Capisco che non dev’essere piacevole, per gli abitanti di Serre, sapere che un pezzo di un’area protetta si trasformi in una discarica, ma anche vedere le strade sommerse di spazzatura non è una cosa piacevole né da vedere né da annusare. Così come non è piacevole sapere che la camorra imbottisce i suoli della regione di rifiuti tossici. Purtroppo qui in Campania siamo nuovamente (cronicamente, direi) in emergenza rifiuti, una emergenza che dura da anni (sono tredici anni che la spazzatura ha invaso le strade campane) e che non ha pari in tutto il mondo occidentale. Le ragioni (meglio sarebbe parlare di colpe) di tale sfracello organizzativo sono tutte di natura politica: l’incapacità - e la non volontà- delle classi dirigenti di cercare di gestire un problema così delicato è sotto gli occhi di tutti. In tutti questi anni i politici non hanno fatto altro che il loro dovere: vendere illusioni per creare attorno a se clientelismo e, quindi, un sicuro bacino elettorale vincente. E c’è chi ancora s’ostina a farlo.
La realtà dei fatti è che qui in Campania, nella maggior parte dei comuni, si continua a non fare la raccolta differenziata, così come ci si ostina a non mette in atto delle serie campagne di sensibilizzazioni per ridurre la produzione di rifiuti (qui, in Campania, siamo 6 milioni circa di sporcaccioni che producono -in media- 7,300 tonnellate di rifiuti ogni giorno: 350 Tir di monnezza, al giorno, da smaltire); mancano le discariche e mancano, soprattutto, strutture di riciclaggio e compostaggio. 1,5 miliardi (miliardi!) di euro (a tanto ammonta, secondo la Corte dei Conti, la cifra che è stata “smaltita” per gestire l’emergenza rifiuti tra risorse statali e regionali) per non risolvere il problema. Abbiamo, sparsi nel territorio, ben sette impianti di CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che vengono puntualmente bloccati dalla magistratura (e qualcuno incendiato da mani mafiose) perché costretti a lavorare con materiale precedentemente non trattato e, quindi, inadatto al processo produttivo. Abbiamo, in tutta la regione, campi “seminati” ad ecoballe grazie ad una scellerata compravendita di terreni che ha fatto la felicità e la fortuna di pochi e il danno e la disperazione di molti. Ad Acerra stanno costruendo un termovalorizzatore che, un giorno, dovrà nutrirsi delle ecoballe che stiamo disseminando qua e la, se non fosse che su questa struttura pendono pesanti provvedimenti giudiziari e -cosa ancora più grave - l’accusa ecologista di rispecchiare una tecnologia vetusta e altamente inquinante.
Ecco cosa ha prodotto la classe dirigente politica di questa Regione: giunte di destra, sinistra e centro tutte accomunate da una incapacità e inadeguatezza nel gestire -come si fa, con successo, nel resto d’Europa- il problema dei rifiuti. Di fronte a questo disastro organizzativo il governo centrale non ha più voglia di scucire i miliardi - così come ha fatto in passato - per mandare la spazzatura campana all’estero.
Il dr. Guido Bertolaso -che è un uomo pragmatico- è stato chiamato a risolvere questo intricato dedalo di problemi. Appena nominato ha cercato, subito, di stabilire un (giusto, a mio avviso) principio: ogni provincia deve provvedere allo smaltimento della sua spazzatura. Ha chiesto, ai presidenti delle Province, di indicare i siti per lo stoccaggio; ha ottenuto, come risposta, un silenzio assordante. Bertolaso, allora, ha chiesto ed ottenuto, dal governo, dei poteri speciali per poter operare in autonomia. Ha cercato di fare. Forse bene. Forse male. Ma lo ha fatto (a differenza di quanti parlano solamente e cercano, esclusivamente, il consenso dai dinieghi e dalle false promesse). Come tutti sanno, il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, si è dissociato dal decreto del governo ma - e anche questo lo sanno tutti - non si è dimesso: è li, felice e deciso, al suo (comodo) posto di comando. Ministro di lotta e di governo secondo una prassi oramai consolidata (si veda, ad esempio, l’ultimo atto tragicomico di Don Clemente da Ceppaloni) del governo Prodi. É li, l’on. Pecoraro, sulla sua comoda poltrona, a fabbricare illusioni, a gettar fumo negli occhi: ha cercato, con i suoi collaboratori, di placare l’ira degli abitanti di Serre con una proposta alternativa ed ha annunciato, trionfante, che riaprirà la discarica di Macchia Soprana. Una cazzata. Macchia Soprana, una discarica già utilizzata fino al 2002, può contenere, al massimo, 300 mila tonnellate di rifiuti. Qui, per le strade, abbiamo la bellezza di 700 mila tonnellate di spazzatura da smaltire. Non occorre essere geni della matematica per capire che quella di Macchia Soprana non è la soluzione ma un semplice paliativo. Una presa per il culo. L’ennesima.










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2 commenti
Biagio, non vorrei sembrare troppo ottimista, ma penso che se si faccia la raccolta differenziata come si deve, se il popolo campano divenisse davvero un po più sensibile a questo problema, si risolverebbe buona parte del problema. In piemonte ci sono paesi (non ricordo il nome ) in cui la raccolta differenziata è arrivata al 70%. come mai in Campania non si può fare lo stesso? La risposta la sappiamo tutte e due e in parte l’hai data nel post
La situazione dei rifiuti e della criminalità è drammatica e le soluzioni vanno ponderate. A tale proposio anche io ho scritto un articolo. Buona lettura.