Daily Archive for luglio 11th, 2007

Messaggi di coesione contro le primarie del Pd…

wv saluta643_img.jpgIl ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani non sarà più candidato contro Veltroni alle primarie del Partito democratico. «Quello che avrebbe potuto essere un arricchimento del nostro percorso -ha spiegato il pragmatico ministro diessino- rischierebbe oggi di diventare un elemento di disorientamento di una parte importante del mondo a cui ci rivolgiamo». Secondo una logica vecchio stampo, per ragioni di opportunità, il ministro ha scelto, suo malgrado (pare di capire da quello che dice Massimo Giannini, oggi, su Repubblica) di non correre con Veltroni per la leadership del Pd.
Quella che però, a mio avviso, rappresenta la nota stonata in tutta questa vicenda non sono tanto le spiegazioni del ministro diessino, quanto, invece, le dichiarazioni di Piero Fassino. Dice infatti il segretario dei Ds: «È un momento politico nel quale tutti avvertiamo l’esigenza prioritaria di dare agli italiani messaggi di coesione e di unità, per questo apprezzo lo spirito unitario che ti ha portato alla decisione di sostenere la candidatura di Walter Veltroni». Ma che senso hanno, allora, mi chiedo, le primarie? che vuol dire essere “unitari” in tempi di primarie? In America i concorrenti democratici alla Casa Bianca diventano uniti dopo che ci sono state le primarie, dopo che si sono, appunto, confrontati in modo anche aspro per poter avere l’investitura dai loro elettori. I «messaggi di coesione e di unità» li lanciano dopo, per battere, appunto, il candidato repubblicano appoggiando, uniti, il leader scelto dal popolo. Qui da noi, invece, è come se le primarie si stessero facendo in anticipo, sotto traccia, nelle segreterie di partito per arrivare, molto realisticamente, al paradosso di avere un unico concorrente. Così, a suon di paradossi, ci tocca, da un lato, concordare con Arturo Parisi che si sente deluso per il rifiuto di Bersani e dall’altro chiederci come mai egli stesso, pur invocando l’apparizione dell’anti-Velroni, non si fa avanti? Eppure (l’abbiamo letto tutti) la polemica di questi giorni mostra come l’avversario più puntuto del sindaco di Roma sia proprio lo stesso ministro Parisi che, in modo abbastanza deciso e sprezzante, ha criticato l’atteggiamento cerchiobottista («Siamo – ha ironizzato il ministro della Difesa – al “vorrei ma non posso”» ) del sindaco capitolino di appoggiare ma di non firmare il referendum sulla riforma elettorale per non alienarsi, di rimbalzo, i partiti minori dell’Unione.
La nascita del Pd è un continuo procedere con cautele a palso felpato ed è proprio, a mio avviso, dietro queste cautele che si nascondo i timori di rompere gli equilibri sui quali è nata la candidatura del sindaco di Roma. Forse (anzi, sicuramente) ci si potrebbe attendere qualche cosa di più da un personaggio che ambisce ad essere un leader di un “partito americano” veramente innovativo sia nel linguaggio che nella sostanza, ma, purtroppo, con l’Unione ridotta, oramai, ad un malato terminale le cose non possono, assolutamente, andare diversamente. Peccato.

, , , , , ,