«[...]Ho comprato l’iPhone, ma non sono rimasto soddisfatto. L’oggetto è bello ma è difficilissimo da usare.» (Lapo Elkann)
[tags]iPhone, Lapo Elkann, YouTube[/tags]
«[...]Ho comprato l’iPhone, ma non sono rimasto soddisfatto. L’oggetto è bello ma è difficilissimo da usare.» (Lapo Elkann)
[tags]iPhone, Lapo Elkann, YouTube[/tags]
Ieri, su Repubblica, Eugenio Scalfari in un Post Scriptum al suo lucidissimo (e, in certi punti, condivisibilissimo) articolo domenicale rispondeva a quella che era un’insistente domanda che molti dei suoi lettori gli ponevano sul «perché mai la Chiesa abbia celebrato con tutti gli onori previsti dalla liturgia i funerali dell’avvocato Corso Bovio [...], morto suicida, ed abbia invece negato quei funerali all’ammalato Welby che fu aiutato da un amico generoso (oggi, finalmente, prosciolto, ndr) a interrompere cure inutili che perpetuavano senza scopo alcuno una vita di intollerabili sofferenze». Scalfari ha risposto dicendo che «la Chiesa è, oltre che un’organizzazione religiosa, anche se non soprattutto un’organizzazione di potere» e che come tale utilizza «largamente lo strumento dell’ipocrisia». Come dargli torto.
Sempre più mi convinco - soprattutto quando leggo notizie così contraddittorie e ipocrite - che ci sia, in questo cosiddetto magistero eclesiastico, la perdita di qualunque traccia di realismo e, soprattutto, assenza totale del senso di responsabilità e di pietas cristiana; assenze che si riducono sempre più spesso in una predicazione astratta e infertile, oltre che indifferente alle sofferenze indicibili che essa stessa produce. Questa Chiesa, oramai, non fa altro che mostrare, continuamente, le sue profonde incoerenze e l’esempio forse più sconvolgente (oltre che socialmente e umanamente rovinoso) mi sembra quello della simultanea condanna vaticana alla pratica abortiva e alla contraccezione: in nome di comandamenti etici irreperibili nelle Sacre Scritture il Vaticano è il massimo responsabile della crescita esplosiva delle popolazioni del Terzo Mondo (terre di conversioni e di conquiste) e, quindi, delle sue più atroci conseguenze: dalla fame alla sete, dalla povertà alle migrazioni disperate.
La vera radice di quest’incoerenza vaticana, di questa deriva su «questioni che hanno poco o nulla a che vedere con la religione dell’amore e della carità predicata dai Vangeli», sta, a mio avviso, in una sorta di secolare dissociazione tra le parole e i fatti, tra i principi e i comportamenti. Così, per esempio, si predica la povertà e si vive nello sfarzo dei palazzi vaticani. Si predica l’umiltà e ci si proclama infallibili. S’inneggia alla libertà di stampa e si produce la più servile e grigia informazione. Si predica la castità e la persecuzione penale delle prostitute e dei loro clienti e si proteggono per anni i preti pedofili finchè esplode lo scandalo (600 milioni di dollari per le vittime dei preti cattolici pedofili solo negli Stati Uniti).
Insomma, il magistero della chiesa sembra essersi ormai ridotto alla predicazione di comandamenti inosservabili, perché intrinsecamente contraddittori, e alla produzione seriale di vere e proprie “tragedie dell’assurdo”: un festival dell’ipocrisia, insomma.
[tags]Vaticano, Piergiorgio Welby, Scalfari, Chiesa, ipocrisia, Corso Bovio[/tags]
C’è stato, in questi giorni, un’aspra polemica consumatasi dietro le quinte (e a colpi di comunicati stampa) del Teatro Brancaccio di Roma: lo storico teatro romano era stato scippato, per poco, a Proieti da Costanzo. Alla fine, però, pare che ci sia stata la rinuncia di Costanzo: una rinuncia praticamente obbligata a furor di popolo, dopo alcuni giorni di immagine in caduta libera (e Dio solo sa quant’è importante per il Cicciopappa nazionale l’immagine, soprattutto la sua).
É bello quando ci riscattiamo, quando dimostriamo a noi stessi di essere ancora immuni dalla contaminazione.
Dicono che il “golpe all’amatriciana” sia stato sventato solo dai romani, ma a leggere i commenti all’intervista pubblicata sul sito Articolo 21 pare evidente che non sono stati solo romani, non è stato solo il mondo del teatro a far quadrato attorno a Proietti, ma tutti coloro che hanno a cuore quel poco di autonomia culturale che ci è rimasta.
Ne avevo parlato pochi giorni fa proprio su questo disordinato blog: in quest’epoca in cui la televisione riesce a fogocitare (e noi a digerire) qualsiasi cosa, in questo periodo in cui, ingordamente, qualsiasi cosa che un tempo era cultura viene triturata, masticata e banalizzata dalla televisione riuscire a strapparle anche un solo grande teatro è una vittoria a dir poco epocale. La rinuncia di Costanzo è stata vista da Veltroni come atto di responsabilità («è un atto di responsabilità - ha dichiarato, a caldo, il sindaco di Roma - e di realismo che per quanto mi riguarda chiude un episodio che ha destato amarezza e preoccupazione» ), per me resta solo una presa d’atto di una resistenza di una piccola parte del nostro paese, oramai stanca e disperata («Molti poco fanno un tanto», amava ripetere Miguel de Cervantes). Se solo ci si impegnasse un poco di più, forse… Perché alla fine, il problema è che continuiamo ad essere troppo pochi, e anche troppo stanchi.
Da sempre penso che quello che ci viene propinato alla TV non sia un caso di evoluzione spontanea ma sia frutto di un disegno scientifico di involuzione controllata: chi sposta l’asticella sempre più in basso vuole un popolo ignorante per poterlo controllare più facilmente («L’ignoranza -scriveva Giordano Bruno - è madre della felicità e beatitudine sensuale» ).
E così ci tocca prender atto che esiste, come ha squisitamente scritto Bocca sull’Espresso di questa settimana, un cretinismo generale in cui prevale la filosofia del “non pensare“: un movimento popolare che fa sbancare i boteghini dei cinema che proiettano i film-panettone, un movimento che rende ricchi personaggi del calibro di Corona o, comunque, di una massa critica (sempre alla ricerca del nuovo) che compra felice le carte telefoniche TIM (quelle ultime dello spot di De Sica & famiglia) perché ha bisogno di spedire 500 SMS (dico cinquecento messaggini) al giorno (dico e sottolineo al giorno).
Il non pensiero dovrebbe essere quello della “leggerezza della vita” che ti esime dal chiederti il perché delle cose: come a dire che sono stato nei Caraibi perché ho sfogliato il catalogo di Francorosso…
[tags]Televisione, Maurizio Costanzo, Gigi Proietti, Teatro Brancaccio, Bocca, cretinismo generale[/tags]