Gli incontri ravvicinati e la società di Matrix…
Posted by Biagio - 30/05/07 at 04:05:24 pm View blog reactions
Un anno fa circa mi trovavo a passeggiare per le strade di un paesello della Calabria (Rossano per i più curiosi) e mi capitò di intravedere, da lontano, un tizio che conoscevo benissimo, e che stava venendo verso di me. Il guaio era che non mi ricordavo dov’è che l’avevo conosciuto e (cosa questa che mi capita spessissimo) non mi ricordavo neanche come si chiamasse. È una di quelle sensazioni -stranissime- che si provano quando ci si trova in terra straniera e s’incontra qualcuno che si è conosciuto in patria (in verità in questo caso basta anche il solo accento o una parolina in italiano per farcelo sentire nostro amico): una faccia fuori posto crea, in un certo senso, disorientamento. Quella faccia, però, dovevo conoscerla bene, visto che più s’avvicinava e più mi dava l’impressione di essere un volto familiare. Anzi, quasi sicuramente, avrei dovuto, vista la familiarità che mi ispirava il suo volto, fermarmi a chiacchierare con lui, chiedergli se tutto andava bene e altre cose di questo genere. Se poi l’avesse fatto lui, avrei, chiaramente, vissuto attimi di imbarazzo estremo: come dovevo comportarmi? Fingere di non vederlo? Troppo tardi; lui che, distrattamente, stava guardando dal lato opposto al mio quando si trovò vicinissimo a me, voltò il suo sguardo nella mia direzione. Preso dal panico, volli prendere l’iniziativa -magari, pensai, parlandogli mi ricordo chi è- e iniziai ad aprirmi ad un vasto e radioso sorriso; stavo per tendergli la mano quando di colpo lo riconobbi: era Pupo! Naturalmente non lo avevo mai incontrato in vita mia, né lui aveva mai incontrato me. In una frazione infinitesima cercai di ricompormi, feci in tempo a frenare la mia mano, e gli passai accanto con lo sguardo inebetito e perso nel vuoto.
Iniziavano le vacanze esitive e, chiaramente, per un bel po’ dimenticai l’accaduto.
Poi ho riflettuto sull’incidente e ho pensato che, in fondo, si tratta di una cosa normalissima. Questi volti popolano la nostra memoria (l’anno scorso, se non erro, Pupo aveva appena terminato la stagione con i pacchi al posto di Bonolis), anche se non siamo suoi fans sfegatati, c’è toccato a tutti di sentire qualche ritornello (per lo più tormentoni) delle sue canzoni, l’abbiamo visto (ahinoi) in tv tante di quelle volte che il suo volto c’è divenuto familiare come quello dei nostri parenti, e anche più. Possiamo cercare tante ragioni, più o meno razionali, per spiegare l’accaduto, discettare sugli effetti della realtà, sulla confusione tra reale e immaginario ma, purtroppo, non siamo immuni dalla sindrome del personaggio famoso, dei volti noti.
M’è capitato altre volte di assistere a scene in cui persone famose vengono “riconosciute“: c’è la coppia di amici che, in un ristorante, passa e ripassa davanti al tavolo del Vip e, ad alta voce, dicono: “Vedi, è proprio Tizio”. “Ma ne sei sicuro?” incalza l’altro. “E come no, è proprio lui”. Discutono, entrambi, ad alta voce, passando davanti al tavolo del malcapitato, incuranti del fatto che il Tizio famoso di turno li senta: come se non esistesse. È come se si facesse fatica ad ammettere che un protagonista dell’immaginario televisivo (ma non solo) possa entrare nella vita reale: davanti al divo ci si comporta come se questi fosse un ologramma, come se appartenesse ancora all’immaginario, all’irreale. La tv ci ha prima convinto che l’immaginario fosse reale, e ora ci vuole convincere che il reale sia immaginario e tanta più realtà ci viene offerta (ma, sarebbe meglio dire, propinata) ogni giorno, tanto più irreale diventa il mondo di tutti i giorni. Arriverà il tempo in cui penseremo di essere soli al mondo, e che tutto il resto sia il film che Dio o chi per esso ci proietta davanti agli occhi. Una specie di Matrix insomma…
Riflessioni, personale, incontri, televisione, reality
1 commento »
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ROTFL.
Verissimo, la tivvù come mondo reale e la realtà che diventa fiction. Non sarà che si guarda troppa televisione? Io dico che senza tivvù si vive benissimo!
Commento di Maurizio Silvestri — 31 Maggio 2007 #