Questa follia tutta italiana…

«È evidente che tutto questo mi lascia perplesso, e uso una parola tenue. In passato ne ho usate di forti per esprimermi su questa follia tutta italiana». Così parlò, ieri, Giuliano Amato.
L’ex delfino di Craxi fa l’avvocato d’ufficio sulle intercettazioni che hanno investito i Ds e dice che «il sistema non funziona».
Dalema.jpgSpessissimo, è vero, accade che venga violato (spesso per fini biecamente politici) il segreto d’ufficio, ma non è questo il caso. Il giudice Forleo ha, semplicemente, deciso che le trascrizioni delle intercettazioni (che avevano rilevanza processuale non certo per i politici coinvolti) non fossero più sottoposte a segreto processuale.
Stranamente (e non si capisce su quali base normative) il Tribunale di Milano ha vietato la riproduzione dei documenti costringendo gli avvocati a prenderne solo visione, eventualmente segnandosi degli appunti, in poche ore. Tutto questo secretare, paradossalmente, non può che aumentare il rischio che di quel materiale (non più segreto) ne venga fatto un uso parziale e distorto.
E così accade che senza che alcun politico sia oggetto di indagini giudiziarie, la “casta” s’indigna e alza -a destra e a manca- le barricate, semplicemente perché vengono divulgati stralci di conversazioni da cui “la gente” può venire a conoscenza di alcuni conflitti di interessi e d’intrallazzamenti vari.
Subito il clemente ministro della Giustizia Mastella, preoccupato della “groviera” all’italiana, è tornato a chiedere l’immediata approvazione al Senato della sua legge-bavaglio (o legge tappa-buchi) contro la pubblicazione delle intercettazioni non più sottoposte, si badi, a segreto processuale. Legge, è bene ricordarlo, che è stata già varata, il 17 aprile scorso, dalla Camera, guarda caso quasi all’unanimità.
È chiaro a tutti che il fatto che i politici intercettati non abbiano commesso alcun reato non rende il contenuto di quelle telefonate meno rilevante: il ministro Rutelli, non a caso, stamani nell’intervista al Corriere ha detto, senza mezzi termini e con un senso di evidente preoccupazione, che «qui si rischia il tutti a casa».
Dal momento che le intercettazioni sono state autorizzate da un magistrato (così come prevede il tanto sbandierato - e spessissimo citato a sproposito- articolo 68 della costituzione) e ritenute processualmente rilevanti (sebbene a carico di altri) da un giudice, il fatto che in esse siano presenti conversazioni con politici di alto rango (addirittura ministri) le rende degne di essere divulgate: sono notizie. È indubbio che se l’intera inchiesta dovesse rilevarsi infondata allora i politici coinvolti avrebbero il sacrosanto diritto di accusare i magistrati di aver abusato del loro potere, ma come si fa, oggi, a negare il carattere di notizia e la rilevanza politica di quelle particolari conversazioni? come si fa, oggi, a stabilire che quelle conversazioni tra politici di primo piano e banchieri indagati non abbiano influenzato operazioni che riguardano l’assetto bancario italiano?
La magistratura sta indagando su alcune scalate all’Antonveneta e alla Bnl (presumibilmente) illegali e, ovviamente, sui protagonisti di quelle operazioni finanziarie. Si può supporre che dietro al “tifo” dei vertici dei Ds e di altri partiti ci fosse qualche interesse? è lecito chiedersi se oltre che “tifare” quegli stessi politici si adoperavano, anche, per favorire quelle scalate? e non è giusto che il cittadino venga messo al corrente di come queste trame siano state ordite e si siano sviluppate? perché il diritto del cittadino ad essere informato (per esercitare la funzione di controllo democratico attraverso la conoscenza) dev’essere annientato dal diritto del politico alla privacy e alla riservatezza della sua attività?
Sono contro qualsiasi campagna moralizzatrice: il “tintinnare di manette” usate da certi magistrati all’epoca di mani pulite mi ha sempre sconvolto. Non pretendo, assolutamente, che D’Alema e Fassino vengano indagati né, tanto meno, ritengo che il loro comportamento sia stato “immorale”. Però ritengo doveroso che venga, una volta e per tutte, acclarato che i conflitti di interessi esistono (e non sono solo quelli di Sua Emittenza), stanno sia a Destra che a Sinistra, riguardano tutti e l’unico modo per controllarli è che questi siano noti o, comunque, che ci siano gli strumenti legali per accertarli. Basta col dichiarasi verginelle della politica e tirarsi fuori dagli scandali o, comunque, imputare solo agli altri -perché evidentissimo- un conflitto d’interessi: che i conflitti di interessi di ciascuno siano trasparenti.
La questione è, a mio avviso, tutta politica: avere la possibilità, anche attraverso il buco della serratura, di gettare l’occhio sulle stanze del potere è la sola arma che abbiamo noi cittadini per valutare e soppesare, in maniera autonoma, in che modo e quanto i politici si lasciano influenzare nelle loro scelte dal loro machiavellico particulare. Visto che qualsiasi legge contro il conflitto d’interessi (fatta, soprattutto, d’ipocrite e aggirabilissime incompatibilità ) è una legge che pare essere illiberale se non improponibile, la pubblicazione delle intercettazioni autorizzate e non più sottoposte al vincolo di segretezza può essere l’unico strumento di controllo serio che il cittadino ha a disposizione per sanzionare o meno (col suo voto) il comportamento di questo o di quell’altro politico.
Nei paesi seri, non sospettabili di giustizialismo, un politico che mente di fronte all’opinione pubblica (mi riferisco al fatto che il gruppo dei dirigenti dei Ds hanno negato, con forza e insistentemente, di essersi interessati dell’Opa di Unipol alla Bnl) viene mandato a casa senza se e senza ma: per D’Alema e compagni si sarebbero dovute chiedere, a gran voce, le dimissioni. Altro che pensare a proporre una legge per vietare le intercettazioni. In questo, caro ministro Amato, sta la follia tutta italiana…

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3 commenti

  1. Pubblicato 13 Giugno 2007 alle 09:58 | Permalink

    Altro che pensare a proporre una legge per vietare le intercettazioni. In questo, caro ministro Amato, sta la follia tutta italiana…

    Tutto questo succede perchè non hanno il gelato … poi andrà meglio Biagio, ne sono sicuro.
    Sono dei bravi ragazzi in fondo, molto in fondo … me lo avranno un fondo?
    E’ una famiglia molto unita, vedi come si proteggono amorevolmente, dovremmo prendere esempio da loro invece che criticarli sempre, poveretti …

  2. Pubblicato 13 Giugno 2007 alle 12:39 | Permalink

    Il problema è proprio questo che hai giustamente e dettagliatamente individuato.
    La corporazione dei “politicanti” è quella che ogni giorno ci mette sempre di più nella merda ed è quella che si autodifende per eccellenza!
    A pensarci bene, non trovo parole per definire questa “situazione” che ci contraddistingue da tutti…

  3. Pubblicato 13 Giugno 2007 alle 12:40 | Permalink

    Il commento più carino che ho letto sulla vicenda è questo di DagoSpia, ripotarto anche da Vittorio Pasteris:

    D’Alema, che com’è noto è molto intelligente, avvertiva Consorte delle possibili intercettazioni telefoniche (“attenzione alle comunicazioni”) parlandogli al telefono: una mossa davvero geniale, machiavellica, volpina.

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