Don Gelmini, il sacerdote anti-droga ottantaduenne, fondatore della Comunità Incontro, è indagato dalla procura di Terni con l’accusa di abusi sessuali. Secondo quanto riportato da La Stampa l’accusa sarebbe stata mossa da alcuni ex ospiti della sua comunità.
L’indagine è segretissima ed è in corso da oltre sei mesi: i magistrati hanno ascoltato diversi testimoni e «le dichiarazioni di accusa – secondo quanto riportato dal giornale torinese -sarebbero molte e abbastanza concordanti; pagine e pagine di verbali in cui gli ex ospiti – giovani che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con la droga, qualcuno anche scivolato nella delinquenza – ripeterebbero sempre gli stessi racconti».
La questione è abbastanza delicata e l’indagato va trattato con rispetto soprattutto perché gli accusatori del sacerdote non sono, certamente, persone di cui ci si possa fidare ad occhi chiusi. Se, come dice Vladimir Luxuria, occorre non cadere nell’orrore di «assolvere una persona indagata per reati così gravi solo perchè è un sacerdote», è anche vero che non basta essere accusati per aver commesso un reato. Anche perché un prete che compie abusi sessuali è ormai un boccone troppo appetitoso da dare in pasto all’opinione pubblica e, soprattutto, da esporre ad un odioso linciaggio mediatico. Troppo lunga, purtroppo, è la lista degli errori giudiziari che hanno rovinato le vite di persone innocenti (e anche quelle dei colpevoli) nel nostro paese: evitiamo sia ridicole opere di santificazione che assurde accuse di colpevolezza preventiva…
Daily Archive for agosto 3rd, 2007
All’invito rivolto alla Chiesa di Romano Prodi (che tanto ha indispettito il senatore Andreotti), di «mobilitarsi» contro l’evasione fiscale, ha risposto monsignor Bruno Forte (arcivescovo di Chieti- Vasto nonché teologo di fama mondiale), il quale ha sottolineato che «non pagare le tasse è una doppia ingiustizia. È ingiusto nei confronti del più debole e della verità, perché significa dover mentire». Il prelato ha poi subito aggiunto che «i politici dovrebbero mostrare che la richiesta di pagare le tasse è legata al sostegno dei più deboli, che non ci sono sperperi né privilegi di sorta. Le tasse vanno pagate ma chi chiede di farlo deve dimostrare, sia sul piano del bene comune sia su quello della propria personale sobrietà, di non essere un privilegiato e di non favorire alcun privilegio. Questo è fondamentale: la credibilità del legislatore».
In sostanza l’acuto mansignor Bruno Forte, con le sue parole, ha esortato Prodi ad essere «credibile», visto che, nella realtà, non lo é.
Il premier, non contento del polverone che aveva sollevato con le sue dichiarazioni, ieri è voluto ritornare, in modo catastrofico, sull’argomento con una lettera in cui ha commesso il grave errore di mettere in bocca a San Paolo le parole di San Pietro («se non ricordo male, anche San Paolo esorta all’obbedienza – scrive Prodi – nei confronti dell’autorità. Credo che utilizzi l’espressione quoque discolis, a significare che si deve obbedire alle regole dello Stato anche se dettate da «lazzaroni» ); parole che però riguardano i domestici: «Domestici, state soggetti con profondo rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli difficili». Il riferimento all’autorità e alle tasse, quello sì, lo prende da San Paolo che, nella lettera ai romani, scrive: «Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio[...]. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore[...]». Passi anche per l’errore (del resto il premier ha messo le mani avanti con quel suo «se non ricordo male» ), ma quello che emerge e preoccupa è l’idea arrogante e inquietante che Prodi ha dell’autorità.
Appellandosi agli illustri santi per sostenere il dovere morale, di ciascun cittadino, di pagare le tasse, Prodi ha la sfiga, nella sua ignoranza, di beccare un passaggio in cui San Paolo teorizza il diritto divino come fondamento dell’autorità civile («non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio» ) ignorando che alcuni secoli dopo fior fiori di pensatori – John Locke su tutti – hanno teorizzato il diritto di resistenza contro un governo ingiusto. Se il sovrano è un «lazzarone» che viola il contratto sociale, il popolo ha pieno diritto di deporre il sovrano e di nominarne uno nuovo. E nella sua battaglia per destituirlo, il popolo può ricorrere anche a rimedi estremi, come la resistenza passiva o attiva (i tanto cari forconi lucidati a nuovo).
Se (solo) un terzo degli italiani si rifiuta di pagare le tasse – e chissà quanti di più, se non ci fosse l’iniquo meccanismo del sostituto d’imposta – questo ha a che vedere più con una forma di resistenza passiva che con uno scarso senso civico.
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