Le critiche mosse da Montezemolo davanti alla platea degli imprenditori di Reggio Emilia sono state critiche durissime che non hanno risparmiato nessuno (governo, opposizione e sindacati) e, c’era d’aspettarselo - come per un naturale principio fisico - ad una reazione energica non s’è fatta attendere una contro-reazione (manco a dirlo bipartisan) vigorosa e forte (si è arrivati a dichiarazioni del tipo «Montezemolo è il black bloc della politica italiana» ), tutta tesa a banalizzare e a distorcere il ragionamento fatto dal numero uno di Confindustria.
Montezemolo è stato estremamente chiaro: il suo è stato un attacco ai sindacati non ai lavoratori («Le nostre proposte - ha detto nel passaggio del suo discorso più duro e più contestato - sono più popolari fra i lavoratori che nel sindacato», che è «sempre più il sindacato della pubblica amministrazione e dei fannulloni» ), è stato un attacco a tutte quelle categorie privilegiate e ipergarantite, che, arroccate ai loro posti di rendita, difendono a spada tratta i loro benefit danneggiando, inesorabilmente, milioni di lavoratori e di outsider. Il ragionamento che ha fatto Luca Cordero è un ragionamento che, oramai, in molti condividono e che, soprattutto, in molti ritengono essere vero: i sindacati costituiscono un blocco conservativo contro gli interessi delle nuove generazioni, contro il welfare e, cosa gravissima, contro la meritocrazia. Tutto a vantaggio - lo denunciava già, dalle colonne del corriere nell’agosto del 2006, il prof. Pietro Ichino - di una certa classe di inetti “nullafacenti“.
Le reazioni di tutto il mondo della politica (da destra a manca) sono sintomatiche di una classe dirigente debole e opportunista che preferisce barricarsi e far quadrato contro un potenziale concorrente; reazioni così evidentemente difensive che si è arrivati al punto di negare fatti che a tutti sembrano sempre più che evidenti (lapalissiani, mi verrebbe da dire): è sotto gli occhi di tutti l’azione conservatrice sia dal punto di vista economico che sociale dei sindacati, così come è palese l’atteggiamento culturale anti-impresa e anti-lavoro di una certa classe politica di questo governo. Non a caso capita che illustri esponenti nonché ministri (Pecoraro Scanio, Mussi, Ferrero e Bianchi) di Governo sottoscrivano una lettera (scarlatta, l’ha definita qualcuno) per chiedere a Prodi di affrontare «di petto» il «superamento della Legge 30» (meglio nota come legge Biagi), un «serio intervento di edilizia pubblica», il «rilancio della ricerca scientifica», l’«abolizione dell’iniquo scalone sulle pensioni» e la «redistribuzione delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale», mentre, su un altro fronte, monta la dura polemica (o, se volete, l’ennesimo ricatto ) del ministro Mastella. Uno sbarramento continuo dall’interno e una linea di proposte economiche e finanziarie che, se passassero, avrebbero un effetto devastante sia sulla vita economica che su quella sociale di questo paese.
Se questo è il quadro che si presenta sullo scacchiere politico nostrano è lecito chiedersi - senza retorica - chi siano, veramente, i veri reazionari: quelli che percepiscono le accuse di Montezemolo come realtà, come fatti incontestabili oppure quelli che , puntualmente, dalle file estreme dello stesso esecutivo cercano di ostacolare le azioni e le proposte (forse fin troppo timide e pacate) di questo Governo. Sarebbe il caso, giusto per riequilibrare le tensioni e gli equilibri interni, che si facessero avanti, con controproposte, i ministri dell’altra ala. Almeno per far vedere che c’è qualcuno che pensa, ogni tanto, di contrastare una deriva estrema oramai esasperante e masochista.
Montezemolo, Governo, Sindacati, proposte, governabilità, proteste










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