Nel corso dell’udienza generale di mercoledì scorso, in Piazza San Pietro, Papa Benedetto XVI ha ammesso che nell’evangelizzazione dell’America Latina non si possono «[...] ignorare le ombre che accompagnarono l’opera di evangelizzazione del continente latinoamericano: non è possibile infatti dimenticare le sofferenze e le ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro diritti umani fondamentali». Anche se, ha continuato il pontefice, la doverosa menzione di tali crimini tuttavia, «non deve impedire di prender atto con gratitudine dell’opera meravigliosa compiuta dalla grazia divina tra quelle popolazioni nel corso di questi secoli».
Con questo discorso il Papa tedesco ha corretto, parzialmente, quanto ebbe a dire durante il suo recente viaggio in Brasile, ricevendo critiche più che giustificate per avere, di fatto, “abiurato” la richiesta di perdono fatta a nome della Chiesa dal suo predecessore Giovanni Paolo II.
Quelle di ieri, se possibile, sembrano, comunque, affermazioni che ritirano, in un certo senso, le “scuse” che Wojtyla offrì a quei popoli. Non entrare nel merito, non riconoscere fatti storici precisi -tra l’altro documentati, nella loro crudezza, da missionari come Bartolomeo de Las Casas- ma tenersi sul vago ( parlando, sommariamente, di «ombre» e di non meglio precisati «colonizzatori» ) sa di reticenza, quasi come a voler ribadire il concetto espresso durante l’ultimo viaggio in Brasile. La sua è stata, per così dire, una rettifica parziale che apre, a mio avviso, un paradosso non di poco conto. Stando alle parole del pontefice, infatti, gli indios d’America dovrebbero ringraziare la Divina Provvidenza per la sanguinosa grazia non richiesta!
Resta, comunque, lo sconcerto per la facilità con cui si ammette la fallacia dell’opera della grazia divina: si è disposti a scaricare la colpa allo Spirito Santo o a Dio pur di non ammettere la fallibilità (negata, assurdamente, per dogma) dell’azione dei Papi precedenti.
Chiesa, Papa, ombre, Indigeni, grazia divina, evangelizzazione










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2 commenti
Purtroppo la “spinta” di Giovanni Paolo II è finita.
La chiesa sta tornando indietro di secoli, e un forte “scontro” non è un’ipotesi così peregrina.