la riforma elettorale…

dalema4.jpgA leggere alcuni articoli apparsi, ultimamente, sui giornali, pare che ci siano dei segnali, abbastanza insistenti che il settore dalemiano dell’Unione lancia verso Berlusconi. Al di là del contenuto, questi messaggi (oltre che a metter a nudo una debolezza, intrinseca, di questa maggioranza) dicono, in sostanza, che occorre cercare, in Parlamento, un’intesa comune su alcune cose da fare. La riforma elettorale, nei piani di D’Alema, pare sia una di queste cose in cui occorre, appunto, un’intesa bipartisan con cui poter, finalmente, sbloccare questo sistema così rigidamente ingabbiato e vittima dei veti dei partiti(ni) dell’estrema sinistra (cosiddetta radicale). Veniamo così a sapere che D’Alema, senza far mistero delle sue preferenze, sarebbe pronto ad appoggiare o il modello maggioritario francese a due turni oppure il modello tedesco con sbarramento (al 4 o al 5 per cento). La qual cosa, detta in altri termini, vuol dire, in sostanza, che il leader dei Ds sarebbe disponibile a far l’accordo sulla seconda ipotesi accontentando Berlusconi (in primis ) e Mastella. Ma non solo: D’Alema appoggiando il “manifesto dei coraggiosi” di Rutelli ha, in un certo senso, ribadito, senza mezzi termini, la sua volontà di voler emarginare l’estrema sinistra in favore di un riequilibrio al centro espandendosi, per così dire, verso i ceti moderati.
«Se si trattasse solo di un bisogno di maggiore freschezza - ha scritto ieri Andrea Romano su la Stampa - o di tutto ciò che compone la magia del carisma, la maggioranza potrebbe utilizzare le intelligenze comunicative di cui dispone per una sana offensiva di immagine». E come dargli torto. Non basta (e qui, già parecchie volte abbiamo espresso questo concetto) il solo volto mediatico di Veltroni per poter cambiare le cose: occorre, soprattutto, una legge elettorale che sia adeguata alle ambizioni dei riformisti (leggi, che sia capace di diluire i ricatti continui che impediscono di portare avanti il programma di riforme) e, nel contempo, che piaccia anche ad una parte dell’opposizione (leggi, Forza Italia). Una legge elettorale che, se approvata, produrrebbe, inevitabilmente, un’accelerazione nella corsa di Walter verso le elezioni anticipate. É chiaro che i prodiani e quelli di An (insieme, manco a dirlo, a tutti i leader dei piccoli partiti) non sono affatto d’accordo su queste proposte: il modello tedesco non piace alla maggior parte di loro e, com’è evidente, faranno del loro meglio per impedire che passi questa linea di proposte. La via della riforma elettorale è lastricata di insidie.
Ad ogni modo, il Pd, non può permettersi di tenere per due anni Veltroni nella formalina: occorre dare al candidato di punta una prospettiva di governabilità robusta (altrimenti, staremo qui sempre a chiederci «perché Prodi no e Walter sì?» ) che, a nostro avviso, non può che passare per una nuova legge elettorale.

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