Daily Archive for giugno 21st, 2007

la Madonna, lo sperma e la solita bagarre…

La notizia è di qualche giorno fa, ma tra le intercettazioni e i nomi degli indagati che ingolfano, in questi giorni, le colonne dei giornali m’era proprio sfuggita. Sullo spettacolo intitolato «La Madonna piange sperma», che doveva andare in scena il prossimo 29 giugno negli spazi di Vicolo Bolognetti, sede del quartiere San Vitale di Bologna, è già calata la mannaia della censura. Lo sperma, origine della vita tanto quanto il ventre femminile del culto mariano è, a quanto pare, ancora un tabù: accostarlo al divino, poi, diventa – parole del vescovo di Bologna Carlo Caffarra – un’«abominevole bestemmia»
A dar man forte al vescovo – sul versante laico – è intervenuto, sulla vicenda, Sergio Cofferati, il sindaco di Bologna, che (oltre a chiudere i lacci della borsa) ha pontificato affermando che «la cultura è efficace quando è rispettosa e non trascende in volgarità come purtroppo è capitato in questo caso». Il vescovo, dal canto suo, per timore di ripercussioni catastrofiche sull’intera città ha deciso di raccogliersi «in una preghiera di riparazione per gli oltraggi di cui è stata recentemente oggetto la Vergine Maria Madre di Dio». Inutile dire che anche la politica non s’è fatta scappare l’occasione per dire la sua (o, se volete, per starsene in silenzio) tant’è che Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, ha presentato un esposto contro gli organizzatori della manifestazione per “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persona” mentre – c’era da aspettarselo – qualcuno della Lega (il solito Calderoli ) ne ha approfittato per chiedere le dimissioni della Melandri. Tanto rumore per nulla.
Non c’è altro da aggiungere: lo sperma avvicinato al divino provoca orrore e ribrezzo nei credenti. Eppure, se Dio ha affidato anche a questo indicibile fluido il compito di perpetuare l’umanità una ragione ci dovrà pur essere, un minimo di simbologia divina ce la dovrà pur avere. O no?

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testamento biologico

testamento 2.jpgHo letto, in questi giorni, con estremo interesse, la letteratura sul testamento biologico non fosse altro perché (a parte le condizioni di tipo tecnico) costringe, in un certo senso, ad affrontare, in modo razionale e non (visto che, effettivamente, c’è una forte valenza emotiva) la questione della (propria) morte.
La proposta sul testamento biologico (anche nota come ddl Marino ) cerca di tutelare quei pazienti che si trovano, a causa di una malattia, nell’impossibilità di poter dare il proprio assenso o dissenso alle cure. Quello di decidere il tipo di cure cui essere sottoposti è un diritto costituzionalmente garantito che ciascuno di noi esercita attraverso il cosiddetto consenso informato ogni qualvolta ci si sottopone ad un esame diagnostico, ad un intervento chirurgico o a una qualsiasi terapia minimamente invasiva: dal principio del consenso informato viene dedotta la conseguenza razionale per cui anche in condizioni d’incapacità d’intendere e volere (o comunque nell’impossibilità di poter decidere per se) deve valere la stessa facoltà di rifiuto del trattamento sanitario (qualunque esso sia ). Queste indicazioni vengono, semplicemente, anticipate: nel pieno delle facoltà mentali, assistito dal medico di fiducia, ciascuno di noi viene chiamato a scrivere su un documento quali terapie si è disposti ad accettare e quando, invece, si desidera che la malattia faccia il suo decorso naturale.
Quando però si cercano di trattare problemi che s’insinuano sul confine fra la vita e la morte s’innescano, inevitabilmente, malumori con la Chiesa e sono inevitabili gli attriti con le istituzioni laiche; è stato così con l’aborto, con l’eutanasia e oggi, indebitamente, lo è anche con il testamento biologico. A mio parere la discussione sulla dichiarazione anticipata di trattamento sanitario dovrebbe rimanere fuori dal grande tema della vita e della morte perché, semplicemente, il cuore del problema sono le cure e il dolore e non certo la morte. Eppure le autorità eclesiastiche – in maniera strumentale – stanno cercando di far passare il concetto che il testamento biologico nasconda l’eutanasia. Esiste una profonda differenza tra il provocare la morte attraverso l’iniezione di un farmaco e l’accettare, invece, la fine naturale della vita prendendo atto che non c’è più nulla da fare. Nel nostro paese esiste, è indubbio, questo vuoto legislativo (messo in luce, anche, dal caso di Piergiorgio Welby) e penso che sia giusto – e doveroso – che il Parlamento vi ponga, al più presto, rimedio.
È dovere del medico e dei familiari accompagnare il paziente ad una morte dignitosa e l’idea alla base del decreto legge mi sembra che vada proprio in questa direzione. Permettere a tutti di decidere come e quando terminare le cure per arrendersi alla malattia è un gesto di civiltà che richiede una legge chiara e precisa che, dovendo riguardare tutti, non può essere confinata né nella versione di uno schieramento politico né, tanto meno, in quella di una professione religiosa.

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