“… per parlare per conto di quelli che parlare non possono”

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Era l’alba del 17 giugno del 1983. Ventiquattro anni fa.
All’hotel Plaza di Roma i carabinieri irrompono, violentemente, nella vita di un noto personaggio televisivo. Enzo Tortora viene - sotto l’occhio freddo e maligno di una telecamera che continua ad inquadrare le manette - tradotto a Regina Coeli con l’infamante accusa di essere parte attiva in un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Quel giorno - come racconterà successivamente Tortora - segna l’inizio di un lunghissimo calvario umano e giudiziario fatto di ingiustizie, meschinità e calunnie: travolto dal vortice di accuse infamanti, il presentatore cade in un tritacarne giudiziario che lo fagocita, lo sminuzza e gli distrugge, istantaneamente, una carriera decorosa e impeccabile. Undici collaboratori di giustizia lo chiamano in causa (delinquente per “pentito dire” come lui ironizzerà successivamente) e lo accusano di far parte di un’associazione camorristica.
Una storia angosciante, quella di Tortora, fatta di assurde contraddizioni (ad “incastrarlo” solo un’agendina, trovata nell’abitazione di un camorrista, su cui - come una perizia calligrafica successivamente rileverà - non c’era neanche scritto il suo nome ma quello di un certo Tortona e un numero di telefono che non corrispondeva a quello del presentatore) e di palese violazioni del diritto. Un’assurda vicenda giudiziaria che, fortunatamente, si concluderà con il proscioglimento con formula piena per tutti i (falsi) reati contestati.
Purtroppo, però, con la vicenda giudiziaria non cesserà, per il presentatore, il dolore provocato da quei soprusi: il 18 maggio 1988, due anni dopo l’assoluzione, Enzo Tortora si spegnerà stroncato da un tumore.
A distanza di anni, ogni volta che ripenso a quell’assurda vicenda giudiziaria, continuo a non capacitarmi e, soprattutto, m’angosciano tutte quelle ingiuste pene che quell’uomo ha dovuto sopportare. E non posso fare a meno di ricordare la tenacia, il coraggio e la dignità con cui Tortora affrontò quei soprusi:

I giudici che con tanta superficialità e accanimento l’hanno perseguitato non hanno pagato (in termini di giustizia civile) i loro evidentissimi errori: mostri giuridici potentissimi che, solo ipoteticamente e molto raramente, dovrebbero essere domati dal CSM.
La battaglia politica che Enzo Tortora condusse - con e per i Radicali - in quegli anni difficili fu tutta tesa a mostrare le patologie del nostro ordinamento giudiziario. Enzo Tortora fu vittima di una legislazione emergenziale (quella sul pentitismo) che, paradossalmente, era diventata strutturale per affrontare, velocemente e male, i fenomeni criminosi che via via, nel tempo, si succedevano (terrorismo brigatista, mafia, e quant’altro). Fu vittima però con orgoglio: forte della dignità dell’innocenza, rifiutò l’immunità da parlamentare europeo e scelse di affrontare un processo - presentandosi alla Procura di Napoli - che già in quel periodo appariva iniquo e privo di un solido impianto accusatorio.
Oggi ancora siamo in una situazione gravissima per la giustizia italiana. Resta, però, forte il vero grande messaggio morale e statutale della battaglia politica condotta da Tortora in nome di tutti: il “garantismo” sia in senso formale che, soprattutto, in senso sostanziale è condizione fondamentale affinché ci sia uno Stato di Diritto. Se non c’è garanzia dei diritti e delle libertà individuali non siamo in democrazia ma viviamo in balia di intoccabili mostri pronti, in qualsiasi momento, ad azzannarci per mero protagonismo, per sciocca sete di vendetta o, cosa ancor più grave, senza alcuna ragione: per il semplice gusto di farlo.

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2 commenti

  1. Alfredo
    Pubblicato 17 Giugno 2007 alle 23:20 | Permalink

    Se non c’è garanzia dei diritti e delle libertà individuali non siamo in democrazia

    Penso che il comune cittadino(specialmente nel Sud italia ) il più delle volte non vede garantiti i propri diritti o almeno per vederli garantiti deve lottare come un forsennato con le malate istituzioni.Quindi non siamo in democrazia, almeno al Sud (e mi dirai bella scoperta!)

  2. Pubblicato 18 Giugno 2007 alle 07:16 | Permalink

    La democrazi in italia credo sia un bene per pochi “eletti” oramai …

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