Il 28 novembre scorso Finmeccanica-Alenia Aeronautica e la Sukhoi Civil Aircraft Company firmarono un accordo per la costruzione e la vendita di un nuovo aereo italo-russo, il Superjet 100: un aereo passeggeri per il trasporto regionale da 95 posti. Questo aereo sarà costruito in Italia da Alenia Aeronautica mentre la Sukhoi international dovrà gestire l’assistenza in tutto il mondo e la consegna dei velivoli per il mercato occidentale.
La notizia, detta così, lascia ben sperare. Pare, finalmente, che l’aeronautica civile italiana si sia destata da quel torpore, da quella fase di stallo, che si protraeva dal famoso 11 settembre.
E invece, poichè siamo in Italia, tutto è relativo e anche una buona notizia può servire per montare un caso politico infarcito di interrogazioni parlamentari, attacchi sindacali e mozioni parlamentari.
Ma procediamo con ordine. Il Superjet 100 dovrà essere prodotto in Italia. Si ma dove? In Italia ci sono due siti Alenia che possono contendersi la commessa: quello napoletano (dove Alenia possiede gli stabilimenti di Nola, Casoria e Pomigliano) e quello di Venezia (che ha sede nell’aeroporto di Venezia Tessere). Il “polo d’eccellenza” napoletano (che possiede il know-how richiesto per produrre aerei regionali, visto che è qui che si producono gli Atr) lamenta forti pressioni politiche da parte della sede di Venezia (dove c’è Alenia Aeronavali) che, dal canto suo, gradirebbe produrre il velivolo visto che dall’anno prossimo sarà in gravi difficoltà per quanto riguarda le commesse di lavoro.
Un problema - come dice Alenia - di «scelte industriali» è divenuto, invece, un problema politico: quaranta deputati veneti (sia di destra che di sinistra) hanno presentato una mozione con la quale si chiede al governo di «assumere tutte le iniziative possibili» (leggi di fare pressione attraverso Finmeccanica) affinché il lavoro se lo aggiudichi Venezia anzichè Napoli. I parlamentari campani, chiaramente, sono sul piede di guerra (la commessa italo-russa ha una durata ventennale e, ovviamente, sono in ballo tantissimi soldi e posti di lavoro) e sono già partite le prime mobilitazioni dei lavoratori e dei progettisti degli stabilimenti del polo napoletano. Lobby contro lobby. Invece di pensare a come creare una forte sinergia tra le due realtà italiane, magari ripartendo il lavoro in modo da accontentare tutti (concentrando, ad esempio, la progettazione e la costruzione a Napoli e l’assemlaggio e la consegna a Venezia), i nostri bravi rappresentanti sono riusciti a mettere le due realtà l’una contro l’altra, montando polemiche sterili ed inutili (oltre che controproducenti e, fortemente, strumentali): è chiaro infatti che l’interesse dell’opposizione (Fini, ad esempio, è uno dei quaranta firmatari della mozione a favore dello stabilimento veneto) è cavalcare l’onda del malcontento Veneto qualora la commessa andasse a Napoli.
Insomma, la solita italietta politica che s’accapiglia e s’ostina a dividersi anche su questioni dove l’unione e le collaborazioni contano tantissimo.
Ma non è bellissimo tutto questo?
(Ho il voltastomaco).
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«Lo sostengo ma non firmo». Così ieri ha ![Validate my RSS feed [Valid RSS]](valid-rss.png)