Quella di Priebke è una storia giudiziaria che mi mette in seria difficoltà. Penso che sia assolutamente legittimo che la Repubblica esiga una giustizia inflessibile nei confronti dei crimini nazifascisti (e per questo, all’epoca, ero contrario a graziare il “vecchio” Priebke) ma, nel contempo, essendo fortemente contrario all’istituto dell’ergastolo (penso che non ci sia giustizia alcuna nel privare una persona, per sempre, della sua libertà, indipendentemente dalla gravità delle sue colpe) non mi scandalizzava il fatto che - nel pieno rispetto delle leggi di questa Repubblica - Priebke potesse lasciare la sua dimora (che è anche il suo carcere) per andare a “lavorare” presso l’ufficio del suo avvocato. Ne, tanto meno, gioisco per il fatto che questo permesso gli sia stato revocato. Lo dico senza usare mezzi termini: Priebke, come persona, mi fa ribrezzo (soprattutto perché non ha mai trovato la forza di pentirsi, pubblicamente, per tutto quello che ha fatto) e i crimini che ha commesso mi ripugnano dal più profondo. La possibilità di concedergli l’uscita giornaliera per recarsi a “lavoro” non era un atto di perdono ma, semplicemente, l’applicazione delle leggi della Repubblica. Suona strano, è vero, il repentino ripensamento delle autorità giudiziarie (a meno di 24 ore gli è stato revocato il permesso di “lavoro” ), ma si sa, la giustizia umana è fallace soprattutto quando chi giudica non è libero di farlo con serenità.
Priebke non merita il perdono per le crudeltà che ha commesso se non altro perché i soli che potrebbero concederglielo sono sepolti alle Fosse Ardeatine. Ma la Repubblica applica le sue leggi, che sono leggi improntate al senso di umanità - grazie alla lungimiranza e all’intelligenza dei padri costituenti- e al fatto che la pena inflitta al reo non è una vendetta ma un modo per costringerlo a riflettere sugli errori.
É evidente che Priebke in libertà era oggettivamente un motivo di turbamento per chiunque (e sottolineo chiunque) senta le Ardeatine come una ferita personale non ancora rimarginata: ebreo o non ebreo, familiare delle vittime o semplice cittadino che non vuole dimenticare la storia quell’eccidio (per tutti) è uno sfregio di una bestialità inaudita. Le dichiarazioni, a tal proposito, del ministro Mastella sono inqualificabili oltre che fuori luogo; «Se facessi parte -dichiarò il ministro appena fu diffusa la notizia della liberazione di Priebke- della comunità ebraica non sarei contento, ma anche come cittadino della Repubblica Italiana resto abbastanza perplesso»: come se le Ardeatine fossero un lutto privato degli ebrei e, cosa ancora più grave, come se gli ebrei italiani non fossero cittadini di questa Repubblica. Mhà?!?
Lo ripeto, al di la delle sterili polemiche, vedere Priebke libero di andare a lavorare (sul motorino) non è e non era un argomento facile da sostenere, ma essere cittadini significa anche saper accettare questi turbamenti per poter pretendere l’applicabilità e l’imparzialità delle leggi. Anche per Priebke.
Priebke, Fosse Ardeatine, eccidio, nazifascista, Roma, Legge, Mastella, politica, storia










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8 commenti
Scusa la provocazione, ma secondo me non c’è differenza tra Priebke ed un 68ino bombarolo, anzi, Priebke alla fine obbediva, il 68ino era animato da “ideali” propri.
Inoltre, c’è differenza tra vittime del nazismo e vittime della politica “pseudo democratica” italiana?
Enrico accetto la tua come una provocazione (anche perchè non mi pare che qui la questione fosse di -e, di certo, non era mia intenzione- riabilitare l’uno o l’altro né, tantomeno, stabilire un ordine di gravità tra i delitti degli uni rispetto agli altri). Dico, solamente, che davanti a questi crimini non c’è né ragione né giustificazione che reggono. Sono crimini che vanno condannati a prescindere. Un conto è che venga applicata la legge (con tutte le sue attenuanti), un conto è che si giustifichino questi o quei soprusi ignobili e inqualificabili. Non ci sono differenze: davanti a quelle morti che gridano giustizia e che hanno straziato tantissime famiglie veramente non c’è giustificazione alcuna che possa tenere…
Certo, infatti apprezzo il tuo sforzo di pretendere l’imparzialità delle leggi!
