La notizia inaspettata del giorno arriva dalla Russia di Putin: sono stati effettuati i primi arresti per l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaya uccisa il 7 ottobre del 2006 nel portone della sua abitazione a Mosca. «L’omicidio è stato organizzato – ha dichiarato il procuratore generale russo Iuri Ciaika – da un gruppo criminale guidato da leader ceceni ed è legato all’omicidio del giornalista statunitense Klebnikov avvenuto nel 2004 e a quello del primo vicepresidente della banca centrale russa Klozov».
Nel dare la notizia la Novaya Gazeta (il giornale per cui lavorava la giornalista assassinata) riferisce che tra i dieci arrestati ci sono «esponenti di un grosso gruppo etnico criminale specializzato nei delitti su commissione», ma anche «funzionari ex e attuali degli organi di polizia e dei servizi segreti russi», accusati di depistaggio e racket. Ed è proprio la presenza di funzionari russi che apre scenari a dir poco imbarazzanti per il Cremlino che o è coinvolto nella pianificazione dell’omicidio (o, comunque, ha dato il suo appoggio attivo) oppure non ha il pieno controllo delle sue forze di sicurezza.
Vedremo, nei prossimi giorni, come andrà a finire l’inchiesta (ma, soprattutto, che fine farà il procuratore) anche se, com’è facile supporre, il gruppo di criminali incriminati sarà indicato anche come gruppo di mandanti e i funzionari russi corrotti saranno additati, invece, come le solite poche mele marce: perfetti capri espiatori da sacrificare sull’altare della patria per chiudere, definitivamente, la vicenda senza coinvolgere in pieno l’Fsb.
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Perfino in questa coda sonnacchiosa di Agosto, animata dal dibattito troglodita se sia opportuno oppure no pagare le tasse,
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