Daily Archive for luglio 31st, 2007

Quando la toppa è peggiore del buco…

congresso_udc_04.jpg E così Lorenzo Cesa prova, a modo suo, a metter una bella pezza sulla scappatella dell’onorevole Mele e chiede l’indennità coitale per i parlamentari che tengono famiglia lontana. La proposta, diciamolo subito, è talmente ridicola (e ridicolizzabile) che il casto Buttiglione e il suo gelatino possono ritenersi cosa superata (e di molto).
É chiaro che sulla proposta potremmo stare qui a cazzeggiare per ore: potremmo suggerire ai nostri parlamentari, ad esempio, di aggiungere, nella prossima finanziaria, le spese per l’ingaggio di un pusher che procuri loro cocaina pura per evitare che le loro mignotte si sentano male o, perché no, indire un concorso pubblico per reclutare un numero sufficientemente adeguato di zoccole d’alto borgo tutte fidate e (ovviamente) certificate.
Ma, volendo ritornar seri (per quant’è possibile), è così difficile per i nostri parlamentari rendersi conto dell’abissale distanza che li separa dalla gente? è così difficile intuire che ogni loro parola su se stessi (sul proprio stipendio, sui propri privilegi e sulle proprie abitudini più o meno sregolate) rischia, solamente, di accentuare quel senso di repulsione e di disprezzo nei confronti loro e della politica in generale?
E dire pure che, oramai, non occorre neanche più scendere per strada, tra la gente, per capire cos’è che il paese pensa di loro: i dati di vendita di questo libro o gli accessi giornalieri a questo blog possono essere più che sufficienti per farsi un’idea dell’andazzo generale…

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…le “cose buone”: quali?

veltroni.jpg« Dobbiamo sostenere il governo, che ha fatto molte cose buone». Così ieri Veltroni davanti ai cronisti presenti all’inaugurazione della sede del comitato elettorale per la sua candidatura, in via della Lega Lombarda, a Roma.
É chiaro che qui non si pretende da Veltroni un attacco duro e critico verso l’operato del Governo Prodi (e ci mancherebbe), però sarebbe auspicabile che il primo candidato del Pd si astenesse, almeno, dal lodarlo. Almeno se ci tiene a presentare la sua candidatura come “innovativa”: il Partito democratico, ha giustamente osservato Stefano Folli un paio di giorni fa, «ha bisogno di presentarsi all’opinione pubblica libero da ipoteche» ma qui si sta rischiando, seriamente, “l’indebitamento” pre-natale.
«L’instabilità politica – ha dichiarato sempre il sindaco di Roma – rischia di gettare ombre negative anche sulle cose buone che il governo ha fatto e fa». Tutto qui. Il richiamo del sindaco di Roma all’ala massimalista della coalizione si riduce ad una flebile ammonizione: non c’è un cenno a quanto (fermamente) dichiarato da Rutelli né, tanto meno, ad una possibile rottura con l’alleanza. Stando a quello che dicono i giornali, ho come la sensazione che l’alleanza con le forze comuniste e massimaliste serva, esclusivamente, a fornire un comodo alibi ai (cosiddetti) riformisti che nascondono, in questo modo, all’opinione pubblica, le proprie inadeguatezze e la loro cronica incapacità di decidere.
Le dichiarazioni di Veltroni vanno (purtroppo) in questa direzione: quello di ieri, infatti, è stato un discorso generico (come solo lui è capace di fare) che vede esclusivamente nella «instabilità politica» la ragione per cui questo Governo potrebbe cadere. Ed è – pare di capire – unicamente questa la sua preoccupazione, il suo tarlo: «Se cade il governo, il Partito democratico riceverà un colpo molto forte».
Nell’elenco delle “cose buone” fatte da questo esecutivo Walter ci ha messo anche l’accordo sulle pensioni: questa specie di antiriforma che – unica nel suo genere in Europa – abbassa l’età di pensionamento (da 60 a 58 anni nel 2008) e i cui costi (stimati in 10 miliardi di euro) saranno tutti a carico dei giovani che, molto probabilmente, non vedranno un solo centesimo di quei soldi versati.
Anche il protocollo sul welfare viene salutato con entusiasmo dal primo candidato al Pd che si spinge a definirlo come «un punto di equilibrio importante, di riferimento» sul quale «non ci possono essere cambiamenti che minino la sua struttura, la sua essenza» come invece, da più parti, vorrebbero i massimalisti. Peccato che questo protocollo non riesca, assolutamente, ad incarnare il tanto agognato spirito blariano del welfare-to-work; anzi, a voler esser buoni, possiamo dire che va proprio nella direzione opposta. Sono stati previsti, questo è vero, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali ma non si sono, in alcun modo, introdotte reti di ammortizzatori universali che avrebbero coperto (queste si) una più vasta gamma di lavoratori licenziati. S’è voluto, in sostanza, rafforzare l’istituto della Cassa integrazione che, purtroppo, ha come prima priorità quella di mettere, esclusivamente, sul conto della fiscalità generale, i licenziamenti fatti dalle grandi industrie (Fiat docet). Non solo: la decisione presa da questo esecutivo di combattere la precarietà mettendo fuori legge le forme di lavoro flessibile e aumentando la contribuzione dei parasubordinati è una strategia che provocherà (è inevitabile che sia così ) un aumento del sommerso e quindi una diminuzione del gettito all’Inps con tutte le disastrose conseguenze che facilmente possiamo immaginare.
Allo stato attuale il paradosso a cui assistiamo è lampante: un braccio di ferro infuocato tra le forze massimaliste e comuniste e quelle, cosiddette, riformiste. I primi vorrebbero rimettere in discussione i punti di equilibrio per difendere accordi inaccettabili mentre i (cosiddetti) riformisti sono li, intransigenti, chiusi a riccio, a difendere quella che è, nei fatti, anche una loro sconfitta.
Troppe “cose buone” sotto questo cielo…

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