A leggere le prime notizie apparse ieri sui siti dei maggiori quotidiani nazionali, sembrava che Ivan Basso avesse iniziato a picconare, dal di dentro, il sistema più omertoso del mondo. Sembrava un gesto di straordinario coraggio e invece, a legger con calma le cronache riportate oggi, si è trattato solo di un gesto -presumo- concordato con gli avvocati utile soprattutto a se stesso.
Il ciclista milanese, vincitore dell’ultimo Giro, ha detto -con una dichiarazione spontanea- alla Procura del Coni , in estrema sintesi, essenzialmente due cose: 1. volevo doparmi ma non l’ho mai fatto; 2. non conosco nessuno dei miei colleghi che si sia dopato. Al di la di tutto quello che ci sarebbe da dire (e ridire) sul perchè un campione del suo calibro ( che -gli vogliamo credere- senza mai doparsi ha vinto un Giro e colto due podi al Tour quando c’era anche Armstrong) abbia sentito la necessità di intraprendere una costosissima pratica di emotrasfusione, mi viene da pensare (male) che la sua confessione sia stata solo un coup du théâtre per una buona uscita da una situazione complicata e limacciosa. Basso, autoaccusandosi, ha, per così dire, beccato due piccioni con una fava: ha recuperato la faccia e ha messo sulla bilancia della giustizia una (presunta) collaborazione. Chapeau, sicuramente, agli avvocati. Purtroppo, però, non possiamo estendere i complimenti anche al ciclista: per chi ama lo sport pare che non sia ancora arrivato il momento di avere un vero pentito disposto a raccontare e a rischiare di più per scardinare e far franare, dall’interno, la mafia dello sport. Peccato.










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2 commenti
Quoto in pieno, è solo una mezza dichiarazione per “lavarsi” la faccia, ma se fino a l’altro giorno giurava e spergiurava che lui non centrava niente
…comunque io spero che invece davanti ai magistrati faccia i nomi e cognomi ed esponga per filo e per segno tutti i fatti!!
Abbasso la mafia dello sport!!
…che poi ha “confessato” solo perchè sotto torchio altrimenti …
… dubito sai?