…le “cose buone”: quali?

veltroni.jpg« Dobbiamo sostenere il governo, che ha fatto molte cose buone». Così ieri Veltroni davanti ai cronisti presenti all’inaugurazione della sede del comitato elettorale per la sua candidatura, in via della Lega Lombarda, a Roma.
É chiaro che qui non si pretende da Veltroni un attacco duro e critico verso l’operato del Governo Prodi (e ci mancherebbe), però sarebbe auspicabile che il primo candidato del Pd si astenesse, almeno, dal lodarlo. Almeno se ci tiene a presentare la sua candidatura come “innovativa”: il Partito democratico, ha giustamente osservato Stefano Folli un paio di giorni fa, «ha bisogno di presentarsi all’opinione pubblica libero da ipoteche» ma qui si sta rischiando, seriamente, “l’indebitamento” pre-natale.
«L’instabilità politica - ha dichiarato sempre il sindaco di Roma - rischia di gettare ombre negative anche sulle cose buone che il governo ha fatto e fa». Tutto qui. Il richiamo del sindaco di Roma all’ala massimalista della coalizione si riduce ad una flebile ammonizione: non c’è un cenno a quanto (fermamente) dichiarato da Rutelli né, tanto meno, ad una possibile rottura con l’alleanza. Stando a quello che dicono i giornali, ho come la sensazione che l’alleanza con le forze comuniste e massimaliste serva, esclusivamente, a fornire un comodo alibi ai (cosiddetti) riformisti che nascondono, in questo modo, all’opinione pubblica, le proprie inadeguatezze e la loro cronica incapacità di decidere.
Le dichiarazioni di Veltroni vanno (purtroppo) in questa direzione: quello di ieri, infatti, è stato un discorso generico (come solo lui è capace di fare) che vede esclusivamente nella «instabilità politica» la ragione per cui questo Governo potrebbe cadere. Ed è - pare di capire - unicamente questa la sua preoccupazione, il suo tarlo: «Se cade il governo, il Partito democratico riceverà un colpo molto forte».
Nell’elenco delle “cose buone” fatte da questo esecutivo Walter ci ha messo anche l’accordo sulle pensioni: questa specie di antiriforma che - unica nel suo genere in Europa - abbassa l’età di pensionamento (da 60 a 58 anni nel 2008) e i cui costi (stimati in 10 miliardi di euro) saranno tutti a carico dei giovani che, molto probabilmente, non vedranno un solo centesimo di quei soldi versati.
Anche il protocollo sul welfare viene salutato con entusiasmo dal primo candidato al Pd che si spinge a definirlo come «un punto di equilibrio importante, di riferimento» sul quale «non ci possono essere cambiamenti che minino la sua struttura, la sua essenza» come invece, da più parti, vorrebbero i massimalisti. Peccato che questo protocollo non riesca, assolutamente, ad incarnare il tanto agognato spirito blariano del welfare-to-work; anzi, a voler esser buoni, possiamo dire che va proprio nella direzione opposta. Sono stati previsti, questo è vero, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali ma non si sono, in alcun modo, introdotte reti di ammortizzatori universali che avrebbero coperto (queste si) una più vasta gamma di lavoratori licenziati. S’è voluto, in sostanza, rafforzare l’istituto della Cassa integrazione che, purtroppo, ha come prima priorità quella di mettere, esclusivamente, sul conto della fiscalità generale, i licenziamenti fatti dalle grandi industrie (Fiat docet). Non solo: la decisione presa da questo esecutivo di combattere la precarietà mettendo fuori legge le forme di lavoro flessibile e aumentando la contribuzione dei parasubordinati è una strategia che provocherà (è inevitabile che sia così ) un aumento del sommerso e quindi una diminuzione del gettito all’Inps con tutte le disastrose conseguenze che facilmente possiamo immaginare.
Allo stato attuale il paradosso a cui assistiamo è lampante: un braccio di ferro infuocato tra le forze massimaliste e comuniste e quelle, cosiddette, riformiste. I primi vorrebbero rimettere in discussione i punti di equilibrio per difendere accordi inaccettabili mentre i (cosiddetti) riformisti sono li, intransigenti, chiusi a riccio, a difendere quella che è, nei fatti, anche una loro sconfitta.
Troppe “cose buone” sotto questo cielo…

