Sofri, quello grande, su Il Foglio di Ferrara -quello enorme- ha dichiarato a proposito dei “suoi” anni Settanta: «Quello Stato era fazioso e pronto a umiliare e violentare.
Lo so. Una volta uno dei suoi più alti esponenti venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati». La dichiarazione, capite bene, che è di quelle al vetriolo e pone, com’è giusto che sia, una serie di domande. La prima curiosità riguarda i tempi: perchè solo adesso l’ex leader di Lotta Continua, condannato per l’omicidio del commissario Calabresi, sente la necessità di fare queste dichiarazioni così clamorose? Perchè solo oggi? Un “appalto” del genere proposto da un funzionario di Stato non lo si tiene nascosto per un trentennio. O sbaglio? Forse ché l’alto esponente dello Stato confidava e credeva nel silenzio di Sofri? e perchè? che rapporto c’era tra i due per spingere un dirigente di Stato ad esporsi così tanto?
Sarebbe il caso, adesso, che Adriano Sofri dica tutto (ma proprio tutto) ai magistrati: non solo per dipanare alcuni dubbi ma per dare, soprattutto, un senso di credibilità alle sue dichiarazioni… sempre che la parola credibilità abbia ancora un senso.
Adriano Sofri, Il foglio, intervista, Lotta Continua, Calabresi, Stato










![Validate my RSS feed [Valid RSS]](valid-rss.png)
Un commento
Credibilità!?