Il festival dell’ipocrisia…

vaticano.jpgIeri, su Repubblica, Eugenio Scalfari in un Post Scriptum al suo lucidissimo (e, in certi punti, condivisibilissimo) articolo domenicale rispondeva a quella che era un’insistente domanda che molti dei suoi lettori gli ponevano sul «perché mai la Chiesa abbia celebrato con tutti gli onori previsti dalla liturgia i funerali dell’avvocato Corso Bovio [...], morto suicida, ed abbia invece negato quei funerali all’ammalato Welby che fu aiutato da un amico generoso (oggi, finalmente, prosciolto, ndr) a interrompere cure inutili che perpetuavano senza scopo alcuno una vita di intollerabili sofferenze». Scalfari ha risposto dicendo che «la Chiesa è, oltre che un’organizzazione religiosa, anche se non soprattutto un’organizzazione di potere» e che come tale utilizza «largamente lo strumento dell’ipocrisia». Come dargli torto.
Sempre più mi convinco - soprattutto quando leggo notizie così contraddittorie e ipocrite - che ci sia, in questo cosiddetto magistero eclesiastico, la perdita di qualunque traccia di realismo e, soprattutto, assenza totale del senso di responsabilità e di pietas cristiana; assenze che si riducono sempre più spesso in una predicazione astratta e infertile, oltre che indifferente alle sofferenze indicibili che essa stessa produce. Questa Chiesa, oramai, non fa altro che mostrare, continuamente, le sue profonde incoerenze e l’esempio forse più sconvolgente (oltre che socialmente e umanamente rovinoso) mi sembra quello della simultanea condanna vaticana alla pratica abortiva e alla contraccezione: in nome di comandamenti etici irreperibili nelle Sacre Scritture il Vaticano è il massimo responsabile della crescita esplosiva delle popolazioni del Terzo Mondo (terre di conversioni e di conquiste) e, quindi, delle sue più atroci conseguenze: dalla fame alla sete, dalla povertà alle migrazioni disperate.
La vera radice di quest’incoerenza vaticana, di questa deriva su «questioni che hanno poco o nulla a che vedere con la religione dell’amore e della carità predicata dai Vangeli», sta, a mio avviso, in una sorta di secolare dissociazione tra le parole e i fatti, tra i principi e i comportamenti. Così, per esempio, si predica la povertà e si vive nello sfarzo dei palazzi vaticani. Si predica l’umiltà e ci si proclama infallibili. S’inneggia alla libertà di stampa e si produce la più servile e grigia informazione. Si predica la castità e la persecuzione penale delle prostitute e dei loro clienti e si proteggono per anni i preti pedofili finchè esplode lo scandalo (600 milioni di dollari per le vittime dei preti cattolici pedofili solo negli Stati Uniti).
Insomma, il magistero della chiesa sembra essersi ormai ridotto alla predicazione di comandamenti inosservabili, perché intrinsecamente contraddittori, e alla produzione seriale di vere e proprie “tragedie dell’assurdo”: un festival dell’ipocrisia, insomma.

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2 commenti

  1. Pubblicato 23 Luglio 2007 alle 17:43 | Permalink

    la chiesa vuole essere tutto ed il contario di tutto

  2. Alfredo
    Pubblicato 24 Luglio 2007 alle 19:10 | Permalink

    Come qualsiasi altra istituzione la Chiesa ha al suo interno uomini corrotti, disonesti ed ipocriti e altri dotati di senso della giustizia, ragionevoli e coerenti.
    Anche essendo pienamente d’accordo con te su quanto scritto nel post, devo dire che non si può generalizzare.
    d’altronde alcuni uomini della chiesa hanno distorto la genuinità del messaggio evangelico per trarne privilegi e benefici(la cosa che fa pensare non ci sia speranza di recuperare questa istituzione è che tali persone si trovano purtroppo ai vertici della gerarchia: vedi papa ratzinger)

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