Veltroni, facce sognà (ma non di noia)

veltroni.jpgMercoledì prossimo ci sarà il grande annuncio: (quasi) sicuramente Walter Veltroni accetterà di candidarsi alla guida del Partito democratico, farà il grande passo e se lo farà (eccome se non lo farà ) vuol dire proprio che la situazione si è talmente deteriorata che, anche a costo di sacrificare il Governo Prodi, è meglio giocare subito l’unica chance per evitare la prevedibile “morte in culla” del neonato Pd.
Walter ha scelto di farsi desiderare il suo è, diciamolo francamente, il classico comportamento da “prima donna” ma in realtà è da una vita (letteralmente) che non aspetta altro che ricevere l’investitura per risollevare le sorti della Sinistra italiana: «E’ una momento importante -ha dichiarato ieri, sfuggevole ma non troppo (come una vera star), ai microfoni dei giornalisti - della mia vita politica e personale [...] Queste sono quelle cose per le quali bisogna soprattutto colloquiare con se stessi, con la propria coscienza e poi sentire le opinioni di persone che si stimano». La scelta stessa della città dell’annunciazione ha una valenza politica importantissima («c’è una situazione difficile del Paese - ha aggiunto Walter - e c’è questo sogno del Partito democratico [...] Ho scelto di farlo a Torino perché è una grande città del Nord e del lavoro» ): pare evidente, quindi, che non ci sarà un passo indietro; Weltroni, è certo, che mercoledì si candiderà, altrimenti perchè avrebbe dovuto, così puntualmente, giustificare la scelta di una città del nord per l’annuncio, se ci fosse la possibilità concreta di un passo indietro? Il messaggio è lapalissiano: il centrosinistra, dopo lo schiaffone ricevuto alle ultime amministrative, cerca di riconquistare la fiducia del Nord e per farlo gioca la carta meno logora (o comunque, meno invischiata con questo governo) che ha.
Personalmente non riesco, sinceramente, ad appassionarmi alla creazione di questo nuovo partito: sono molto scettico, soprattutto perché con l’uscita dai Ds della componente di sinistra, dei Fabio Mussi, dei Cesare Salvi e dei Gavino Angius, questo nascente partitone rischia di essere fin troppo moderato con problemi di identità, di valori ma anche di ricambio generazionale. La candidatura stessa di Walter Veltroni è, a mio avviso, una candidatura d’immagine: il veltronismo si fonda sul buonismo, sul consenso popolare basato sullo svago cittadino, si alimenta di un giro di relazioni vip usati come strumenti indispensabili di consenso ed è, cosa da non sottovalutare, ostentatamente compassionevole (esiste, oramai, tutta una serie di immagini nella memoria collettiva fatta di soggetti deboli e umili, con i quali l’astuto Walter ama farsi fotografare). Nella sua mollezza, l’immagine di Walter risulta certamente più forte (e, sicuramente, meno usurata) rispetto a quella, oramai sputtanata, di Romano Prodi, ma non c’è nulla di sostanzialmente nuovo. Meglio di altri può rappresentare il nuovo (inteso come strategia, non certo come sostanza) anche se lui nuovo non è visto fa politica da quando è nato: nei Paesi seri sarebbe già considerato un “vecchio”, ma in Italia è uno dei politici più giovani. La sua, poi, è una politica in cui latitano i rischi e le scelte ed è in questo attivismo di facciata ed immobilismo di sostanza (che, per certi versi, ricorda tanto la strategia dell’ex sindaco Bassolino all’epoca del G8 napoletano) che è racchiuso il successo della gestione veltroniana della capitale: i problemi più spinosi e incancreniti della città vengono, sistematicamente, elusi e, saggiamente, coperti con oculate manifestazioni culturali, sociali (cinema, musica, arte e letteratura) e di solidarietà, tutte opportunamente pubblicizzate ed ingigantite dai tg compiacenti. È molto probabile che il Veltroni “nazionale” non smetta i panni del Veltroni “romano” e, francamente, tutto questo sarebbe un disastro, un aborto annunciato, così come lo è stato quello di Prodi.
Far finta, poi, di organizzare le primarie, senza che vi sia un’alternativa vera e concorrenziale, solo per cercare un consenso popolare ampio sarebbe, veramente, un ulteriore gran disastro: ad un plebiscito di voti non può che corrispondere un ampio programma (altre 281 pagine) in cui si dice tutto e il contrario di tutto, in cui si sceglie di mettere tutto per non far, sostanzialmente, nessuna scelta. A mio avviso occorrono, per superare l’empasse in cui si trova l’attuale politica del centrosinistra, chiarezza, concretezza, compattezza e impegni convincenti ma, soprattutto, occorre far si che s’introducano le regole della concorrenza e del contrasto anche tra i vari partiti che compongono la coalizione: le primarie devono servire per individuare un vero rappresentante non per dare l’investitura ad uno già prescelto: solamente chi si espone al rischio di perderle può, veramente, alla fine fare la differenza e, perché no, risultare vincente (oltre che convincente).
Lo ripeto: non sono affatto convinto di come il partito democratico si stia formando ne tanto meno mi convincono le strategie politiche che ci sono dietro la candidatura del sindaco di Roma. Ma, in politica, tutto è possibile ed è probabile che il sonnacchioso e calmo galleggiare di Veltroni si trasformi in una mossa vincente e rivitalizzante per il centrosinistra tutto. Staremo attenti e cercheremo di raccontarlo. Sempre che la noia non ci prenda la mano.

