Anche il mestiere più antico del mondo è costretto, di questi tempi, a scendere in piazza per far valere i propri “diritti”. La vetusta professione è sul banco degli imputati. Il sindaco di Padova è deciso ad usare le maniere forti: multe salate a tutti gli automobilisti sorpresi ad abbordare le lucciole con la motivazione ufficiale che creano intralcio al traffico. E così, a suon di “bollini rosa dell’amore”, promettendo un rimborso (sotto forma di prestazione) ai clienti multati dal Comune, ieri a Padova, una trentina di prostitute, hanno sfilato in corteo per difendere il loro lavoro.
Una domanda mi sorge spontanea: perché, in una società emancipata come la nostra, non si pensa -in antitesi a quanto propone il ministro Amato- di regolamentare e legalizzare la prostituzione? Una società senza le “belle di notte” sarebbe una società (onanista) dove molti uomini (anche, e soprattutto, quelli con problemi psicofisici) non avendo più la possibilità di sfogare le proprie pulsioni sessuali potrebbero farle sfociare in deviazioni pericolose. É chiaro che non voglio assolutamente affermare che le “professioniste del sesso” siano delle benefattrici del genere umano; dico solamente che, in fondo, una certa “utilità sociale” ce l’hanno anche loro.
É evidente che la riapertura delle “case di tolleranza” porterebbe, comunque, dei vantaggi; primi fra tutti, chiaramente, i vantaggi sulla salute dei clienti: accurati ed adeguati controlli sanitari, imposti per legge, ridurrebbero, drasticamente, il pericolo di infezioni veneree. Il “mestiere”, inoltre, sarebbe esercitato lontano dalle strade dove occhi (e obiettivi fotografici) indiscreti non potrebbero arrivare: s’eliminerebbe (o, comunque, si ridurrebbe) il problema dello sfruttamento e, chiaramente, ci sarebbero anche delle entrare per l’erario sulle marchette.
D’altronde, nei lupanari dell’antica Roma le prostitute non davano fastidio a nessuno: non stazionavano nei centri abitati, non intralciavano il traffico cittadino ma, soprattutto, non disturbavano l’ipocrisia dei moralisti.










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4 commenti
Io sono assolutamente d’accordo alla riapertura delle case chiuse. Ci sarebbe meno sfruttamento, meno malattie in giro e sinceramente vedere i lampioni dei nostri centri storici presidiati dalle prostitute non è un bel biglietto da visita.
Favorevole alla riapertura, soprattutto per dare possibilità di libertà alle povere ragazze violentemente costrette al “mestiere” senza alcuna precauzione\sicurezza e tutela.
Ma non facciamoci illusioni. Il problema si preferisce nasconderlo (facendo finta di usare le maniere forti per contrastarlo) piuttosto che risolverlo. Ad una proposta del genere (basterebbe solo accennarla) ci sarebbero, nell’ordine:
1. un’insurrezione di tutto il collegio cardinalizio capitanato da Bertone
2. una valanga di accuse del tipo “fascisti, fascisti…”
3. accuse di conflitto d’interessi per qualche portavoce del governo.
La riapertura delle case chiuse sarebbe quantomeno una tutela per chi esercita
la “professione” in strada , in quanto la maggior parte di esse se non la totalità sono schiave della criminalità organizzata (straniera e italiana) e costrette ad un determinato tipo di lavoro