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6 commenti

  1. Pubblicato 31 Luglio 2007 alle 09:22 | Permalink

    Quando ho sentito quel discorso di Veltroni ho pensato esattamente alla stessa cosa che hai scritto nel titolo di questo post. Non ho capito però questa cosa:

    mettendo fuori legge le forme di lavoro flessibile … è una strategia che provocherà (è inevitabile che sia così ) un aumento del sommerso

    stiamo parlando dei ‘lavori atipici’? (li hanno banditi???)

    No, perché secondo me la legge Biagi è stato un vero disastro. Il sommerso lo si elimina garantendo un lavoro a chi lo cerca. Ma il discorso è lungo…

  2. Pubblicato 31 Luglio 2007 alle 12:28 | Permalink

    Bisogna proseguire, dice la risoluzione, “in coerenza con il programma”, nel realizzare una riforma delle leggi sul lavoro, “a partire dalla legge 30/2003 (la Biagi, ndr) e dai decreti che moltiplicano le tipologie precarizzanti”. È necessario quindi “promuovere, come forma normale di occupazione, il lavoro a tempo indeterminato, riducendo le forme di lavoro flessibile, che non possono costare meno di quello stabile, e le forme di lavoro a termine”.

  3. Pubblicato 1 Agosto 2007 alle 07:48 | Permalink

    Beh, non mi sembra una cattiva idea. Anzi, sono in molti a chiederlo da tempo. Ma sono solo parole o hanno fatto già qualcosa che nel frattempo mi è sfuggita?
    No, perché io ormai non mi fido più di nessuno di loro…
    E’ ovvio che abbattere la legge 30 è solo il primo passo che da solo non serve a nulla.

  4. Pubblicato 1 Agosto 2007 alle 08:24 | Permalink

    A mio avviso quella della riforma della legge Biagi altro non è se non la classica montagna che ha partorito il topolino. Si è decisa l’abolizione del Job on call e dello staff leasing (ma su questo istituto ci potrebbero essere dei ripensamenti) anche se in realtà queste forme di lavoro non erano mai decollate veramente. C’è però un punto dell’accordo nel quale l’avversione ideologica di alcune parti della sinistra e del sindacato potrebbe ritorcersi contro gli stessi lavoratori: le imprese non potranno più proporre contratti a tempo determinato a lavoratori che abbiano già operato nelle medesime condizioni per 36 mesi. Ti lascio questo link per approfondire l’argomento; a me resta solo da dirti che se si fosse voluto veramente incentivare il passaggio al tempo indeterminato sarebbe bastato introdurre meccanismi premiali per chi effettua la trasformazione e disincentivi economici contro la reiterazione dei contratti stipulati con lo stesso lavoratore. Ma si sa, la semplificazione non è cosa di questo mondo…

  5. Pubblicato 2 Agosto 2007 alle 08:34 | Permalink

    Ah ecco.
    Allora non mi era sfuggito nulla: siamo al solito blaterare ma di cose concrete zero. Era quanto sapevo.

    se si fosse voluto veramente incentivare il passaggio al tempo indeterminato sarebbe bastato introdurre meccanismi premiali per chi effettua la trasformazione e disincentivi economici contro la reiterazione dei contratti stipulati con lo stesso lavoratore

    QUOTO al 100%

    Ma…sai, non possono fare cose realmente di Sinistra, primo perché non lo sono (Rutelli dice ai cattolici non scappate, che il PD non è lontano da voi), secondo perché sono troppo impegnati ad accontentare tutti (sindacati, confindustria, riformisti, conservatori, cattolici,….

    E come fai ad incentivare veramente i lavori a tempo indeterminato senza dare fastidio alla confindustria?

  6. Pubblicato 27 Agosto 2007 alle 16:48 | Permalink

    Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

    Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico
    Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali

    Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

    Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.

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