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4 commenti

  1. Pubblicato 22 Giugno 2007 alle 09:24 | Permalink

    Sarà contento Dalema ihihih

  2. Pubblicato 22 Giugno 2007 alle 10:06 | Permalink

    Sarà, ma questo nascente Partito Democratico non mi convince ancor prima di partire. Si parla tanto di costituenti, assemble, primarie, delegati, segretari, ma non si parla delle linee guida su questioni fondamentali: lavoro, pensioni, precariato, ambiente, economia e via dicendo.

  3. Pubblicato 22 Giugno 2007 alle 10:33 | Permalink

    Qui la situazione è veramente ridicola (tristemente ridicola) . C’è una coalizione di Governo che va a rotoli e cerca, con un’iniezione di formalina, di riprendere una parvenza di compattezze e di credibilità. Dall’altra parte, poi, c’è il solito settantenne che s’accompagna con Apicella e una rossa signorina del grande fratello sulle ginocchia, che vuol combatte - a fianco di gente del calibro di Calderoli che pensa solo di organizzare spallate ad ogni costo anche occupando il Parlamento - un governo morto, che cerca la soluzione dei suoi problemi scalando il Colle e che è subito pronto (insieme anche alla maggioranza di governo) ad inginocchiarsi di fronte al primo cardinale che alzi la voce.
    E’ inutile pensare a Blair, Aznar, Sarkozy o alla Thatcher … ogni Paese ha il governo che si merita, diceva De Maistre. E aveva ragione. Il problema non sono (solo) i leader ma il modo con cui si strutturano le coalizioni e si cercano di trovare i voti per comandare. Anche il più grande statista europeo, messo alla testa di una coalizione come quella che ha Prodi, viene sminuzzato e svilito nei suoi ideali. Se Uàlter cerca (come le premesse indicano) solo il consenso plebiscitario per governare farà un grosso errore. Lo stesso che ha commesso Prodi, lo stesso che ha annientato la forza e la credibilità di questo Governo. Spero, veramente, di sbagliare…

  4. Pubblicato 25 Giugno 2007 alle 14:41 | Permalink

    chi lo sa cosa succederà…io vedo tutto nero… anche se ho avuto sempre un debole per Veltroni, sebbene io non lo veda come un uomo di polso…

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