Caro Presidente,
lo so, di tutti credo che questo sia il momento meno opportuno per scriverLe. I giornali mi dicono che è in atto un assalto al Suo “fortino” e che Lei, in questi giorni, è molto impegnato a spiegare a destra (soprattutto) e a manca che in certe questioni è il caso che Lei non ci metta il becco. Vorrebbero, a quanto pare, venire in parecchi a salutarLa; pare che la scalata al Quirinale sia diventato uno degli sport preferiti dei nostri politici di destra (i bene informati dicono che sia stato incaricato Bondi per studiare la morfologia del luogo e, con le mappe di Google, il poverino stia cercando di ottimizzare la scalata).
Se non dovessi rivolgermi direttamente a Lei userei un linguaggio sicuramente meno “politically correct“, mi lascerei al turpiloquio e direi, semplicemente, che quello li, il capo (?) dell’opposizione, ha proprio “la faccia come il culo”; ma non mi sembra il caso di buttarla in caciara, finanche quando si parla di Berlusconi. Però, mi creda, la cosa mi costa parecchio soprattutto quando lo si sente (su Rete 4, il più delle volte) sbraitare la sua preoccupazione sull’emergenza democratica o peggio quando favoleggia di non sapere “a chi rivolgersi qualora fosse in cerca di legalità”.
Accostare la parola “legalità” a quella di “Berlusconi” è, mi permetta, un ossimoro; immaginarlo poi, come un moderno Diogene, in cerca di legalità per me equivale ad immaginare Odifreddi che va in Chiesa, alla domenica, con un velo nero calato in testa e la coroncina del rosario stratta nella mano.
Ma il problema, ad ogni modo, non è tutto “nella faccia”, il problema semmai è cercare di capire come mai sia stato opportuno decapitare Visco per colpa di uomini che il su citato Berlusconi piazzò, a suo tempo, in punti strategici di questo paese, e che, a distanza di parecchio tempo dall’avvento di questo governo “di comunisti” (è sempre lui quello che li definisce in questo modo) gli stessi uomini stanno sempre agli stessi identici posti, come bombe ad orologeria, piazzati per esplodere a comando.
La verità, mio caro Presidente, è che qui da noi “di rosso” c’è rimasto poco o niente. Se togliamo la Ferrari di Montezemolo (anche lui -ne avrà sentito certamente parlare- fervido cavalcatore di questa “nuova” antipolitica che avanza) c’è rimasta solo la luna, quella barca tutta performante che, sotto il cielo di Valencia, riesce a distogliere dai suoi doveri persino il ministro D’Alema, che in compagnia di Tronchetti Provera, ha preferito seguire una gara (con il permesso, si badi, di Prodi) piuttosto che un importantissimo Consiglio dei Ministri.
Ma questa è una tragedia solo per una piccola parte del paese che, di questi tempi, e con ben altri problemi da risolvere vorrebbe interrogare ed interrogarsi su altro, mentre invece le discussioni più cruenti ed accese - quelle che finiscono per giorni e giorni sulle prime pagine dei giornali - sono sempre e soltanto fatte di vuoto.
Chiamato a togliere le castagne dal fuoco, sotto la pressione della destra che grida al golpe, il premier Prodi non ha avuto paura di scottarsi le dita e ha convinto, da un lato, Visco a farsi ibernare la delega sulla Guardia di Finanza e dall’altro ha provveduto a nominare un nuovo comandante della Gdf facendo traslocare quello vecchio alla Corte dei conti.
E intanto, come Lei ben sa, quel galantuomo di Previti è stato dichiarato ineleggibile solo perchè s’è dovuta esprimere la giunta per le elezioni mica perché gliel’ha consigliato il “cercatore di legalità” suo amico di sempre? Lo so, caro Presidente, che la notizia su Previti non è stata divulgata da tutti i giornali (io, ad esempio, l’ho letta solo sull’Unità ) mentre invece l’altra notizia, quella (su) “speciale”, era stata divulgata da ben altra fonte e più e più volte ripresa da atri giornali… ecco, mi sovviene un dubbio, non le sembra “buffo” che, casualmente, le problematiche che intasano il Parlamento, siano sempre innescate dal Giornale?
La lascio, caro Presidente: non vorrei distrarla troppo dal suo impegno; custodisca bene il fortino, serri le imposte, compatti i ranghi e tenga lontano gli scalatori. Se poi, nei momenti liberi, vorrà dedicarsi a strigliare il Governo -sempre che, dall’interno, questo regga- mi permetto di lasciarLe un appunto. Gli chieda, a quei signori li, “a che punto è la legge sul conflitto di interessi?”.
La saluto e Le auguro un buon lavoro.
Giorgio Napolitano, Lettera, Berlusconi, Visco, Prodi, Il Giornale, legalità










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10 commenti
Ieri ho fatto un sogno: un paese davvero comunista che fa chiudere Libero e Giornale e ne utilizza la carta per i servizi igienici nelle stazioni ferroviarie (hmmm…mi sa che non va bene nemmeno lì). Beh, così il Berlusca capirebbe finalmente cosa significa comunista e non parlerebbe a sproposito… :happy:
(Feltri? Belpietro? Si scherza eh? Io - NONOSTANTE TUTTO - sono per il pluralismo dell’informazione!)
Certo Maurizio voglio essere un tantino più esplicito: non è in discussione la libertà di stampa, né, tantomeno, il pluralismo dell’informazione, quanto l’ipocrisia di certi personaggi politici che fingono di essere verginelle e invocano (a sproposito) il rispetto della legalità che hanno (quando ne hanno avuto l’opportunità) sodomizzato più e più volte…
Biagio in stile Travaglio? :happy:
Il senso del tuo post era perfettamente chiaro, Biagio.
ma Napolitano si è fatto ritoccare la foto con il photoshop?
Bel post, bella lette
AH AH Lui che parla di emergenza democratica e possiede buona parte deel’informazione italiana.Altro che pluralismo dell’informazione
Come l’italia può andare avanti?
In alto mare, perchè anche se meno evidente, anche a sinistra c’e il conflitto d’interesse
I nostalgici della Pravda !!
Walter è uno che ha capito tutto. Chiaramente, saccente com’è, non ha potuto che apprezzare a pieno lo spirito del post

Visto Maurizio che era il caso di essere espliciti?
(anche se, comunque, esserlo non è servito a nulla!)
Si ma se poi uno non legge i commenti?
@Pepe: dici? possibile…