Ritorno, stamani, su un aspetto della “questione Veltroni” che ieri qui avevo appena accennato. Lo spunto per questa riflessione (espressa, in parte, già nella risposta ad un commento lasciato da Gianluigi) me l’ha fornito l’articolo di Andrea Romano “Con Veltroni nessuno si senta escluso“, apparso ieri su la Stampa. Scrive Romano che «coloro che chiedevano risposte precise in materia di TAV e sicurezza sono stati soddisfatti[...]» e poi, in un impeto di positività e di fiducia assoluta, continua dicendo che «se la leadership si misura sulla capacità di rendere possibile l’impossibile, da oggi Veltroni è davvero il leader del centrosinistra italiano. Di quello reale e non immaginario: un campo nel quale riformisti e massimalisti convivono a contatto di gomito, ogni giorno mandandosi al diavolo e ogni giorno rinnovando i sacri voti di un’alleanza che non ha alternative. Per ognuno Walter ha avuto un segno di attenzione, un impegno, una parola».
Checché ne dica Romano penso, invece, che il punto debole di Walter sia proprio questo (a precindere da quanto innovativo si giudichi, nel merito, il discorso fatto al Lingotto). Veramente non riesco a convincermi, assolutamente, come possa Veltroni riuscire ad essere immune da tutti quei veti (o, se volete, chiamateli pure ricatti ) che hanno sfiancato, dal ‘96 in poi, Prodi, D’Alema, Amato e poi di nuovo Prodi. Con quale alchimia Veltoni riuscirà a non subire l’effetto dei massimalisti? come riuscirà a realizzare tutte le belle cose che ha detto di voler fare? La domanda non è retorica e la pone, certamente meglio di me, Luca Ricolfi in questo suo articolo quando dice: «Come mai tutte le belle cose che dite di voler fare, una volta arrivati al governo non riuscite mai a farle? Tradotto più crudamente: perché la ciambella che non sta riuscendo a Prodi dovrebbe riuscire a Veltroni?».
Se da un lato è vero che (sfrondando il discorso dalle vaghezze e dai proclami buonisti) il buon Walter ha cercato di tendere una mano ai ceti medi e produttivi - che giudicano le proposte in base all’utilità a prescindere dal fatto che vengano dalla destra o dalla sinistra - è anche vero che quella mano tesa può essere indebolita, politicamente, dai soliti non possumus dei sidacati e della sinistra comunista.
Sono convinto che non basta - proprio per evitare gli errori del passato - affidarsi alle presunte doti taumaturgiche di Veltroni: siamo realistici e pensiamo seriamente, inanzitutto, a cambiare le regole del gioco. Lo ha detto, chiarmente, anche il Presidente Napolitano parlando, l’altro giorno, delle riforme “urgenti” alla legge elettorale: «sono modifiche necessarie - ha, pacatamente, spiegato- se vogliamo veramente realizzare un sistema politico semplificato e un confronto fra coalizioni che competano per la guida del Paese e che siano anche più omogenee e unitarie».
Staremo a vedere…
Walter Veltoni, critiche, Andrea Romano, Luca Ricolfi, Napoliano, legge elettorale, Partito Democratico










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Un commento
Anche qui mi trovi daccordo.
Con queste regole (legge elettorale orribilisssssss) nessuno potrà camminare sulle acque e ridare la vista ai ciechi. Anche se si chiama Veltroni.
Un altra cosa che sto leggendo in giro è che i modi e i termini usati dal Walter sono sembrati di sinistra, ma i contenuti del discorso di destra.
Questo però non lo considero un dramma. Le ideologie non possono avere l’esclusiva sui contenuti.
Ciao