo










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