Per me in realtà è molto più semplice, se solo penso a quanti assassini stanno a spasso, mi viene naturale pensare che un vecchio nazista che tra poco schiatterà possa godere di qualche ora di libertà per fare qualche piccolo lavoretto.
Se vogliamo vederla dal punto di vista garantista, leggendo il profilo su wikipedia, mi sembra molto più preoccupante che una sentenza di prescrizione sia stata rivalutata dopo le polemiche delle comunità ebraiche.
@Enrico: in effetti quando occorre decidere con “il peso” delle piazze non è cosa né semplice né auspicabile. Chi esercita la giustizia dovrebbe avere la forza e la coerenza di sostenere le proprie decisioni, popolari o impopolari che esse siano… ma, haimé, non è sempre così.
Penso che il carcere a quest’individuo , non sia servito a gran chealmeno così traspare dai suoi comportamenti pubblici), non abbia svolto la sua funzione rieducativa(si, parlo di funzione rieducativa anke per individui del genere), ma purtroppo parecchie volte il magistrato è costretto ad applicare rigidamente le leggi, il problema semmai è un altro , sempre il solito, legiferare in maniera sensata ed equa, cosa che spetta alla classe politica(e con quella attuale siamo proprio a posto). Il fatto che ci sia un turbamento collettivo quando succedono queste cose è dovuto alla personale visione della giustizia che parecchie persone hanno(c’è chi vuole la pena di morte, c’e chi aborra, per dirla alla MUghini , la pena di morte, c’è chi crede nella funzione rieducativa del carcere, c’è chi pensa che , purtroppo, che far stare in carcere individui del genere è solo una spesa in più per la collettività eccc); d’altro canto mi sforzo di comprendere il dolore dei familiari delle vittime di quest’assassino, e chi è ebreo e in quanto tale(per la sua storia) ha una maggiore sensibilità per certi episodi.
P.S. Premesso che la cattiveria, e i comportamenti criminosi non hanno colore politico, permettimi di dire Enrico, senza alcuna polemica, che vedo spesso che i toui commenti sono impregnati di ideologia.
@ Alfredo: io penso che chi sta in carcere debba lavorare ed provvedere al proprio sostentamento. Fuori funziona così per cui se il carcere deve rieducare…
cerca sempre di fare un commento costruttivo ed imparziale! 
Ti confermo anche che quando penso ad un morto, se questo è un ebreo vittima del nazismo o un italiano vittima di un bombarolo non riesco a dispiacermi in due modi diversi.
Inoltre lasciami dire che i miei commenti sono decisamente intrisi di ideologia!
Apprezzo comunque Biagio che nonostante a volte tradisca le sue tendenze politiche
Mi piace riportare, nel seguito, uno stralcio del discorso fatto dal Presidente dell’Unione delle Comunità Giovani Ebrei, D.Nahum, che ho appena letto e che, in un certo senso, completa il mio pensiero:
Certo mi trovo d’accordo , in linea di principio , non c’eè differenza tra i due tipi di vittime, ma c’è differenza tra i carnefici, non è che con questo voglio giustificare il bombarolo 68ino, ma ammetterai che c’è differenza tra un criminale, che fa parte di un piano preciso e organizzato di sterminio di massa come era quello nazista, e che agisce consapevolmente, e il gesto di un deficiente idiota(e non meno criminale) che agisce in maniera isolata. Priebke era il tassello di un disegno criminale che non ha avuto pari nella
storia moderna. non penso che i 68 ini possano essere paragonati agli ufficiali delle SS
Biagio, per quel che lo conosco, è una persona abbastanza razionale ed equilibrata, caratteristiche dalle quali secondo me scaturisce l’obiettività.
Inoltre penso che ognuno debba esprimere le proprie opinioni , restrando strettamente ingabbiati in un ideologia(o tendenza politica), qualsiasi essa sia.