La questione Visco-Speciale, diciamolo subito, è estremamente delicata. Domani, alla camera, il centro-destra cercherà, ancora una volta, di provare “la spallata” al Governo. E’ improbabile che ci riescano (certo un incidente, con i numeri risicati che si ritrova Prodi, è sempre possibile) ma, a conti fatti, è certo che, comunque vada, per Prodi sarà un insuccesso. L’ha detto chiaramente anche ieri il Presidente della Camera Bertinotti: «le conseguenze politiche saranno pesanti». Tutto perché su questo caso ci sono state troppe reticenze, troppe oscurità e troppi passaggi incomprensibili. E la responsabilità è, ovviamente, tutta imputabile al Governo.
Visco vuole imporre (legittimamente, come spiega anche il presidente Cossiga a Grignetti sulla Stampa) ai vertici del Corpo della Guardia di Finanza il coinvolgimento in un giro di trasferimenti quattro alti ufficiali. Sempre il ben informato presidente Cossiga dice che questo non è, in assoluto, il primo caso: «Il governo Moro -si legge nell’intervista di oggi sulla Stampa- destituì il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale De Lorenzo. E destituì il comandante dei carabinieri, il generale Ciglieri, per una divergenza di vedute». Legittimo o meno che sia l’atto del viceministro Visco, quello che è accaduto dopo che il caso è esploso (per mezzo di lettere pubblicate su “il Giornale” ) ha, sicuramente, da un punto di vista mediatico, incasinato di molto la faccenda. Il generale Speciale, entrato palesemente in conflitto con Visco, rifiuta di dimettersi ma viene rimosso senza giustificazioni, mentre a Visco gli viene congelata, contemporaneamente, la delega sulla Guardia di Finanza. A Speciale, poi, viene data l’opportunità (rifiutata, proprio ieri) di andare alla Corte dei Conti. Ora, come giustamente osserva Panebianco stamani sulle pagine del Corriere, se un generale viene rimosso da un suo incarico perché (forse) colpevole di qualcosa, come mai viene trasferito in un’altra importante istituzione? Come mai anche Visco (intorno a cui, prontamente, il Governo si stringe a far quadrato) se non ha sbagliato viene invitato a dimettere una sua delega? É evidente che tutta questa serie di errori, questa serie di mosse pasticciate ha provocato un disorientamento nell’opinione pubblica tutta a scapito del Governo. Se a questo ci sommiamo, poi, lo scarso appeal che il premier, ultimamente, riesce a raccogliere e ai (deludenti) risultati delle elezioni amministrative è certo che, ogni giorno che passa, cresce il nervosismo e l’insofferenza per l’intera coalizione. Tutto questo perché chi aveva il compito di chiarire ha cercato di omettere; chi doveva spiegare non è stato chiaro.
Lo ripeto, la spallata di domani (a cui, secondo i bene informati, stanno lavorando Casini e Fini) quasi sicuramente non ci sarà ma, mi domando, fino a che punto una coalizione può rimanere coesa difronte ad un disorientamento della stessa classe dirigente. Prodi si ostina a ripetere che il suo sarà un Governo che riuscirà ad arrivare fino al 2011. Ma certe cose non basta dirle; occorre avere una forza politica per farle accadere.
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