Governo allo sbando: scontro con l’Ocse.

Le riforme del 1995 in Italia - si legge nel rapporto “Pensions at a glance” dell’Ocse - inizieranno a fare effetto solo sulle persone che andranno in pensione a partire dal 2017

ocse_giuria_inf--268x201.jpgL’Italia, unico tra i governi dei paesi membri, ha rifiutato di firmare il rapporto dell’Ocse (“Pensions at a glance” presentato ieri a Parigi) sulla tenuta dei sistemi pensionistici che si limita a chiedere di accelerare le riforme Dini e Maroni. Le riforme delle pensioni in Italia - secondo l’Ocse - hanno migliorato il sistema previdenziale, ma i tempi di applicazione sono troppo lunghi («the transition - si legge nel rapporto - to the new system is very slow and may be further delayed from the original path» ).

Il governo Italiano (avendo perso -sotto la pressione dei problemi interni che lo affliggono- il controllo dei nervi) ha ben pensato di contestare i dati, esprimendo «seri dubbi» sulla loro adeguatezza e quindi sulla comparabilità dei risultati.

L’Italia pensa - si legge nella presentazione del Rapporto - che le interpretazioni basate su questi dati possano essere fuorvianti

Altra perdita di credibilità - questa volta con effetti internazionali - del Governo Prodi.

Eppure, a leggere il Rapporto, risulta che l’Italia è il paese Ocse con i contributi pensionistici più alti (il 32,7% della retribuzione fino al 2006 contro una media Ocse del 20%). Secondo l’Ocse, inoltre, il livello medio delle nostre pensioni è -nella situazione attuale- pari al 67,7% del reddito medio singolo (media Ocse 57,5%) e la ricchezza pensionistica (il valore complessivo della pensione percepita espresso come multiplo del reddito medio lordo annuo), è pari a 9,9 in media per un uomo (Ocse 9,2) e a 10,8 per le donne (10,7).

La situazione italiana, quindi, pare che non sia estremamente pessima: occorrerebbe, solamente, cercare di accelerare i tempi di applicazione delle riforme.
Un dato negativo, però, emerge dal rapporto: per l’Ocse, infatti, ad eccezione dell’ Ungheria e del Regno Unito (dove si registrerà un aumento della pensione futura) in Francia, Germania, Italia, Giappone e Svezia i benefici futuri saranno tagliati tra il 15 e il 25%.

Questo si che è un dato fuorviante …

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3 commenti

  1. Pubblicato 8 Giugno 2007 alle 07:45 | Permalink

    Non sempre le cose sono così semplici come sembrano: magari gli altri paesi europei non hanno cosette come le baby pensioni e le superpensioni…ecco qual’è lo scotto che stiamo pagando.

  2. Pubblicato 8 Giugno 2007 alle 08:20 | Permalink

    Pensione? …e che strano termine è mai codesto? Tu cosa farai Biagio? Io penso di attivare un PIP … se trovo un consulente che abbia voglia di incontrarmi, chiamo le principali aziende, ma nessuna sembra aver tempo per uscire dopo le 19:00, se questa è serietà … sticazzi.
    L’unica è stata mediolanum, ma volevano vincolarmi a un conto corrente, ho desistito.
    Adesso vedremo … manca poco … troppo poco e vorrei slegarmi dall’azienda, troppo piccola (solo due dipendenti) e vorrei maggior sicurezza per il mio tfr.

  3. Pubblicato 8 Giugno 2007 alle 08:28 | Permalink

    @Mauro: lascio il Tfr nell’azienda. Parallelamente, però - da 7 anni circa - ho aperto un fondo integrativo con la Generali.

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